Vladimir Putin é tornato in Iran a otto anni dalla sua ultima visita; allora la Repubblica Islamica era un interlocutore con cui esistevano relazioni cordiali ma che per certi versi poteva anche assumere un ruolo antagonistico rispetto a Mosca (ad esempio come esportatore di petrolio e metano); adesso, invece, Teheran é emersa definitivamente come uno dei migliori partner nell’area mediorientale e centrasiatica.

La fornace in cui si é distillata e raffinata l’amitié russo-iraniana é certamente la crisi siriana, che da diversi anni vede le due potenze eurasiatiche in prima linea in modi e maniere diverse in sostegno della Repubblica Araba, e, di recente direttamente impegnate sul campo, pur mantenendo diversità di mezzi e di impiego degli stessi (supporto aereo e missilistico per Mosca, inquadramento e leadership delle milizie sciite operanti nel paese per Teheran).

Ma nel suo incontro con la Guida Suprema Khamenei Vladimir Putin non parlerà soltanto di Siria (anche se di certo l’argomento avrà la sua rilevanza), ma si intratterrà a discutere di approfondimento ed espansione delle relazioni bilaterali in campo economico, tecnologico, infrastrutturale e della difesa.

Non per niente prima di fine anno una delegazione commerciale russa ‘calerà’ in Iran con contratti per oltre 20 miliardi di dollari USA, tra cui il ‘fiore all’occhiello’ sarà una commessa per 100 aerei passeggeri a medio raggio destinati a svecchiare l’ormai esausta linea di volo dell’Iran Air.

La causa immediata della presenza del Presidente russo nella capitale iraniana, é fornita dalla riunione del Forum Mondiale dei paesi esportatori di Gas (che comprende inoltre Algeria, Bolivia, Egitto, Guinea Equatoriale, Libia, Nigeria, Qatar, Trinidad e Tobago, UAE e Venezuela) ma può esser certo che la maggior parte della sua attenzione in questi giorni sarà rivolta alle mosse diplomatiche nei confronti della Repubblica Islamica.