Prosegue la nostra serie di interviste agli eroici volontari italiani impegnati sul fronte del Donbass. Dopo Massimiliano Cavalleri, è la volta di Antonio Cataldo.

Buongiorno signor Cataldo; innanzitutto grazie di aver accettato di rispondere alle nostre domande.

1) Che cosa l’ha spinta a compiere la scelta, oggettivamente difficile e pericolosa, di arruolarsi nelle milizie Nuovorusse? Si è trattata di una decisione ponderata, oppure ha seguito un impulso, un qualche istinto che le diceva che quella era la cosa giusta da fare?

Ho seguito la vicenda del Donbass fin dall’inizio, prima informandomi per conto mio, poi chiedendo a quei miei conoscenti che avevano contatti sul posto. Alcuni mi inviarono dei video in cui veniva mostrata tutta la brutalità degli ucraini, in particolare dei loro famigerati squadroni della morte, composti dai membri più fanatici e violenti dei fedeli al regime di Kiev.

Tutti i contatti confermavano, coi propri racconti, quanto mostrato nei video. La cosa sconvolgente era che in tutti i video gli ucraini se la prendevano con la popolazione civile (colpevole di parlare il russo! N.d.r.). Poi mi resi conto che a difendere quelle terre c’erano solo contadini e minatori, così decisi di mettere la mia professionalità al servizio di quelle persone.

2) Aveva già avuto esperienze di guerra, prima di allora? Se sì, quali?

Incominciai con un addestramento nel luglio 2009 in Russia e Kazakistan e poi ho svolto diversi lavori di sicurezza e investigazioni in diverse zone del mondo: Panama, Dubai, Beirut, Tunisi e molti altri ancora. Tuttavia, nel 2011in Libia fui fatto prigioniero. Dopo un mese, grazie alla rivolta nelle carceri di Tripoli, riuscii a fuggire e a rifugiarmi nell’ambasciata ungherese, che mi fece salire su un peschereccio con il quale tornai in Italia. In seguito ho continuato a lavorare sempre nella sicurezza.

3) Come è stato accolto dai nuovorussi? Con diffidenza o con cordialità immediata?

Non dimenticherò mai il primo giorno: quando mi presentai in caserma, il capitano fu contentissimo di avere un italiano tra i miliziani; anche i soldati furono contentissimi di avere una persona arrivata da così lontano per rischiare la vita allo scopo di difendere le loro terre e famiglie. Dopo una settimana, mi diedero l’incarico di istruttore, ma io vi rinunciai perché non parlavo russo.

Io mi sono fatto valere ed essendo una persona seria, gli ufficiali mi hanno sempre trattato bene.

4) Alcuni hanno detto molte cose offensive sul conto suo e su quello di altri volontari, sostenendo che siete delinquenti, mercenari, assassini, membri di Gladio e altre amenità: cosa si sente di rispondere a queste persone?

Di quello che pensano i fenomeni da tastiera – gente priva di alcuna esperienza, a parte forse il soft air – che pretendono di giudicare il mondo dopo averlo visto dai loro monitor, non me ne curo: chi mi conosce sa chi sono. A ogni modo, tengo a precisare di non essere interessato alle diatribe politiche.

5) Che rapporto ha con gli abitanti del Donbass? Intendiamo sia i civili che gli altri miliziani.

Con la popolazione ottima. Ho tantissimi amici a Lugansk, ho conosciuto tantissime persone che si sono mostrate gentili cordiali e generose oltre ogni immaginazione.

6) Che ne pensa della Russia e di Putin? In particolare, del ruolo che hanno svolto nella gestione del conflitto nel Donbass. Lo chiediamo perché c’è gente che li hanno accusati di aver fatto poco, mentre altri sostengono che abbiano fatto addirittura troppo.

Putin ha fatto bene fin dal primo giorno. Ha inviato numerosissimi convogli di aiuti umanitari e aiutato le due regioni (Donetsk e Lugansk, N.d.r.) nell’ottenere l’autonomia desiderata. Putin ha fornito tutti gli aiuti possibili, considerando che ha dovuto affrontare molte sanzioni. Ha dimostrato ancora una volta il suo valore, nella gestione attuale della situazione siriana.

7) Quanto sono stati rispettati, da Kiev, gli accordi di «Minsk 2»?

Il governo di Kiev, composto da nazisti assassini eterodiretti (da oltre Atlantico, N.d.r.) non ci ha mai dato un giorno di tregua (neanche dopo gli accordi, N.d.r.). Non c’è stato un giorno in cui non ci abbia sparato addosso con artiglieria e con i calibro 12,7 (usate nelle mitragliere pesanti e da certe carabine dei tiratori scelti, N.d.r.) e altro ancora. Ciò ha provocato diversi morti fra i civili, poi hanno completato l’opera con l’invio degli squadroni della morte, in modo da causare il maggior numero possibile di vittime.

8) Cosa pensa di fare, una volta che il conflitto sarà cessato del tutto? Pensa di rimettere piede in Italia, un giorno?

No non ritornerò in Italia: è un Paese completamente fallito che peggiora giorno per giorno; non offre possibilità di lavoro ai giovani, ed è pieno di politici che ingrassano sulle spalle della popolazione. Non ho alcun interesse a tornare. Mi riorganizzerò e cercherò di andare a combattere contro l’ISIS il prima possibile!

9) In che condizioni (morali e materiali) si trovano le milizie? E gli ucraini? Pensa che Kiev sia in grado di riprendere un attacco in grande stile? Pensa siano in grado di mettervi in seria difficoltà?

A differenza dell’inizio, il Donbass ha formato un esercito regolare serio e pieno di soldati eroici eche continua ad addestrare nuove reclute.

Da quanto ne so, Kiev ha a disposizione un branco di ragazzini che compensano con l’alcol lo scarso addestramento e la scarsa voglia di combattere (a parte quelli negli squadroni della morte, si tratta di gente arruolata con la forza, N.d.r.). Non credo che i golpisti riprenderanno con attacchi in grande stile: non ne hanno le forze, e poi l’esercito nuovorusso cresce a vista d’occhio.

10) Quali sono le unità delle milizie che si sono particolarmente distinte in battaglia e/o sono ritenute, da voi e dai nemici, come le più temibili?

Posso dire che, da quanto ne so, quasi ogni battaglione nuovorusso ha compiuto imprese eroiche; per tanto gli ucraini dovranno guardarsi da ciascuna nostra unità.

11) È mai stato ferito in battaglia?

Fortunatamente no: di questo ringrazio il Signore. Tuttavia, nel nostro battaglione ci sono stati diversi morti e feriti. Le esperienze che ho attraversato mi sranno utili per il futuro.

12) Ci può raccontare un episodio che reputa particolarmente interessante?

Ogni singolo episodio che ho vissuto è stato interessante! Ringrazio i comandanti che mi hanno accolto con tanta cordialità, il mio carissimo amico italiano Andrea Palmeri per i tantissimi consigli a me dati, e i fratelli nuovorussi che sono onorato di aver potuto affiancare nella difesa delle loro terre.

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Nato a Siracusa, si occupa prevalentemente di politica estera e strategia. Ha scritto "Battaglia per il Donbass" (Anteo Edizioni, 2014) https://pagineirriverenti.wordpress.com/