
La settimana scorsa, a Tbilisi (Georgia), Papa Francesco, parlando ad una platea di sacerdoti e seminaristi, ha denunciato che si starebbe combettendo “una guerra mondiale contro il matrimonio, che non si distrugge con le armi, ma con le idee”.
Quest’affermazione non rappresenta una grande novità, Bergoglio aveva difatti già indicato in più di una situazione la cosiddetta ‘ideologia gender’ ed il divorzio come grandi nemici del matrimonio, scatenando puntuali polemiche: su entrambi i temi ci sarebbe molto da dire, ma non è nostra intenzione farlo in questa sede.
Con la parola ‘matrimonio’ si può indicare una forma contrattuale prevista dalla legge, oppure un sacramento: solo il secondo significato dovrebbe interessare la Chiesa.
La battaglia contro il divorzio è stata combattuta a nostro parere in modo più che legittimo dalle istituzioni cattoliche, ma è stata da esse persa (referendum del 1974), cosicché la fattispecie contrattuale è stata modificata, ma il matrimonio sacramentale non ne è stato toccato in alcun modo.
Nemica del matrimonio, come di tutti i sacramenti, si può allora considerare la tendenza intellettualistica e moralizzante della religione cattolica: perfino il praticante, quando consideri le nozze come nient’altro che un rito, può decidere, come spesso accade, di divorziare, poiché ha in verità una visione della propria religione come qualcosa di simile ad una superstizione. La Chiesa, avendo in pratica ormai abbandonato la metafisica, ha pochi argomenti per far pensare in maniera diversa.
Nella sua opera ‘Magia sexualis. Forme e riti’, pubblicata per le ‘Edizioni Mediterranee’ nel 1977, Pascal Randolh affermava: “Un popolo nel quale le pratiche nuziali erano ritualizzate e sempre conformi alle leggi eterne costituiva una grande catena magica legante le sfere materiale con le sfere superiori”.
L’istituzione del matrimonio e della famiglia fondata su di esso è di molto precedente alla nascita del Cristianesimo e la sua diffusione è quasi universale: essendo l’idea di laicità al di là da venire il valore legale e quello religioso risultavano compenetrati.
Randalph spiega come la monogamia e l’eterosessualità, lungi dall’essere viste come “naturali”, erano piuttosto considerate imprescindibili in una via per il “sovrannaturale”.
Il ‘sesso sacro’ riveste grande importanza nell’ambito delle tecniche spirituali proposte da diverse tradizioni religiose: si può allora intendere la formalizzazione delle regole matrimoniali come un tentativo di estendere tali metodi di trasformazione dell’individuo anche al di fuori della ristretta cerchia sacerdotale.
Si possono considerare questi discorsi come assurde credulonerie, oppure si può cercare di studiarne gli effetti, come viene fatto oramai in maniera sistematica riguardo altri tipi d’esercizi spirituali (https://www.opinione-pubblica.com/mindfulness-una-terapia-per-la-postmodernita/).
Di certo si deve riconoscere che qualsiasi religione, se privata di riferimenti metafisici, risulta essere ben poca cosa. Allora le parole più convincenti di Papa Francesco ci sembrano quelle relative ai figli del divorzio: “non sapete quanto soffrono i bambini quando vedono le liti e le separazioni”.

Non ho capito il senso di questo articolo ma non mi pare inerente agli argomenti che trattate.