Lo apprendiamo dalla cronaca di oggi: pochi minuti prima delle sette di questa mattina un convoglio della Trenord è deragliato fra Pioltello e Segrate, col drammatico bilancio di tre donne morte e di almeno un centinaio di feriti. Da poco sono terminate le operazioni per estrarre gli ultimi passeggeri ancora imprigionati fra le lamiere del treno deragliato.

Le vittime sono Pierangela Tadini, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano) e Giuseppina Pirri, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio. Per la terza vittima è ancora in corso l’identificazione a causa delle condizioni del corpo ma alcuni elementi coincidono con la descrizione fornita da un parente.

I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana hanno accertato l’esistenza di un cedimento strutturale avvenuto due chilometri prima del deragliamento. Future indagini dovranno accertare se il cedimento di quel tratto di binario, di circa venti centimetri, sia causa od effetto del deragliamento.

I tecnici hanno però già escluso qualsiasi ipotesi di malfunzionamento degli scambi presso la stazione di Pioltello: inizialmente infatti s’era pensato che quella potesse essere la causa. Anzi, i sistemi di sicurezza della rete hanno funzionato: i sensori posizionati sugli scambi hanno rilevato il passaggio anomalo di alcune vetture del treno ed hanno disposto a “via impedita” tutti i sistemi di segnalamento, bloccando di fatto la circolazione nell’area.

Sono stati tre i vagoni del treno regionale 10452 Cremona – Treviglio – Milano Porta Garibaldi uscite dai binari. Il treno, secondo una prima ricostruzione di Rete Ferroviaria Italiana, che gestisce la linea, ha percorso con alcune ruote fuori dalle rotaie circa due chilometri prima che una delle tre vetture impattasse un palo della trazione elettrica e si accartocciasse. A quel punto il treno si è scomposto, dando luogo alla tragedia.

Nel frattempo giunge la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo sull’incidente. Il Questore di Milano Marcello Cardona ha dichiarato: “Abbiamo individuato un cedimento fra vagoni ma sono ancora in corso tutti gli accertamenti per chiarire il quadro”.

Il convoglio di Trenord deragliato questa mattina alle 7.00 a Seggiano di Pioltello, alle porte di Milano, era partito da Cremona alle 5.32 e sarebbe dovuto arrivare a Milano Porta Garibaldi alle 7.24. Era composto da sei vagoni e a bordo, vista l’ora, c’erano centinaia di pendolari.

Grandi sono state le polemiche anche sui social per l’infelice definizione data da Trenord all’incidente: “Inconveniente”. E’ stato il “la” che ha avviato una serie di riflessioni talvolta dolorose e talvolta violente circa lo stato delle reti ferroviarie minori in Italia. In un paese dove infuria il dibattito sull’utilità o meno delle “grandi opere”, giusto o sbagliato che sia, le infrastrutture minori o già esistenti versano in condizioni spesso d’abbandono e d’incuria, ignorate dalla politica malgrado l’estrema necessità di cui ne ha il grosso della popolazione nazionale.

Non è certamente col gravissimo fatto di oggi che scopriamo come le ferrovie locali siano spesso fatiscenti, con treni vecchi ed insufficienti alla mole di passeggeri che debbono trasportare, con stazioni degradate e ritardi inaccettabili. Per non parlare poi della sicurezza: se è vero che almeno in questo caso i dispositivi di sicurezza hanno funzionato, non si può dire lo stesso per la tragedia di Viareggio, o per quella di Corato avvenuta due anni fa lungo la linea Bari – Barletta. In entrambi i casi numerose furono le vittime e i feriti, spesso anche con lesioni permanenti, e la memoria di quelle tragedia è rimasta vivissima nella comunità nazionale quanto e soprattutto in quella locale.

A Corato, in quel terribile 12 luglio del 2016, morirono 23 persone e 50 rimasero ferite, mentre a Viareggio i morti furono 32 e i feriti 17. Anche in quei drammatici casi non deragliò solo un treno, ma un intero paese che ha sempre più perso la bussola: un fatto luttuoso e dolorosissimo che s’è ripetuto anche oggi.

UN COMMENTO

  1. Siamo per l’ennesima volta in balia dell’ipocrisia dei nostri politici e dirigenti, da una parte si parla tanto di difesa dell’ambiente, poi si tagliano e si lasciano al loro destino i trasporti pubblici, si spendono molti soldi per i trasporti di “Lor Signori” ed il popolino che si arrangi. Finchè avremo sempre le stesse mentalità che ci governano poco o nulla cambierà nel nostro Paese. Alvaro

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