Il 29 maggio ha avuto ufficialmente inizio il mandato di Bola Tinubu, ex governatore di Lagos, come presidente della Nigeria, dopo che il candidato dell’All Progressives Congress (APC) aveva vinto le elezioni di febbraio con il 36,61% delle preferenze, quota sufficiente visto che in Nigeria non è previsto il sistema del doppio turno. Nel frattempo, sono stati ufficializzati anche i numeri delle elezioni legislative, che hanno dato all’APC una solida maggioranza.

Alla Camera dei Rappresentanti, il partito presidenziale si è dovuto accontentare di una maggioranza relativa, avendo eletto 176 deputati sui 360 seggi a disposizione. Il Peoples Democratic Party (PDP) avrà invece 118 membri in parlamento, mentre il Labour Party occuperà 35 scranni. I restanti seggi verranno occupati da rappresentanti di liste minori, mentre due restano vacanti. Alla luce di questi numeri, l’APC non dovrebbe comunque avere problemi grazie al sostegno degli eletti in liste locali vicine al partito presidenziale.

Al Senato, invece, il presidente Bola Tinubu potrà essere sostenuto da una maggioranza assoluta dell’APC, che ha infatti eletto ben 59 senatori sui 109 scranni che compongono la camera alta, nonostante una flessione di quattro rappresentanti rispetto alla precedente legislatura. Il PDP si conferma come la principale forza di opposizione, con i suoi 37 senatori, mentre saranno sette i deputati laburisti. Anche in questo caso, saranno presenti cinque eletti in liste minori, mentre resta da assegnare un seggio.

Secondo gli analisti, le elezioni nigeriane non sono prive di difetti, ma hanno comunque rappresentato un evento politicamente positivo per la stabilità dell’Africa occidentale. Partendo dagli aspetti critici, l’affluenza alle urne ha fatto segnare un record negativo, con meno del 27% degli aventi diritto che ha partecipato all’evento. Questo numero deve però anche essere letto alla luce del fatto che alcune regioni sono in preda alle scorribande di gruppi terroristici come Boko Haram, e che quindi partecipare al voto è materialmente impossibile per una parte della popolazione. Inoltre, sono stati registrati alcuni incidenti ed episodi di compravendita dei voti, fenomeni tuttavia limitati rispetto al passato e ad altri Paesi limitrofi.

Tafi Mhaka, analista sudafricano, ha scritto su Al Jazeera che “nonostante siano tutt’altro che perfette, le elezioni nigeriane in gran parte pacifiche e in qualche modo condotte in modo efficiente – che hanno ricevuto un timbro di approvazione dalla missione di osservazione elettorale dell’Unione Africana – sono state un’immagine molto apprezzata in una regione che soffre da tempo di colpi di Stato militari e uomini forti che si aggrappano al potere”. Secondo il capo della missione di osservatori dell’ECOWAS in Nigeria, l’ex presidente della Sierra Leone Ernest Koroma, “le elezioni nigeriane rimangono un esempio per l’Africa occidentale”.

Terminato l’evento elettorale, ora il presidente Bola Tinubu dovrà prendere le redini di un Paese che sta vivendo un difficile momento economico, raccogliendo l’eredità tutt’altro che rosea dei due mandati presidenziali del suo predecessore, Muhammadu Buhari. Nel corso della presidenza di Buhari, infatti, la Nigeria è diventato il Paese che ospita il maggior numero di persone che vivono in povertà estrema, superando l’India con oltre 200 milioni di poverissimi. Complici anche la pandemia e la congiuntura economica internazionale, la Nigeria ha subito due fasi di recessione, e la sua valuta nazionale, la naira, ha perso il 70% del proprio valore rispetto al dollaro.

Più di un terzo della popolazione del paese è attualmente disoccupato e gli elettori si aspettano che Tinubu crei posti di lavoro, sistemi l’economia in caduta libera e rafforzi la sicurezza in linea con le sue promesse elettorali”, ha scritto Pelumi Salako su Al Jazeera. “Il presidente eletto ha anche parlato di piani per rinvigorire il settore agricolo, aumentare la produzione di elettricità per risolvere il sistema energetico notoriamente inaffidabile della Nigeria e tagliare i sussidi per il carburante”.

Soprattutto quest’ultimo punto ha suscitato non poco dibattito nel Paese, principale produttore di petrolio dell’Africa subsahariana. I sussidi, infatti, erano stati introdotti in Nigeria nel 1973 come misura temporanea per compensare un aumento dei prezzi del petrolio, ma da allora sono sempre rimasti in vigore, permettendo in questo modo al governo di mantenere i prezzi del carburante accessibili. Allo stesso tempo, tali sussidi vengono da molti considerati come una via per la corruzione e lo spreco, a beneficio solo dei ricchi e della classe media piuttosto che delle persone della classe lavoratrice per cui erano stati progettati.

Secondo i fautori dei tagli ai sussidi per il carburante, l’aumento dei prezzi della benzina, che dovrebbero raddoppiare in breve tempo, sarebbero compensati da altre misure che il governo potrebbe prendere in favore dei più poveri, ai quali i prezzi della benzina non interessano, visto che non dispongono di mezzi di locomozione privati. Nel suo discorso d’insediamento, Tinubu ha affermato che prevede una crescita economica di sei punti percentuali annui, e che il suo governo punta a ridurre significativamente la disoccupazione e ad attirare maggiori capitali esteri, ponendo fine alle politiche protezionistiche del suo predecessore. Infine, il nuovo presidente ha affermato che affronterà la violenza diffusa in Nigeria riformando i servizi di sicurezza con più personale e migliorando la formazione, le attrezzature e la retribuzione.

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