Chi scrive detesta gli ipocriti e la loro lacrimevole e interessata pietà, quindi nulla intende concedere alla melassa che in queste ore ci è stata riversata addosso, con gente che pensa di combattere il terrorismo suonando il piano, ballando in discoteca o scrivendo patetici messaggi sui social. Oggi, dopo Parigi, sono tutti francesi, anzi ieri: oggi c’è da cannibalizzare Moira Orfei ed eccitarsi (anche sessualmente) con i ridicoli bombardamenti del grottesco Hollande.

Parleremo direttamente dei fatti.

L’URSS costituiva un salutare avversario che obbligava le classi dominanti occidentali a concedere qualche diritto, per non consegnare al comunismo intere classi sociali, e a limitare le guerre in giro per il mondo.
Una volta crollata, non c’è stato più nulla a contrastare i Paesi occidentali e l’illimitata volontà espansiva del capitalismo, che così in patria hanno cominciato a fare a pezzi i diritti dei ceti bassi, e all’estero a fare a pezzi milioni di civili, per esportare loro la democrazia, la libertà, eccetera. Il che, tradotto dalla neolingua orwelliana, significa: distruggere l’economia, la società, e ogni visione non compatibile col liberismo, allo scopo di permetterne la predazione da parte degli squali del turbocapitalismo.
A tale scopo, prima si sono usate direttamente le forze occidentali, poi si è trovato più economico usare mercenari e terroristi, opportunamente supportati da esperti militari (cioè membri di forze speciali) occidentali e, sopratutto, da quel misto di finanziamenti e di supporto mediatico-diplomatico, che abbiamo visto tante volte in azione con le Primavere Colorate in Europa Orientale, quelle arabe in Medioriente, e il tentativo subito abortito della Rivoluzione degli ombrelli a Hong Kong, passando per il golpe in Ucraina.
Sul tema abbiamo scritto molto, quindi non vi ritorneremo in questo articolo. A ogni modo, aggiungeremo che Machiavelli è ancora attualissimo.

Infatti, il primo metodo, usato in Yugoslavia e, inizialmente, in Iraq, corrisponde al conquistare “Per virtù e armi proprie”, l’unico ritenuto sicuro dall’immortale pensatore fiorentino. Viceversa, conquistare per “Fortuna e armi altrui” è foriero di disastri. Machiavelli metteva anche in guardia da mercenari e ausiliari (cioè forze di altri Stati che giungevano in supporto) come poco affidabili. E infatti, l’Ucraina ha perso la Crimea e il Donbass, oltre a essere sprofondata nella crisi economica più nera, ed è costretta a scatenare guerre perse in partenza, per evitare quella civile. In Egitto è salito al potere Al Sisi, molto meno filoamericano dei predecessori; in Libia c’è il caos, in Siria Assad ha resistito e, con l’intervento russo, i terroristi si sono scatenati in occidente, lo stesso occidente che li ha finanziati, supportati, armati e coccolati.

Se state già urlando con la bava alla bocca, indignati per quello che sembra essere l’ennesimo pistolotto a base di mito del buon selvaggio, pacifismo, canne, eccetera, calmatevi: si tratta di altro. Si tratta innanzitutto di adottare il semplice ragionamento logico proposto da Assad: “per combattere il terrorismo, bisogna smettere di finanziarlo.” Un ragionamento così semplice, però, non può avere posto in paesi dove la via più breve per unire due punti è l’arabesco, in cui si pensa di poter armare e addestrare gente che si fa esplodere convinta di “andare a cuccarsi” 72 vergini, per usarli contro Assad, senza che questi esaltati prima o poi decidano di far saltare per aria anche gli occidentali. Non si può neanche pensare di risolvere la questione chiamandoli ribelli moderati quando operano in Medioriente, e terroristi quando operano in occidente.
In effetti, fino a qualche tempo fa, chi muoveva queste obiezioni veniva deriso e additato come pazzo complottista. Adesso qualcuno ne parla, ma in ogni caso non cambia nulla: gli occidentali sono talmente in deficit di buona leadership, che persino il coniglio Hollande, fuggito ignominiosamente dallo stadio durante gli attacchi terroristici e nascostosi quasi tutta la notte, con qualche bombardamento a momenti viene paragonato a Giulio Cesare o a Carlomagno.

I bombardamenti russi, che pure hanno fatto molti più danni ai terroristi, da molti sono stati snobbati, o trattati quasi alla stregua di attacchi terroristici, almeno fino all’attentato. Purtroppo, finché un evento non è accompagnato da un hashtag figo è da ritenersi inesistente o riprovevole.
Putroppo, non c’è peggior razzista di un antirazzista.
Ci sono popoli e paesi visti come più vicini perché di maggior successo e prestigio. La Francia, l’America, la Gran Bretagna, ma anche la Scandinavia, Svezia in testa, e in parte anche Israele, sono viste come la patria di elezione del ceto medio parassitario occidentale, che quindi avverte un attacco nei confronti di tali paesi come una minaccia contro i privilegi di tutti gli occidentali benestanti, contro il loro stile di vita cosmopolita, sradicato.

Viceversa, un attacco contro un paese non occidentale o comunque portatore di valori diversi da quelli del ceto medio globalizzato occidentale, è visto o con indifferenza, come nel caso del Libano, o anche con malcelata gioia, come per i due aerei russi abbattuti, che hanno scatenato l’ilarità e l’oscena derisione dell’Hebdo.
Qualcuno potrebbe obiettare che questa teoria mal si concilia con l’ossessione per l’accoglienza dei siriani in fuga, ma non è così: sono membri di quello stesso ceto medio globalizzato che prima ha invocato il terrorismo e l’intervento occidentale contro Assad, poi è stato costretto alla fuga dagli stessi terroristi eterodiretti. Si tratta di solidarietà fra membri di una stessa classe sociale, non di accoglienza, senza contare che gli immigrati sono un serbatoio di voti e un esercito salariale di riserva ottimo per calmierare i salari e azzerare i diritti dei lavoratori occidentali.
Chi pensa che, dopo questi attentati, gli americani e i loro satelliti rinunceranno a finaziare il terrorismo, è un illuso. Al massimo smetteranno di proteggere questi terroristi qui, ma non certo tutti gli altri. Certo, l’opinione pubblica in gran parte adesso invoca l’alleanza con la Russia, e di certo gli occidentali dovranno quanto meno accettare qualche compromesso. Adesso molti dicono che Assad se ne dovrà andare, ma con calma. È indubbiamente merito dei bombardieri russi che, per la prima volta, vengono elogiati da Obama. Ma in occidente, a livello di classi dominanti, la presa americana è ancora troppo forte. Probabilmente l’opinione pubblica, sempre più ostile alla politica dissennata in medioeriente, costringerà i governi a muoversi con più cautela, ma non ci saranno cambiamenti epocali.

Se non altro, Obama è stato costretto a riconoscere pubblicamente la bontà dell’intervento russo, e l’opinione pubblica occidentale, compresi molti opinionisti, adesso riconoscono la necessità di supportare la Russia e l’imprescindibilità di Mosca nella lotta la terrorismo. Dietro tale improvvisa russofilia, tuttavia, si nasconde anche un’insidia: e cioè la tentazione di far fare alla Russia tutto il lavoro sporco, mentre gli occidentali raccoglierebbero la gloria. I cocci, almeno in teoria, dovrebbe raccoglierli la Russia. Tuttavia, si tratta di una minaccia poco pericolosa, se trattata con la dovuta cautela.

E la Russia potrà trovare sempre più alleati, fuori dall’occidente (qui la presa americana è ancora molto forte) paesi stanchi dei continui doppi e tripi giochi di americani, francesi, inglesi e dei loro tirapiedi sauditi, turchi e qatarioti.

Massimiliano Greco