Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha affermato che si aprirà totalmente al commercio con Cina e Russia, aggiungendo che sta per “attraversare il Rubicone” cioè che le relazioni tra le Filippine e gli USA starebbero per raggiungere il punto di non ritorno.

“Sono in procinto di attraversare il Rubicone con gli Stati Uniti. Si tratta di un punto di non ritorno.”

Duterte ha anche detto che aprirà il settore del trasporto aereo e navale, e delle telecomunicazioni. Il presidente delle Filippine ha anche proclamato l’intenzione di permettere l’affitto di terreni per 60 anni, rinnovabili per altri 60, sempre in favore di Russia e Cina.

E’ presto per dire se si tratti solo di propaganda o, ancora peggio, di una manovra per abbindolare i nemici degli USA, sulla falsariga delle finte aperture turche in favore di Mosca, a seguito del fallito golpe.

Tuttavia, se Duterte dovesse avere davvero l’intenzione di aprirsi a Russia e Cina, dovrebbe comunque fare molta attenzione al proprio esercito, che sembra molto legato agli USA: Allende pagò con la vita questa noncuranza.

In ogni caso, dopo la perdita di Brasile e Argentina e le enormi difficoltà del Venezuela, questo avvicinamento, se concretizzato, porterebbe numerosi vantaggi a Russia e Cina, di natura economica, ma non solo.

D’altra parte, Manila avrebbe comunque molto da guadagnare, nello sciogliersi dall’abbraccio soffocante di Washington. Innanzitutto, libertà di vendere e di comprare (anche armamenti) al prezzo più conveniente, poi la possibilità di ricevere know-how da parte sopratutto russa su come sconfiggere i terroristi, affiliati ad Al Qaeda, che infestano il Paese. Certo, è comunque possibile che il suo sia solo un tentativo di “alzare il prezzo” con gli americani. Lo capiremo nei prossimi mesi.

Massimiliano Greco