Il nuovo governo è già nella pienezza dei suoi poteri. Gentiloni ha sciolto la riserva in un colloquio di un’ora con il capo dello Stato Sergio Mattarella e ha presentato la lista dei ministri. Sono 18, di cui 5 senza portafoglio. Successivamente, il neo presidente del Consiglio e i ministri hanno giurato nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella pronunciando la formula di rito.

Per domani mattina, alle 11, ci sarà il primo voto di fiducia, alla Camera; entro mercoledì sarà calendarizzato anche quello al Senato. Dodici le conferme rispetto al governo Renzi, spazio alle correnti del Pd, con un rafforzamento dell’area che fa capo a Franceschini ed esclusione dei verdiniani che minacciano di fare le barricate.

Angelino Alfano passa dal Viminale alla Farnesina, mentre il nuovo ministro dell’Interno è l’ex dalemiano di ferro Marco Minniti. Solo appena tre i volti del tutto nuovi rispetto alla compagine renziana.
Diventa ministro ai Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, già presidente dei senatori del Pd, mentre a Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato del Pd e grande sostenitrice dell’introduzione del gender nelle scuole, toccherà la poltrona bollente dell’Istruzione al posto di Stefania Giannini che lascia il governo.

A Claudio de Vincenti, molto vicino a Visco ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, va il nuovo ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno. Luca Lotti sarà, invece, il nuovo ministro dello Sport.

Tantissime le conferme, ben 12 su 18: Padoan all’Economia, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Difesa, Calenda allo Sviluppo Economico, Delrio alle Infrastrutture, Poletti al Lavoro, Lorenzin alla Salute, Franceschini ai Beni culturali, Martina alle Politiche Agricole, Galletti all’Ambiente, Madia alla Pubblica Amministrazione, Costa alle Regioni. “Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo governo nel più breve tempo possibile, per aderire all’invito del presidente della Repubblica e nell’interesse della stabilità delle istituzioni alla quale guardano gli italiani. Come si vede dalla sua struttura, il governo proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal governo Renzi e nel contempo si adopererà per facilitare il lavoro delle diverse forze parlamentari volto a individuare nuove regole per la legge elettorale”, ha detto Gentiloni al Quirinale.

Un governo marcatamente politico che, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, non avrà i voti di Ala e Scelta Civica (con i loro 18 senatori che potrebbero essere decisivi a Palazzo Madama).
“Non voteremo la fiducia a un governo fotocopia che sarebbe stato più comprensibile se fosse stato un Renzi-Bis. Il nuovo esecutivo deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio”, scrivono in una nota Verdini e Enrico Zanetti.

Pungente come al solito, Massimo D’Alema: “Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata”.

Dure le prime reazioni delle opposizioni.
“Non consentiremo al fantasma Gentiloni di demoralizzarci, il nostro momento sta arrivando. Hanno paura del voto. Hanno fabbricato l’ennesimo governo in provetta, pensando di poter fermare la rivoluzione gentile che compiono i cittadini italiani ogni volta che sono chiamati a votare. Ma non ci riusciranno. Si stanno scavando la fossa con le loro stesse mani”, scrive su Facebook il vicepresidente della Camera del M5s, Luigi Di Maio.

Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, sottolinea come si tratti di un governo “identico al precedente”. “In pratica, aggiunge rincarando la dose, sputano in faccia agli italiani”. Non è da meno il leader della Lega Matteo Salvini: “Non ho parole. Alfano, dopo aver riempito l’Italia di immigrati, è promosso a Ministro degli Esteri: ve li vedete lui e Gentiloni a trattare con Trump e Putin? E poi confermati Boschi e Madia, Padoan e Pinotti, Martina e Lorenzin. Non è un governo, è un’ammucchiata di poltronari”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica