
La nascita del comitato No guerra No Nato. Quando nasce, le motivazioni, chi lo compone.
Il comitato nasce a maggio 2015 partendo dall’idea che si doveva salvare il paese Italia da un eventuale rotta di collisione tra gli Usa e la Russia. L’idea può sembrare catastrofista a chi non segue la politica estera con assiduità ma non per quelli che si interessano in maniera continua degli eventi drammatici che si sono susseguiti a partire dalle crisi siriana, per passare da quella ucraina per non parlare della Libia. Il confronto fra la superpotenza USA e la Russia è diventato sempre più caldo. Da qui intellettuali, giornalisti come Manlio Dinucci, Giulietto Chiesa si sono posti il problema l’esigenza di provare a far ragionare più persone possibile su la necessità di promuovere l’uscita dell’ Italia dalla Nato.
Abbiamo provato ad interessare diversi piccoli gruppi anti Nato che esistevano da prima di questa data, per formare un movimento unico. Ma ci sono stati egocentrismi e autoreferenzialità che è stato difficile gestire. Abbiamo quindi precisato i nostri obiettivi e siamo andati avanti sulla via che ci sembra la più chiara e utile: quella dell’adesione strettamente individuale.
A chi si rivolge il comitato ed in particolare a quali gruppi politici, movimenti, media del panorama italiano si rivolge?
Come dicevo prima ci rivolgiamo alle persone singole, senza porci il problema della loro provenienza. Possono aderire al Comitato No Guerra No Nato persone di ogni provenienza politica che condividano la piattaforma dell’uscita dall’alleanza atlantica. Tutti i cittadini italiani avrebbero diritto di esprimersi perché la questione li riguarda. Ed è scritta non a caso nella Costituzione.
Un paese libero, indipendente è un bene comune ed un presupposto democratico per tutti. Per esempio in questo modo abbiamo ottenuto il sostegno di molti cattolici. Non importa se vicini a questo o quel movimento.
Certo incontriamo, resistenze in chi è arroccato in vecchie logiche di contrapposizione destra-sinistra. Personalmente penso che sia la sfida del movimento superare queste logiche. L’azione del CNGNN prescinde dalle alleanze con i gruppi più o meno organizzati. Ovvio che ognuno, aderendo al CNGNN conserva le proprie opinioni politiche. Noi ci accontentiamo del minimo comune denominatore anti Nato. Non siamo un partito, infatti, ma rappresentiamo una convergenza tra filosofie diverse. Chi viene con noi è il benvenuto.
Iniziative sostenute e prossime del comitato(in particolare la mozione approvata dalla Regione Toscana) e iniziative future.
Abbiamo prodotto un notevole numero d’incontri, riunioni in molte regioni italiane. Abbiamo concentrato l’attenzione sulla de-nuclearizzazione dell’Italia. Che ha firmato il trattato di non proliferazione delle armi nucleari ed invece si ritrova circa 70 bombe nucleari sul suo territorio. Questo ci fa diventare automaticamente un obiettivo di una risposta nucleare, in caso di scontro militare tra Russia ed Usa.
Il governo italiano sta andando non solo contro la volontà e la sicurezza della popolazione ma contro le sue stesse decisioni. Nel concreto siamo riusciti a far approvare dalla regione Toscana la mozione per il rispetto del trattato di non proliferazione nucleare firmato dall’Italia nel 1969 e ratificato nel 1975. In quel frangente votarono a favore di questa mozione PD e M5S e contro voto la Lega Nord. Questo diventa un punto di partenza per una lotta su un problema concreto che può unire diverse forze politiche al di là delle loro contrapposizioni.
Adesso questa mozione la stiamo portando in tutta Europa, ma prima di tutto la stiamo proponendo a tutte le assemblee locali italiane.
Come si pone il CNGNN sulla questione della sovranità nazionale?
Su questo argomento vogliamo essere chiari. Il comitato è a favore di un Italia sovrana su tutti i piani, politico, militare, economico, finanziario. Sappiamo che sono gli USA che comandano, a tutti i livelli. Ovvio che un’Italia neutrale e sovrana dovrà costruire una difesa adeguata, nel rispetto del dettame costituzionale.
Ma occorre porre fine alle posizioni offensive esterne che sono decise dagli Stati Uniti e da noi attuate in modo totalmente subordinato. Penso ai nostri militari in Afghanistan sotto il comando americano della Nato e a quelli che presidiano, non si sa perché, le repubbliche baltiche.
La situazione giuridica riguardo i trattati internazionali. Il popolo italiano li subisce senza essere interpellato. Quali iniziative prevedete di promuovere?
Il referendum in Italia è solo abrogativo, quindi, in attesa di sviluppi, puntiamo a creare un grande movimento di massa che prema sul parlamento e sulle forze politiche. Per uscire dalla Nato basterebbe che il parlamento a grande maggioranza decidesse l’uscita dalla stessa. Ma è un compito immane. La gran parte dei nostri cittadini non ha la minima idea neppure di cosa sia la Nato. Non sa neppure quanto ci costa. Bisogna informare e stimolare la sensibilità della gente.
Per questo stiamo scegliendo obiettivi semplici facilmente comprensibili. Per esempio quello del disarmo nucleare totale dell’Italia, con o senza la NATO. Rispetto dei trattati di non proliferazione nucleare. Su questo piano abbiamo trovato delle risposte molto buone dal mondo cattolico. La decisione della giunta toscana è un punto di partenza importante.
I vostri rapporti con altre organizzazioni che si contrappongono alla Nato in altri paesi europei.
Siamo appena all’inizio. È in corso un’accesa discussione tra i vari movimenti nazionali. Nessuno dei quali è di massa, le posizioni sono molto differenziate e l’esperienza è poca. Siamo entrati da poco in contatto con la rete europea di movimenti contro la guerra.
Anche qui siamo solo all’inizio, ma il pericolo di guerra, che è molto alto, comincia a far crescere inquietudini estese e interrogativi anche tra persone che in passato erano indifferenti.
