Alla fine la porta l’ha sbattuta per davvero. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha lasciato il Movimento Cinque Stelle. Tante, troppe le incomprensioni con Beppe Grillo e i vertici della sua creatura politica, sotto le cui insegne aveva vinto le Comunali del 2012. “Ho preso questa decisione con grande sofferenza”, ha dichiarato il sindaco nel corso della conferenza stampa convocata per annunciare il divorzio politico.

Eppure Pizzarotti è rimasto nel limbo dell’inquisizione grillina per oltre quattro mesi. Fino a oggi era “sospeso” dal Movimento senza che ci fosse una decisione ufficiale sul suo destino, dopo le contestazioni dei vertici del M5S sulla mancata trasparenza per l’inchiesta sul teatro cittadino (peraltro archiviata) e dopo le sue controdeduzioni.

“Si dovrebbero vergognare come M5S per non aver saputo prendere una decisione. Avrebbero potuto anche espellermi, sarebbe stato più dignitoso”, tuona Pizzarotti, aggiungendo ironicamente “di aver fatto un favore anche al garante che così può non decidere un’altra volta”.

A chi lo accusa di flirt con altri partiti, replica con durezza, ribadendo il motivo che l’ha spinto a cambiare strada: “Da uomo libero non posso che uscire da questo Movimento 5 Stelle, da quello che è diventato oggi e che non è più quello che era quando è nato”.

I 18 consiglieri grillini che sostengono la giunta hanno rinnovato l’appoggio al sindaco di Parma, malgrado il suo addio al Movimento. “La conferenza stampa è stata condivisa con consiglieri e attivisti”, ha spiegato il capogruppo del M5s Marco Bosi.

Pizzarotti ha dispensato bordate ai vip pentastellati. “Penso agli errori di Di Maio: i lobbisti sono diventati di moda”. Il direttorio? “Chi l’ha scelto, chi l’ha votato, se è stato proposto dicendo: questi sono i migliori?”. E la collega Raggi? “Se avessi nominato io uno con la tessera del Pd o un ex impiegato di Iren, non so cosa sarebbe successo. Noi siamo stati crocifissi per molto meno”.

“Siamo passati dal ‘votiamo anche le leggi degli altri se sono buone’ a ‘non votiamo le leggi degli altri a oltranza’. Nel M5s o si è bianchi o si è neri, abbiamo imparato a fare opposizione e basta. Ma ci siamo dimenticati che prima ci sono le persone. Il M5S ha perso la sua umanità. Si diceva nessuno resti indietro e ora abbandoniamo le persone in base a una decisione del garante”, rincara la dose il primo cittadino parmense, mettendo nel mirino quei “parlamentari che ti chiedono come va e dopo hanno paura di farsi una foto insieme”.

“In questi giorni” – ha detto ancora Pizzarotti – “si sta discutendo una nuova revisione del regolamento interno. che non si sa chi lo abbia proposto, né chi lo abbia scritto, né come si possa modificare. Una volta discutevamo in rete come elaborare le proposte tutti insieme, oggi si richiedono 3000 firme cartacee degli iscritti. Ma quali sono gli iscritti? Come nella più triste tradizione italiana, il regolamento prevede una norma ad personam, visto che sono l’unico sospeso del Movimento in Italia. E perché, mi chiedo, si prevede una sospensione da 12 a 24 mesi? Cosa significa che, dopo i lavori forzati, uno si è ravveduto ed è tornato sulla retta via?”.

Il sindaco sostiene di aver “pagato per aver messo la mia città davanti al M5s e questo lo rifarei mille volte”, evidenziando la mancanza di senso critico e di capacità di dialogare dei suoi ex compagni di partito.

Poi un’amara considerazione sugli abbandoni: “Quanti ne abbiamo persi in questi anni? Nel tempo sono stati abbandonati dai cosiddetti talebani, persone oltranziste che giustificano tutto e il contrario di tutto solo in base a un processo sul blog”.

Infine uno sguardo al futuro, ad un eventuale secondo mandato: “Sarebbe irreale non pensarci, però essendo soprattutto una scelta personale, io ho anche un altro lavoro, lo facciamo se ci sono le condizioni. Ma è chiaro che sarebbe auspicabile una continuità, anche per alcuni cantieri e alcuni progetti”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica