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Movimento 5 Stelle: il ritorno di Grillo e la sfida a Renzi sul Referendum

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Movimento 5 Stelle: il ritorno di Grillo e la sfida a Renzi sul Referendum

Nessuno avrebbe mai immaginato che il Movimento 5 Stelle, creatura fondata nel 2009 a Milano dal comico Beppe Grillo e dal defunto Gianroberto Casaleggio raggiungesse un successo simile in pochi anni.

Da movimento, quindi “libera associazione di cittadini”, non persegue le stesse finalità di un partito. Eppure, grazie alla crisi della democrazia rappresentativa, si è imposto sullo scenario nazionale scalando ogni vetta, riuscendo ad essere una forza con la quale ogni Governo in carica deve, giocoforza, dialogare.

Questo successo è dovuto ad una serie di fattori. In primo luogo, sicuramente, la potenza mediatica di Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe, il quale ha da anni accesso alle televisioni.

L’attivista genovese è un comico che si è votato alla politica: operazione ritenuta impensabile da diversi intellettuali italiani, tra i quali spicca Giuliano Ferrara. Beppe Grillo si è legato alla capacità di gestire in maniera geniale ed invidiabile il mondo del web. Il duo Grillo-Casaleggio ha dato alla luce una creatura che ha visto crescere struttura e successo in maniera esponenziale. Ma com’è stato possibile?

2011, Annus horribilis

Abbiamo analizzato varie volte le cause che hanno portato ai disastri dell’anno 2011. L’Italia era in balia dello spread, quel differenziale tra titoli di stato italiani e tedeschi, talmente elevato da essere usato come ricatto per far dimettere il Governo legittimo, impersonato da Silvio Berlusconi.

Come se non bastasse, l’immagine pubblica del premier era compromessa da i suoi comportamenti ritenuti immorali: se il Paese stava sprofondando, il Primo Ministro si “divertiva” con ragazze giovanissime, alcune minorenni.

La sinistra aveva recuperato con tutte le forze la “questione morale”, additando alla destra al potere ogni genere di malefatta. E, purtroppo per la sinistra, si trattava dell’unica carta da poter giocare, non avendo potere decisionale, né grandi capacità di coinvolgere l’elettorato.

Di fronte a questo degrado politico – istituzionale, in cui la politica è stata screditata oltre il limite della decenza, la società civile si è distaccata da questi rappresentanti considerati più che corrotti.

In mezzo a questa frattura, nella quale destra e sinistra sono state collocate sullo stesso piano (e per lo più, continuano ad esserlo), ha spiccato il volo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Forse non subito, sia chiaro. Nel 2012, a dicembre, un sondaggio di Demopolis, a due mesi dalle elezioni, ha assegnato al Parlamento italiano la fiducia dei cittadini pari al 9%, e i partiti sono stati visti come meritevoli da non oltre il 4%.

In pratica, dalla nascita della Repubblica Italiana, si è aperta una voragine mai vista prima. La selezione dei migliori, che si mettono al servizio della comunità per occuparsi della cosa pubblica, non esiste più. Eppure, il popolo votante è ancora presente, e a qualcuno doveva affidare le proprie sorti.

Il Movimento 5 Stelle è servito a incanalare il dissenso?

Qualche osservatore ha obiettato che, se non ci fosse stato il Movimento 5 Stelle, in Italia sarebbe potuta scoppiare una rivoluzione. Difatti, il Movimento ha incanalato la rabbia della gente, delusa dagli schieramenti tradizionali della dicotomia destra – sinistra.

La struttura è rappresentata da gente comune, del popolo, e questo sicuramente è stato un fattore di scelta. L’altra faccia della medaglia, è la composizione del tutto eterogenea del Movimento: dalla sinistra “manettara” ai No Tav, dall’estrema sinistra all’estrema destra, dai membri dei centri sociali ai semplici scontenti delle vecchie formazioni politiche, dai disoccupati in cerca di una possibilità, ai fautori della rete come unico nuovo modello di sviluppo.

Ed è proprio quest’ultimo punto a caratterizzare maggiormente le sorti del Movimento: le decisioni maggiori vengono prese tramite il web, anche le elezioni dei rappresentati (o il loro decadimento) viene deciso tramite votazione virtuale. Una novità nel panorama della politica nostrana, così come la questione dei rimborsi dei soldi della collettività. Questione, quest’ultima, che ha sollevato diversi dubbi.

Movimento 5 Stelle come forza di opposizione/stampella al Governo

Il Movimento è stato premiato con percentuali bulgare, inutile negarlo. Proprio per questo motivo è sempre stato consultato dalla maggioranza per comporre una forza di governo, ma i 5 Stelle hanno sempre rifiutato.

Purtroppo, in molti altri casi, il Movimento non è stato altrettanto coerente nel presentarsi come un’alternativa, e infatti ha votato le leggi sulla riforma della cittadinanza e sulla riforma della famiglia, con riconoscimento delle coppie gay; si è inoltre astenuto sulla questione dell’abolizione del reato di clandestinità.

Questo sul piano interno. In politica estera non ha finora lasciato alcun segno.

Il Movimento si è imposto non solo a livello parlamentare, ma anche a livello amministrativo in diversi comuni, da realtà piccole, a città sempre più grandi, tra le quali Roma e Torino. La vera nuova fase della realtà pentastellata, inizia dopo le innumerevoli espulsioni dallo stesso Movimento (da qui, la mancanza di democrazia al suo interno) e la morte di Gianroberto Casaleggio. I 5 stelle perdono in quell’occasione la mente, lo stratega, il comunicatore.

Se la vittoria a Torino è stata semplice e, finora, senza “effetti collaterali”, la “presa di Roma” ha segnato una sorta di paralisi nel Movimento, dato che la Raggi ha aggiunto la propria incapacità decisionale e inesperienza all’enormità dei problemi della Capitale.

Difatti, come osservava tempo addietro Galli della Loggia sulle Colonne del Corriere della Sera, nessuno ha una visione strategia su Roma dai tempi del Fascismo, figurarsi il Movimento 5 Stelle.

L’impuntarsi solamente sul fattore Olimpiadi segna anche una povertà di iniziativa. Una campagna elettorale non va improntata sul negare o sul concedere un evento, ma sulla risoluzione e sulla rinascita di una città di importanza mondiale.

Grillo di nuovo in campo?

Beppe Grillo, tramite un nuovo tour, sta scendendo nuovamente in campo nelle piazze italiane, coinvolgendo il Movimento ed i cittadini.

Serve nuova spinta, nuova linfa, nuova capacità decisionale. Occorre ricompattare Roma, portarla almeno alla “calma apparente” di Torino. Serve spiegare che il PD sta tentando di truffare l’elettorato sulla questione elettorale e sulla riforma costituzionale. Infatti, il premier Matteo Renzi sta utilizzando ogni metodo lecito od illecito affinché si voti sì al referendum, paventando lo spauracchio di una vittoria pentastellata in caso contrario (così come nel caso italicum).

Il Governo ha invece l’obbligo di spiegare i contenuti della riforma, tramite gli organi d’informazione istituzionali, e non di fare false promesse o spaventare il popolo in caso di vittoria altrui. Grillo ed il Movimento possono sfruttare abbondantemente gli errori renziani.

Ricordiamo che la figura di Beppe Grillo rimane quella di un extraparlamentare, ma è il coordinatore, Presidente e Vicepresidente. Il suo blog rimane lo strumento di informazione maggiore, dove si tracciano le linee guida, sebbene egli non abbia mai risposto ad alcun commento dell’utenza.

In conclusione, ci troviamo di fronte ad un periodo di campagna elettorale permanente, dove le boutade si sprecano. Nella speranza che il Movimento possa risolvere almeno in parte i problemi della capitale, per dimostrare che può anche rivelarsi una realtà amministratrice solida, bisognerà fornire alla Sindaco Raggi tutto il sostegno necessario. E questo, Beppe Grillo lo sa.

Valentino Quintana