Non esistono partiti che al loro interno non abbiano correnti. Ognuno ne presenta, e ciò, alla lunga, può logorarne gli equilibri, se poi, essi, sono di per sé precari.

Il Partito Democratico ne è l’esempio. Molto probabilmente il conflitto interno, “carsico”, nasce proprio quando il premier prende le redini del PD. Il partito ne esce completamente “riconfigurato”. Il “sindaco d’Italia” fiorentino ha portato con sé la ventata della “rottamazione”, imponendosi contro la “vecchia guardia”, che poteva essere rappresentata tranquillamente dai vari (ed eterni) Pierluigi Bersani, Massimo d’Alema, Rosaria Bindi, Walter Veltroni, e molti altri.

In primis, ha creato un cerchio magico, quello della cosiddetta “Leopolda”, dalla personalissima convention (1) che si proponeva di distruggere i vecchi poteri di palazzo. La maggior parte dei fidati collaboratori sono toscani, e anagraficamente, hanno circa una quarantina d’anni, l’età del Presidente del Consiglio.

Ovviamente, quando un palazzo viene conquistato, ci sono sempre una o più correnti che sotterraneamente si oppongono, con metodi più o meno palesi. E a distanza di anni, la distanza tra “renziani” e “antirenziani” è divenuta sempre più incolmabile.

Le questioni che riguardano le divisioni e i dissidi, sono diverse. Abbiamo visto varie volte come il PD abbia abdicato alla funzione di proteggere e salvaguardare il lavoratore, cosa mal digerita da buona parte del vecchio partito, al punto da aver anche causato (senza ovviamente risultati di fondo) alcune scissioni, come la nascita di ulteriori partiti come Sinistra Italiana (2).

Ora, i cosiddetti “nodi che vengono al pettine”, non riguardano solo la gestione del partito (troppo personalizzata, senza dibattito interno) o le politiche di attuazione del programma elettorale, bensì due punti principali: la modifica dell’Italicum (Legge elettorale) e la riforma costituzionale. Matteo Renzi può beneficiare a tratti di qualche “pontiere”, gli amici e compagni di partito Dario Franceschini ed Enrico Rossi, ma deve continuamente attraversare il fuoco incrociato dei vari Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo. Come se non bastasse, Massimo d’Alema, perfetto interprete della “vecchia guardia” del Pd, ha definito il clima sul referendum “intimidatorio”. Andiamo nel dettaglio.

La riforma costituzionale ha creato due fronti contrapposti, non solo nel partito. Il fronte del sì, propugna la revisione “ Boschi – Renzi”, quello del no, è molto più trasversale: si può passare da D’Alema a Fini, da Rodotà a Civati, da Dini a Cirino Pomicino, da Cuperlo a (almeno apparentemente) a Berlusconi. Ovviamente, ciò che può sembrare più assurdo, è la fronda contraria alla riforma interna al Pd. Un partito che non è compatto nel presentare una propria riforma, lascia perplessi, se non altro, per l’immagine che dà di sé agli elettori.

Per recuperare questo clima “intimidatorio”, Renzi ha cercato di ridimensionare la “personalizzazione” del referendum, ossia l’aver scompostamente incentrato il referendum istituzionale sulla sua figura (pressato anche dal vero autore dietro le quinte della riforma, Giorgio Napolitano). In secondo luogo, avrebbe nominato una commissione col compito di rivedere la Legge Elettorale (cruccio di ogni Governo italiano), con a capo il triestino Gianni Cuperlo. Saranno sufficienti queste mosse a bloccare le ire dei vari Bersani o d’Alema?

I vari conflitti “carsici” del Pd, potrebbero incidere sull’Italia nella misura in cui la popolazione non capisca davvero come agire nei confronti di questa proposta di riforma. Qualche pagina complottista ha già pensato a futuri scenari di change regime, nel caso in cui gli italiani “sbaglino” a votare alla consultazione referendaria. Anche questo dovrà valutare Matteo Renzi: se mantenere il quieto vivere, nella cosiddetta “palude” politica, oppure combattere. Chiaramente, senza neanche lentamente valutare il ritorno di un Mario Monti, basterebbe poco, a compromettere la carriera politica di un giovane Premier, seppur anch’egli, non eletto dal popolo italiano.

  1. https://urbanpost.it/cose-la-leopolda-di-matteo-renzi-e-perche-si-chiama-cosi/
  2. https://www.sinistraitaliana.si/