
I risultati del voto. Una vittoria annunciata ma non nelle dimensioni
Domenica 25 ottobre, la Polonia si è recata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento e con esso designare il nuovo esecutivo. A vincere, secondo previsioni della vigilia, è stato il partito di destra Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, da qui PiS), fondato nel 2001 dai gemelli Kaczynski da una costola di Solidarnosc 1 e, oggi, guidato da Jarowslaw; il PiS del Presidente della Repubblica Andrzej Duda e della premier designata Beata Szydlo che ha conseguito 235 seggi alla Sejm, la Camera bassa del Parlamento polacco (37,58%, +7.69%), e, dopo otto anni di Governo, ha relegato all’opposizione i liberal-conservatori di Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica, da qui PO, 138 seggi, -15.09% dei consensi)2. Terza forza è il Kukiz’15 (42 seggi, 8.81%), movimento politico del rocker attivista Pawel Kukiz mentre entrano in Parlamento anche .Nowoczesna (28 seggi), il Polskie Stronnictwo Ludow (16) e il Mniejszość Niemiecka (1), rappresentante la minoranza tedesca. Per la prima volta dalla caduta del comunismo, la sinistra rimane fuori dal Parlamento: una disfatta, infatti, quella di Zjednoczona Lewica (Sinistra Unita) di Barbara Nowacka che ha perso i 50 seggi che deteneva prima delle elezioni (-11.26%). Queste elezioni segnano un’altra e ben più importante prima volta nella storia politica polacca: il Prawo i Sprawiedliwość è il primo partito post-comunista a conseguire una maggioranza assoluta in Parlamento che le permetta di governare da solo.
I motivi dell’affermazione del PiS
La Polonia è un esempio di come le performance economiche non siano tutto per l’elettorato. Dal 2004, anno del suo ingresso nell’UE, Varsavia ha visto il PIL raddoppiare e le esportazioni triplicare; la disoccupazione si attesta a meno dell’8%; dal 2008, tenendosi lontano dall’adozione della moneta unica (sgradita a 2 polacchi su 3), il Paese non ha conosciuto un solo trimestre di recessione; le stime di crescita per il 2015 dell’UE parlano di un +3.2% mentre nel 2016 dovrebbero salire fino al 3.5%.
All’elevato tasso di crescita e ad un’economia da numeri invidiabili non è corrisposta, però, una ridistribuzione della ricchezza. Su questo tema ha insistito il messaggio del PiS (il Paese ha bisogno del cambiamento) che, ha promesso agli elettori uno stato sociale capace di distribuire in modo equo la ricchezza del Paese ribadendo con forza il principio fondante del partito, prawo do rownosci, il diritto all’eguaglianza. La Piattaforma Civica della Primo Ministro uscente Ewa Kopacz, infatti, è stata accusata di aver fatto arricchire i grandi gruppi e interessi insieme con le elités urbane a scapito delle fasce più deboli della popolazione. In Polonia, la spesa sociale si ferma a circa il 20% del prodotto interno, dato tra i più bassi dell’Unione, e questo spiega il motivo per cui la candidata alla guida del Governo in pectore del PiS Beata Szydlo, 52enne, antropologa, ha rilanciato fortemente la necessità di una nuova programmazione sociale da parte dello Stato: riforma delle pensioni3, introduzione di un salario orario minimo, medicine gratuite per i pensionati, assistenza gratuita per gli over 75, bonus di 500 zloty per ogni bambino dopo il primogenito fino al compimento del 18° anno di età, maggiore tassazione per banche e grandi società che operano in Polonia ed agevolazioni per le imprese che sfruttano tecnologia polacca; Poland first, prima la Polonia, in una riproposizione di quella Orbanomics ungherese evocata anche dallo slogan Portiamo Budapest a Varsavia che ha fatto tremare i media occidentali per una possibile una svolta in senso autoritario della politica polacca modellata sull’asse Kaczynski – Orban.
Il PiS viene presentato come un partito reazionario, bigotto, autoritario, euroscettico, ultranazionalista, ultracattolico, fautore di politiche securitarie e portatore di una visione statalista e solidarista dell’economia. Quel che spesso, però, i media dimenticano è che la non siamo di fronte ad una destra di stampo occidentale classico ma di un partito pragmatico, intriso di religione, lingua, tradizione e valori nazionali che lo rendono estremamente “polacco”, la cui essenza si riassume nel trinomio Dio, Patria, Famiglia.
In quest’ottica a vista la marcia indietro sugli immigrati, giustificato da un pericolo epidemie che nasconde il vero timore di un Paese (ultra)cattolico davanti alla prospettiva di dover accogliere masse islamiche che mettano in pericolo i valori patriottici.
Le proposte radicali avanzate in campagna elettorale non hanno niente di antidemocratico, sono servite al partito di Kaczynski per differenziarsi dai competitors e rappresentano, piuttosto, un esempio di nazionalismo sociale, espressione di un nuovo centro, sociologico prima che politico, giovane e refrattario alle vecchie divisioni ideologiche che mette al centro l’identità e gli interessi della Nazione.
Il voto e la geopolitica della Polonia. I rapporti con l’UE.
L’elezione di Andrzej Duda alla carica di Presidente della Repubblica ha segnato uno spartiacque nei rapporti di Varsavia con l’UE: se, in precedenza, la Polonia di Platforma Obywatelska si era dimostrato fedele alleato dell’Europa unita a trazione tedesca, adesso, con il PiS alla guida del Paese si dovrebbe passare ad una fase di confronto critico con le istituzioni comunitarie, segno di discontinuità con la precedente amministrazione che si era appiattita sulle posizioni della Germania di Merkel4.
Non si tratta di un euroscetticismo tout court dal momento che i vertici del partito, Kaczynski compreso, agisce nella consapevolezza che i fondi europei siano fondamentali per lo sviluppo dell’economia polacca. Prima la Polonia, dicevamo poc’anzi. Come sul piano interno, così nei rapporti con l’Unione. L’obiettivo è quello di anteporre gli interessi nazionali a quelli comunitari e di rafforzare la posizione di Varsavia nel ruolo di leader regionale. In quest’ottica diventa di primaria importanza il rilancio della cooperazione con Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria in seno al Gruppo di Visegrad in modo da creare un vero blocco capace di agire sugli equilibri europei e di resistere alle pressioni di Bruxelles sulle questioni più spinose. La Polonia, quindi, come punto di riferimento per i Paesi orientali dell’Unione.
Il voto e la geopolitica della Polonia. I rapporti con la NATO.
Se PO rappresenta la destra filoeuropeista e popolare, il PiS non può che rappresentare quella filoatlantica e, al contempo, antirussa. Durante il suo giuramento come Presidente della Repubblica, già Duda aveva auspicato più garanzie e più NATO in Polonia. Con la conquista anche della Sejm e del Governo, il PiS con ogni probabilità perseguirà il rafforzamento del rapporto con gli USA, relegando su un piano subordinato l’UE e ritagliandosi un ruolo più marcato sullo scacchiere internazionale.
L’obiettivo primario è quello di trasformare la Polonia da stato cuscinetto nell’Europa dell’Est a vero e proprio fianco orientale della NATO. Per questo, da tempo, si chiede a gran voce l’installazione di basi permanenti dell’Alleanza atlantica sul territorio nazionale. La Russia di Putin è presentata come il nemico numero uno e i risultati elettorali hanno dimostrato come la retorica antirussa abbia avuto un’importanza rilevante nell’affermazione politica del PiS: la schizofrenia politico-elettorale del Paese ha fatto sì che il partito di Jaroslaw Kaczynski conseguisse maggiori consensi ad est della Vistola, laddove la minaccia russa è avvertita come presente.
Dal canto suo, il leader di Diritto e Giustizia spinge perché le sanzioni contro Mosca vengano confermate ed estese per contrastare l’espansionismo russo nello spazio ex-sovietico. In quest’ottica, dal 1999, anno dell’entrata nella NATO, una sorta di avallo alla ritrovata indipendenza, Varsavia rappresenta nella strategia di Washington la pedina fondamentale nell’allargamento verso est; quella Washington cui oggi si chiede un maggiore impegno nel rafforzamento delle difese del Paese con l’impegno a istituire basi militari permanenti per una politica di sicurezza comune ed efficace che faccia fronte ad uno scenario instabile e nel contesto della crisi ucraina. In cambio, un maggiore impegno nell’incremento della spesa militare: già Komorowski aveva auspicato un aumento delle spese militari sull’esempio dei Paesi alleati in risposta alle azioni di Mosca mentre adesso si quantifica l’aumento della spesa militare fino al 2.5% del PIL. Anche in questo campo, Poland first: il rinnovamento dell’esercito e il potenziamento della forza militare dovrà sostenere l’industria interna e non i grandi produttori di armi stranieri.
La Polonia, quindi, dopo secoli di assoggettamento alle potenze straniere cerca di mantenere la propria indipendenza cercando di tenersi lontano dall’influenza di Berlino e combattendo contro la presunta minaccia di Mosca. Significativa, a tal proposito, la scelta di Tallin come prima visita di Duda in qualità di Primo rappresentante della Repubblica polacca: l’Estonia è il Paese NATO che è maggiormente esposto a provocazioni russe quali violazioni dello spazio aereo e marittimo mentre il 23 agosto, giorno della visita ufficiale, è la Giornata del ricordo delle vittime dello stalinismo e del nazismo oltre ad essere la data della firma dell’accordo Molotov–Ribbentrop con il quale Russia e Germania si divisero la Polonia durante il secondo conflitto mondiale.
Andrea Turi
1. La storia politica dei gemelli Kaczynski comincia negli anni Ottanta all’interno di Solidarnosc, quando questi riescono ad arrivare nel circolo dei consiglieri più stretti del leader Lech Walesa. Nel 2001 i due fondano Diritto e Giustizia (PIS), accusando Walesa di troppa indulgenza verso gli ex comunisti.
2. Platforma Obywatelska è il partito dell’ex Presidente della Repubblica di Polonia Bronislaw Komorowski e del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.
3. Abbassamento età pensionabile dai 67 ai 65 per gli uomini e dai 67 ai 60 per le donne.
4. Nel programma del Prawy i Sprawiedliwosci, si legge: Non accettiamo la erosione incontrollata della sovranità delle patrie europee. Difenderemo il diritto di decidere della nostra libertà, introducendo le più solide tra le possibili barriere legali per fronteggiare la possibilità di queste pratiche verso la Polonia. Questo è il nostro Eurorealismo. […] La Polonia intraprenderà ancora una volta uno sforzo per imprimere una dinamica nuova alla comunità (europea), basata sul principio di solidarietà, di cooperazione degli Stati nazionali sul fondamento ed entro i limiti del diritto internazionale, ed entro i confini invalicabili delle Costituzioni nazionali. […] mantenimento dello zloty e del suo ruolo sovrano come valuta nazionale polacca, rinegoziazione dei principi che regolano il pacchetto energetico-climatico nella direzione di garanzie per l’industria polacca”.

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