Secondo il giornalista del Sole 24 Ore, Alberto Negri, la strategia di Putin sarebbe l’unica certezza uscita fuori dal G20 di Amburgo. Commentando lo storico incontro tra i leader di Stati Uniti e Russia l’esperto di Medio Oriente si chiede se questo avremo una “exit strategy” dal disordine mondiale.
Una exit strategy difficile, poiché se la strategia di Putin è quella di riportare la Russia a rango di potenza, contando sul successo di aver tenuto in piedi la Siria di Assad, la strategia dell’America First ha ottenuto di fomentare ulteriore caos in M.O. dove gli americani hanno appoggiato i sauditi nella disastrosa guerra contro gli Houthi, ma hanno isolato il Qatar, dove gli Usa hanno un contingente di 10 mila militari.
La stessa strategia di fare pressioni sula Siria e sulla Russia per l’obiettivo vero, cioè quello di destabilizzare l’Iran sembra che stia funzionando. Dal canto suo Putin, può contare sul ritorno dei buoni rapporti con la Turchia di Erdogan, che è uscita sconfitta dal confronto con la coalizione pro-Assad in Siria e ora può realizzare il Turkish Stream, mentre lo stesso Erdogan è oggi un problema quotidiano per l’Europa.
“Qual è stato l’argomento della conversazione tra Putin e Trump? L’ordine mondiale. Ma quale ordine?” si chiede Negri. “Da oltre un decennio assistiamo alla disgregazione di stati falliti e al dilagare del terrorismo jihadista. L’Iraq, dopo l’invasione americana, è caduto persino in mano a un sedicente Califfato. E forse l’Isis si sarebbe impadronito anche della Siria se il regime non fosse stato puntellato da Russia, Iran e Hezbollah. Lo Yemen è in frantumazione. La Libia è sprofondata e rischia di trascinare anche gli altri stati del Sahel con ondate di profughi. Disastri questi in cui si sono distinti Francia e Gran Bretagna. E se avessimo dato retta a qualcuno ci saremmo portati nell’Unione pure l’Ucraina, un Paese indebitato preso di mira dalle rivoluzioni colorate Usa.
In Estremo Oriente intanto la Corea Nord è diventata una sorta di pistola puntata contro Seul e il Giappone per assecondare le ambizioni della Cina. Qui Putin è d’accordo con Pechino a osteggiare un risoluzione Onu contro Pyongyang: forse sbaglia ma Mosca ha un cattivo ricordo di quella che nel 2011 ha spazzato via la Libia, dove per altro oggi i russi, come gli iraniani in Medio Oriente, sfruttano gli errori altrui.
Ma anche Putin ha il fiato corto. Gli Usa hanno spese per la difesa intorno ai 600 miliardi di dollari, la Russia conta su un budget che è un decimo e un Pil simile a quello dell’Italia. Il nuovo espansionismo costa e la Russia ha bisogno di vendere il suo gas minacciato dalla concorrenza dei giacimenti nel Mediterraneo orientale.
Per questi motivi Putin e Trump potrebbero un giorno trovare un accordo: uscire dal disordine mondiale conviene a loro e soprattutto a noi” conclude il giornalista.
Germano Dottori, analista di Limes, invece commenta su Twitter: “Trump e Putin arriveranno ad un accordo di sistema. Ma ogni passo in avanti sarà opportunamente nascosto da diversivi. Intesa pure su metodo”, come a dire che gli attacchi alla Russia degli ultimi tempi vanno letti con molta dietrologia. Ovvero tenersi buoni i falchi neocon che fanno pressione all’amministrazione Trump.