Home Editoriali Oxi! Perché diciamo ‘No’ alla demonizzazione del popolo greco

Oxi! Perché diciamo ‘No’ alla demonizzazione del popolo greco

3
Oxi! Perché diciamo ‘No’ alla demonizzazione del popolo greco

Di Fabio Falchi

Pensavamo che i media occidentali avessero toccato il fondo facendo l’apologia delle guerre umanitarie degli Usa, della aggressione alla Giamahiria libica e delle bande islamiste al soldo delle petromonarchie del Golfo, che hanno aggredito la Siria e trasformato il Medio Oriente in un lago di sangue. Come potevano “superarsi” coloro che giustificano non solo lo scudo antimissile degli Usa ai confini della Russia e la presenza della Nato a “contatto di fuoco” con l’esercito russo, ma considerano Putin un “fascista” solo perché non vuole che la Russia venga fagocitata dal mercato globale made in Usa e precipiti di nuovo nel baratro in cui la aveva condotta la politica di Eltisn, che tanto piacque ai media mainstream allorché fece prendere a cannonate il parlamento russo perché non si voleva piegare alle “ragioni” del mercato occidentale? Vi poteva essere davvero qualcosa di peggio che sostenere gli squadroni della morte dei gladiatori ucraini, così simili ai loro “camerati” sudamericani che hanno compiuto, per conto degli Usa, ogni sorta di nefandezza in America Latina? O qualcosa di peggio che essere i portavoce di chi strangola i ceti sociali più deboli della stessa Europa con politiche di mercato criminali, che hanno portato perfino un Paese industriale avanzato come l’Italia ad avere una disoccupazione giovanile di oltre il 40%, salari da fame, degrado e miseria, tanto che ormai, secondo l’Unicef, «in Italia 1 bambino su 3 vive in povertà, con oltre 600.000 bambini poveri in più rispetto al 2008»? (1)

Ragionevole quindi ritenere che “oltre” non si potesse andare. Invece ci sbagliavamo. I media il fondo lo stanno toccando solo ora, accanendosi contro la Grecia. Non perché diffondano bufale o mezze verità, manipolino dati e cifre, come anche alcuni economisti italiani hanno dimostrato (2). No, a questo siamo abituati. Ma chi dice Grecia dice necessariamente Europa. Questo lo sanno pure i “nostri” gazzettieri prezzolati. Ecco allora che si è messa in moto una macchina da guerra ancora sconosciuta e si criminalizza non più un governo, ma un intero Paese. Si badi: non un Paese qualunque, ma un Paese dell’Ue. Un Paese di Eurolandia. Ma i sicari dei media mainstream, in qualche modo, lo mettono in dubbio, perché i greci non sarebbero nemmeno dei “veri europei”, dato che i greci di oggi non discendono né dagli Achei né da quei Greci che a Maratona, a Salamina e a Platea difesero con successo la libertà dell’Ellade contro lo “straniero”, né dai figli di un Eschilo o di un Platone, ma sarebbero solo una accozzaglia di gente levantina. Un popolo di pezzenti e di inetti che vorrebbero vivere alle spalle dei seri, onesti e laboriosi europei. Un popolo per il quale solo i cialtroni e i fannulloni, giustamente “castigati dai mercati”, possono provare simpatia. Un popolo infido, di “pericolosi ortodossi”, proprio come i serbi e i russi per i quali sarebbe necessaria un’altra e definitiva “Operazione Barbarossa”. Colpevoli non sarebbero quindi quei politici, mascalzoni che con l’aiuto degli “tecnici” di Goldman Sachs truccarono i conti illudendo i greci che con la moneta forte potevano indebitarsi senza problemi, né quelle banche che “hanno banchettato” con il debito greco (un “buco” che l’Ue avrebbe potuto colmare facilmente, in cambio di una – peraltro indispensabile – “pulizia” a piani alti, anziché lasciare che la Grecia fosse sottoposta alla cura dei “mercati”).

Indubbiamente, anche le banche rischiavano, perché si sapeva che l’austerity avrebbe solo peggiorato i conti della Grecia, al punto da rendere, prima o poi, il debito greco “inesigibile”. Ma con una “brillante” partita di giro i figli di Troika (3) sono riusciti a far passare la “patata bollente” dalle mani dei banchieri a quelle degli Stati. Ecco a che è servito il “Fondo salva Stati”. Insomma, il debito greco è finito nelle mani dei “pezzenti europei” secondo la nota politica in base a cui i profitti si privatizzano ma le perdite si devono “socializzare”. Sicché, oggi, la Grecia, sotto il profilo strettamente economico, è “sacrificabile”. Ce lo ricorda pure, con il suo inconfondibile stile “mafioso” l’agenzia di rating Standard&Poor, secondo la quale una Grexit (cioè l’uscita della Grecia da Eurolandia) non dovrebbe avere un impatto sui rating dei Paesi euro grazie ad un’architettura finanziaria più robusta, anche se al tempo stesso sostiene che i greci votando no si impiccheranno da soli e ammonisce che sui mercati finanziari si potrebbero vedere rialzi degli spread, soprattutto per i Paesi più vulnerabili dell’Eurozona (ossia Italia, Spagna e Portogallo). (4) Come a dire: la proposta della Troika è una proposta che non si può rifiutare. Ma la ragione per cui le corazzate di carta degli oligarchi occidentali continuano a sparare contro i greci e ad evocare scenari apocalittici nel caso che dovesse vincere il no, non è poi così difficile capirla.

In Grecia vi è in gioco, prima di tutto, un modello sociale. Quello a cui, in un certo senso, avevano già detto no olandesi e francesi nel 2005, bocciando la costituzione europea, dacché avevano intuito che il linguaggio “astruso” dei tecnocrati servisse per fare l’opposto di quello che gli europeisti dicevano di voler fare. La questione, come si sa, fu risolta dai tecnocrati della Unione Europea con il Trattato di Lisbona, scritto in un linguaggio ancora più “astruso”, ma su cui i cittadini non si possono esprimere perché non soggetto a referendum. Ora invece che ha fatto il “buon Tsipras”? In nome di quella democrazia, di cui tutti si riempiono la bocca, ha dato la parola al popolo greco, sostenendo che il diktat della Troika senza legittimazione popolare non è valido e invitando i greci a dire “Oxi”, ovvero dire no alla Troika. Proprio come nell’ottobre del 1940, il primo ministro greco, Metaxas, disse no alla richiesta di lasciare che le truppe italiane invadessero la Grecia senza incontrare resistenza da parte dell’esercito greco. Difatti, da allora i greci ricordano il 28 ottobre come il “giorno del no”, che altro non significa che non si deve cedere alla “pre-potenza” di chi vuole imporre ad uno Stato sovrano la propria volontà. Per di più, Tsipras ha fatto delle “aperture” alla Cina e soprattutto alla Russia. Apriti cielo! Questo proprio non lo possono tollerare gli “strateghi del capitale” occidentale, che sanno benissimo che in politica, Tsipras o non Tsipras, vale assai più quel che si può fare di quel che si ha intenzione di fare. I greci possono pure giurare eterna fedeltà alla Nato, ma la Russia è il “nemico” e con il “nemico” non si tratta. Tanto più adesso che gli Usa sono perfino disposti a strumentalizzare le fobie e il nazionalismo estremista di alcuni Stati dell’Europa orientale (per i quali il tempo sembra essersi fermato nel 1939), pur di realizzare i loro scopi geostrategici, stringendo l’Europa occidentale in una morsa che diventa più forte ogni giorno che passa. E questo vale soprattutto per la Germania, che fa la voce grossa con la Grecia (dimenticandosi che proprio alla Germania ovest fu condonato metà del debito con l’accordo di Londra del 1953), benché solo adesso si renda conto che essere una potenza commerciale priva di reale potenza militare significa essere, di fatto, un “nano geopolitico” sulla scacchiera mondiale. Del resto, agli Usa va bene una Europa debole, divisa, in cui gli uni si azzuffino con gli altri, ma non una crisi che potrebbe innescare un processo di disgregazione della Unione Europea. Questo sarebbe il fallimento di una politica che ha portato a concedere se non tutto quasi tutto alla Germania, pur di ancorarla saldamente all’Atlantico (anche se solo pochi tedeschi pare lo abbiano compreso, intenti come sono a demonizzare i “porci” europei).

Non meraviglia pertanto che i gazzettieri occidentali in questi giorni si siano “superati”, né stupisce quello che qualcuno ha definito “il silenzio assordante” degli intellettuali europei. Invero non di tutti. Qualche voce si è levata in difesa della Grecia, tra cui quella di Massimo Cacciari, che ha giustamente ricordato che «la Grecia appartiene al suo [dell’Europa] mito fondativo, e che nessuna credenza è più superstiziosa di quella, apparentemente così ragionevole e “laica”, che ritiene il puro calcolemus senso, valore e fine di una comunità». (5) Siamo tutti figli del logos afferma Cacciari. Logos: una parola troppo complessa perché la si possa tradurre senza alterarne il significato, ma che un grande filosofo greco, Eraclito di Efeso, ci ha insegnato a non separare da un’altra parola: polemos (ovvero il conflitto, la “guerra”, la contesa), giacché «polemos è padre di tutte le cose» (6) ed «è necessario che […] la giustizia sia contesa». (7). Né “armonia” né “pace” è possibile senza quel logos che sa “mettere in forma” il conflitto, che sappia cioè “individuare il nemico” e stabilire di volta in volta misure e proporzioni che “frenino” una volontà di potenza che non riconosce né confini né limiti. Non a caso fu un altro figlio del logos, Solone, che, nominato (nel 594-595 a. C.) arconte con pieni poteri, abolì (o ridusse significativamente) i debiti che che minacciavano di trasformare i piccoli proprietari terrieri (o comunque buona parte dei contadini) dell’Attica in servi della gleba. Anche allora, in sostanza, la questione del debito non era una semplice questione di economia. In gioco vi era il futuro della polis. Ma anche oggi la crisi della Grecia è crisi di equilibri sociali e (geo)politici che riguardano il futuro dell’intera “polis europea”. Sotto questo aspetto, votare sì al referendum indetto da Tsipras significa non solo avallare le scelte politiche dei cosiddetti “tecnici”, senza peraltro risolvere la questione del debito, ma votare per quell’Europa che da alcuni decenni marcia in testa all’esercito del suo peggior nemico. Non è infatti il populismo, come invece ritiene anche Cacciari, che minaccia la pace in Europa, ma la rassegnazione, l’apatia, la convinzione che non vi sia più nulla da fare. In altri termini, è chi è convinto che ormai la politica sia pubblica amministrazione e che in Europa non vi sia spazio per una strategia alternativa a quella dei “mercati” e del polo atlantico, che favorisce un “pacifismo imbelle”, funzionale alla politica di potenza di chi le guerre le fa sul serio e di quei centri di potere che mirano a trasformare i popoli in masse anonime, prive di coscienza politica e timorose di perdere quel che poco che hanno.

Ovviamente questo non significa che la vittoria del no sarebbe la soluzione dei problemi che affliggono il Vecchio Continente. Sarebbe ridicolo solo pensarlo. D’altronde, anche se la Russia e la Cina possono aiutare economicamente la Grecia, non hanno il “lungo bastone” che ci vorrebbe per difendere la Grecia dai centri egemonici atlantisti. Né la Grecia da sola può sfidare l’Occidente senza essere fatta a pezzi. La Grecia è un piccolo Paese, povero di materie prime e con un settore industriale scarsamente sviluppato. Un Paese che ha conosciuto una terribile guerra civile subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e un’altra gravissima crisi sfociata nel 1967 in un golpe appoggiato dagli americani. Forse anche per questo il governo Tsipras, che si affanna a ripetere che non si tratta di un referendum sull’euro, ma solo di arrivare ad una ristrutturazione del debito greco, non ha avuto il coraggio di dire no alla Troika, senza ricorrere al referendum, che rischia di dare la possibilità alla Troika di massacrare i greci (e non solo i greci) con il loro consenso. (8) Ma nell’attuale contesto geopolitico, è logico che la scelta di Tsipras (nelle cui vene certo non scorre il sangue di un Milziade o di un Leonida) possa avere conseguenze imprevedibili e gettare nel panico i centri di potere atlantisti che temono di perdere il controllo della situazione. Comunque sia, non sara?nno le misure della Troika a “salvare” la Grecia o il continente europeo. Siamo solo all’inizio non alla fine della “guerra”. In definitiva, al di là dei limiti della concezione politica di Syriza, proprio la reazione che ha suscitato in Occidente la scelta di Tsipras ha mostrato che cambiare è possibile e che Eurolandia non è una prigione da cui non si possa evadere. Ora sta non solo ai greci, ma agli europei essere dei degni figli del logos e dire “OKI” ai figli di Troika.

1. https://www.lastampa.it/2014/10/28/italia/cronache/unicef-in-italia-povero-un-bambino-su-tre-2. OlPbox8vo40xAKFNgZZANJ/pagina.html.
2. Vedi, ad esempio, Alberto Bagnai, Cosa sapete della Grecia?, https://goofynomics.blogspot.it/2015/01/cosa-sapete-della-grecia-fact-checking.html.
3. Vedi Bruno Amoroso, Figli di Troika, Castelvecchi, Roma, 2013.
4. Vedi https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/06/29/grecia-sullorlo-del-baratro-banche-chiuse_8ffd4777-0d1d-4b8b-b5cd-1b96aebffeaf.html.
5. Massimo Cacciari, Siamo tutti figli del logos, https://www.dirittiglobali.it/2015/07/siamo-tutti-figli-del-logos-ecco-perche-la-grecia-restera-sempre-la-miglior-patria-deuropa/.
6. Eraclito fr. 22B53 DK.
7. Eraclito fr.22B80 DK.
8. D’altronde, non si può nemmeno trascurare il fatto che molti greci ritengono essenziale “rimanere in Europa” e nella Nato per difendersi dalla Turchia, che considerano ancora il pericolo “numero uno” per la Grecia.

3 COMMENTS

  1. si sentono solo posizioni a meta’ tra il coniglione e lo struzzo italiane….mai una seria e netta posizione contro questa Europa. Il solito servilismo italiano….all’Europa dei burocrati e usurai. Onore al popolo greco che con il no gli ha sputato in faccia

  2. un articolo finalmente bello,e chiaro dopo il mare di cazzate sentite in TV…. io segnalo il leghista Borghi alla maratona della 7, che facendo finta di essere anti euro, nega il sostegno alle banche greche perche’ gia’ insolventi dei precedenti debiti….facendo passare il messaggio che si puo’ essere contrari a questa Europa e all’euro ma bisogna pagare i debiti a questi aguzzini e usurai. La solita battaglia leghista a meta’. Io dico solo che il credito e’ inesigibile e la Grecia non vuole fare ulteriori sacrifici per accontentare questi usurai legalizzati e mantenere le Banche tedesche, una lotta o la fai fino in fondo contro questa Europa e questa monrta di carta straccia oppure lasci stare e ti accodi…come tutti gli altri… il solito coniglione italiano che non prende mai una posizione netta.

  3. Segnalo, tra tutti questi “autorevoli esperti”, Antonio Ferrari, editorialista de Il Corriere della Sera, che in un’intervista su RaiNews24, dopo la rituale premessa sull'”egoismo” delle istituzioni finanziarie, ha sciorinato una serie incredibile di accuse alla Grecia e ai greci, tacciati addirittura di soffrire di una atavica “sindrome del complotto” contro di loro.

Comments are closed.