
Il presidente americano Barack Obama non ha in programma un incontro personale con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, che si sta dirigendo verso gli Stati Uniti in visita ufficiale per partecipare al vertice sulla sicurezza nucleare a Washington.
Il presidente Erdogan aveva invitato Obama a partecipare insieme a lui all’inaugurazione di una moschea finanziata dalla Turchia nel Maryland ma la proposta è stata rifiutata, come riporta il Wall Street Journal.
Erdogan dovrebbe invece avere un faccia a faccia con il vicepresidente americano Joe Biden.
A riferirlo è stato un alto funzionario dell’amministrazione statunitense che ha anche sottolineato la solidità e la regolarità dei rapporti tra i due presidenti, ricordando l’incontro del novembre 2015 a margine del vertice del G20 in Turchia e la conversazione telefonica del mese scorso.
Dall’ufficio stampa del presidente turco, hanno fatto sapere di non avere informazioni sulla cancellazione dell’incontro tra i due presidenti. Fonti russe invece riferiscono di un appuntamento a cui i funzionari turchi stavano lavorando da mesi.
Il vertice sulla sicurezza nucleare, o NSS 2016, prenderà il via il 31 marzo. Il presidente Erdogan arriverà negli Stati Uniti due giorni prima e, a quanto pare, dovrebbe lasciare gli States il 2 aprile.
Sembra lontano quel maggio del 2013 quando Erdogan era tra i più stretti alleati di Obama che lo aveva anche invitato a cena in occasione della sua visita ufficiale negli Stati Uniti.
Di recente le relazioni della Turchia con gli alleati chiave sono diventate più tese per la sua operazione militare contro le milizie armate curde non solo nel sud-est del paese ma anche nella vicina Siria e in Iraq.
Il giro di vite contro gli oppositori interni interni del governo Erdogan ha anche messo a rischio la libertà fondamentale di parola e di stampa, provocando imbarazzo tra i paesi “amici”.
A gennaio, quando il vice presidente Joe Biden ha visitato Istanbul, ha incontrato i giornalisti turchi che hanno denunciato il clima pesantissimo in cui si trovano ad operare. Una mossa che non è stata accolta affatto bene dal leader turco.
La scorsa settimana un collaboratore di primo piano di Erdogan ha affermato che la Turchia non ha bisogno della “consulenza esterna” di Washington quando si tratta di politica interna.
