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La Turchia potrebbe aver avuto successo nel dirottare l’idea di una coalizione internazionale che, con gli auspici delle Nazioni Unite, combatta lo Stato Islamico (IS). L’incontro di Venerdì a Mosca fra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente francese François Hollande ha avuto un clima abbastanza cupo.

Naturalmente, Hollande ha fatto pervenire le sue condoglianze per la morte del pilota russo, avvenuta martedì scorso. Un gesto significativo che si pone in netto contrasto con la studiata preferenza del Presidente USA Barack Obama, che ha concesso la propria solidarietà alla Turchia. Hollande ha apertamente supportato la determinazione della Russia a rompere il legame che unisce Turchia e Stato Islamico nel commercio del petrolio. Ha inoltre promesso di fare ciò che la Russia sta già facendo, ovvero bombardare implacabilmente i convogli dell’IS che trasportano petrolio al confine turco.

Ancora, l’incontro di Mosca segnala che la Russia è intenzionata a lanciare una campagna sostenuta internazionalmente al fine di esporre i legami nascosti che legano la Turchia allo Stato Islamico. Putin ha rivelato che la regione adiacente al confine turco, nella Siria settentrionale (che la Turchia identifica come tradizionale patria delle tribù turkmene), è in realtà un covo di terroristi che si sono ammassati in Siria arrivando da diversi paesi, fra cui la Russia e il loro mentore turco.

In maniera significativa, Putin ed Hollande hanno raggiunto un accordo al fine di impegnarsi in maniera congiunta sulla pista dell’anti-terrorismo. Specificatamente, hanno concordato per un accrescimento degli scambi di informazioni operative riguardo ai terroristi presi di mira, una coordinazione militare al fine di evitare di pestarsi i piedi e creare incidenti, e, per dirla con le parole di Putin, “evitare bombardamenti contro territori e forze armate che combattono a loro volta i terroristi”.

Putin ha messo offerto la disponibilità del proprio paese ad aiutare i gruppi d’opposizione siriana a combattere lo Stato Islamico.

Naturalmente, il destino del Presidente Bashar Al-Assad rimane un aspetto su cui Russia e Francia mantengono punti di vista divergenti. E’ interessante, tuttavia, che Hollande abbia liquidato la questione, dichiarando che “non c’è bisogno di specificare che Assad non ha alcun ruolo da giocare nel futuro del suo paese”.

D’altro canto, Putin è stato decisamente veemente: “Siamo tutti concordi sul fatto che è impossibile combattere con successo il terrorismo in Siria senza operazioni di terra, e non c’è altra forza ad oggi che lo possa fare… Per questo, sono convinto che l’esercito del Presidente Assad, e lui stesso, debbano essere i nostri alleati naturali nel combattere contro il terrorismo”.

Ad oggi, Assad non è la priorità per la Francia. Gli attacchi di Parigi hanno portato la Francia più vicina che mai alle istanze russe, vale a dire l’imperativo della necessità di una coalizione internazionale per combattere l’IS.

Tuttavia, i punti interrogativi rimangono. La grande domanda è se il Presidente USA Barack Obama condivida l’entusiasmo di Hollande per una Russia che ricopra un ruolo nella coalizione a guida statunitense. Ciò che conta più per Obama è la volontà della Gran Bretagna di tornare nei campi di sterminio del Medio Oriente. Obama spererà per il meglio quando il Primo Ministro David Cameron porterà il caso alla Camera dei Comuni per il voto.

La priorità di Obama è la prospettiva di un direttivo anglo-americano che emerga all’interno della coalizione a guida americana, preservando dunque la struttura di potere complessiva, affinché le cose rimangano sotto controllo. L’investitura della Russia, d’altro canto, potrebbe cambiare la complessiva alchimia della coalizione, rendendola poco maneggevole, e chiudendo le porte ad ogni futura prospettiva che veda la NATO assumere il ruolo di “peacemaker” o “peacekeeper” nel Medio Oriente.

La presenza militare della Russia in Siria infastidisce Washington. Dal punto di vista di Washington, il “regime change” in agenda da tempo in Siria s’incastrava abbastanza bene con il regime di Assad che sanguinava pesantemente e sembrava traballante – questo finché i russi non sono arrivati con i propri aerei e missili ed hanno rovinato la festa.

In parole semplici, Washington può trovare un infinito numero di alibi per tenere la Russia fuori a guardare. La tensione russo-turca che è scoppiata la settimana scorsa si presenta come una splendida finestra per un’opportunità di seppellire in qualche modo la proposta russa di una coalizione internazionale che combatta l’IS sotto gli auspici dell’ONU.

Basti dire a tal proposito, che c’è persino una teoria cospirativa secondo la quale la Turchia si è sentita incoraggiata ad abbattere il jet russo dalla sicurezza che provocare Mosca sarebbe rientrato nell’agenda pianificata dall’America in Siria. Seppure Erdogan non sia esattamente una figura popolare a Washington, Obama si è affrettato ad esprimergli solidarietà ed ha persino tentato di legittimare l’azione turca martedì scorso, dopo aver saputo che il jet russo era in realtà stato abbattuto nello spazio aereo siriano.

Putin ha fatto notare, alla sua conferenza congiunta con Hollande, che la parte russa condivide confidenzialmente con quella americana le coordinate del malcapitato volo di martedì scorso (come previsto dal recente protocollo bilaterale con il Pentagono). Putin ha scelto accuratamente le proprie parole:

“Ci stiamo scambiando informazioni con loro (gli Stati Uniti), ma siamo molto preoccupati dalla natura degli scambi e dal risultato del nostro lavoro congiunto. Guardate: abbiamo avvertito i nostri partner americani con anticipo riguardo a dove i nostri piloti avrebbero operato, quando, e a che livello di volo. La parte americana, che guida la coalizione che include anche la Turchia, sapeva del tempo e del posizionamento dei voli. Ed è precisamente lì il momento e il luogo in cui hanno colpito.

“O loro (gli Stati Uniti) non sono in grado di controllare che cosa i loro alleati stanno facendo, oppure stanno distribuendo le informazioni a destra e a sinistra, senza capirne le conseguenze. Naturalmente, avremo bisogno di serie consultazioni con i nostri partner al riguardo”.

Se Obama non ha alcun interesse genuino nel legarsi con la Russia nella guerra all’IS, allora c’è decisamente poco che Mosca possa fare a convincerlo del contrario. Putin non ha intenzione di prostrarsi ai piedi americani. Nonostante ciò, qualora l’incidente di martedì dovesse ripetersi, Putin ha avvisato, “noi (la Russia) non abbiamo bisogno di tale cooperazione, con nessuno, nessuna coalizione o paese”.

È difficile immaginare quali turbanti pensieri abbiano attraversato la mente di Hollande nel momento in cui ha udito queste preveggenti parole da Putin, mentre gli stava accanto alla conferenza stampa a Mosca. Hollande ospiterà sia Obama che Putin lunedì a Parigi, alla conferenza sul cambiamento climatico.

(Traduzione Marco Zenoni)