
“Una rotta pericolosa, organizzata e un governo inesistente”. Lancia l’ennesimo allarme il deputato di Unidos Mauro Pili, che da Porto Pino ha mostrato uno dei barchini che quotidianamente, a ritmo incessante, approdano sulle coste della Sardegna.
In un video pubblicato sul social facebook, l’ex governatore sardo ha evidenziato la pericolosità di quella che definisce “la rotta degli jihadisti”. Ad essere particolarmente esposto, è il territorio del Sulcis, divenuto un approdo facile e sicuro per gli scafisti e i trafficanti di migranti.
https://www.facebook.com/mauro.pilibis/videos/1585047591573939/
“Ma il fatto inquietante, dice Pili, è un’immagine postata ieri (23 novembre alle 18:08, ndr) sulla pagina facebook dei migranti, HaRaGa Dz, che ritrae un combattente con un AK47, un Kalashnikov. Inquietante”.
Pili ha ricordato che “ormai questa rotta è senza controllo e l’ordine pubblico è a rischio. Arrivano con il Gps con una precisione impressionante a Teulada, Porto Pino e Sant’Antioco. Non è più un caso. Il Ministero aveva promesso risorse e uomini, ma questo Governo e questa Regione di inetti hanno abbandonato il Sulcis e la Sardegna”.
“Qui, da Porto Pino, ha proseguito il deputato di Unidos, è bene ricordare che sono passati almeno due jihadisti ‘certificati’, l’attentatore di Charleroi (Belgio) che tentò di uccidere due poliziotte e quello arrestato il 6 ottobre scorso alla stazione Termini. Il terzo è Alì Laouar, algerino 45enne, un delinquente con una condanna a 20 anni, inflitta i da un tribunale francese per rapina aggravata e tentato omicidio, arrestato dalla polizia di Cagliari”.
“E’ chiaro, conclude Pili, che questa è una rotta ad alto rischio”.
Precedenti inquietanti che, a quanto pare, hanno insegnato poco o nulla. In un’isola in preda ad un processo di deindustrializzazione che pare inarrestabile, con un tasso di disoccupazione giovanile pari al 35,4% e significative carenze infrastrutturali, vi è una filiera che non conosce crisi: quella degli sbarchi.
Arrivi con cui qualcuno, probabilmente, crede di “sostituire” quei sardi costretti ad emigrare per sopravvivere. Dal 2009 al 2011 il Centro studi della Cna Sardegna ha rilevato la partenza di 11mila persone. Il 2014 è stato l’anno record con 7200 partenze (dati report Acli).



