
Renzi, nei giorni scorsi, ha guidato una serie di imprese italiane al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, portando a casa non solo contratti del valore di 1,4 miliardi di euro, ma anche incassando gli elogi di Putin e della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zacharova.
Quest’ultima ha commentato definendo “fantastico” il discorso di Renzi, e “uno schiaffo a tutti gli estremisti, ai lobbisti della forza bruta e della violenza, a chi isola, a tutti coloro che deridono stupidamente i valori autentici e le tradizioni”. Dopo alcuni estratti, la Zacharova ha persino postato un “Mi sono innamorata” direttamente in lingua italiana.”
Eppure, da più parti, a destra, come fra i grillini e nella galassia della sinistra “a sinistra” di Renzi, il giudizio sulla presenza renziana al Forum di San Pietroburgo è stato unanime: “Renzi fa fare brutte figure all’Italia.” Lo spunto, stavolta, è costituito dalle espressioni facciali del premier, oggettivamente pessime, e dal fatto che, quando non parlava lui, passava il tempo a giocare col cellulare. Maleducazione? Ingenuità, Una tattica? Non lo sappiamo, ma è assurdo che queste sceneggiate, simili a quelle rinfacciate a Berlusconi e usate come scusa per danneggiare l’Italia allineandola al volere degli americani e dei loro vassalli nordeuropei, passino sopra l’enorme significato economico e politico di quanto accaduto a San Pietroburgo: l’Italia ospite d’onore e le imprese italiane che firmano accordi per 1,4 miliardi di euro. Ci sarebbe solo da esultare, il che, ovviamente, non vuol dire diventare sostenitori tout court del nostro Governo, ci mancherebbe.
Invece così non è stato, vuoi per masochismo spontaneo, vuoi che si tratti di un tentativo di ingraziarsi i russofobi di professione, che non hanno affatto gradito le ultime mosse italiane (Libia, messa in discussione delle sanzioni alla Russia e visita a San Pietroburgo).
Purtroppo, in Italia è considerato normale usare la politica estera come un randello contro gli avversari politici, anche a costo di danneggiare l’immagine e l’economia italiana.
Particolarmente veemente è stata la cagnara destrista, quella che ancora è incerta fra i calendari del “duce” e le bandiere israeliane, che esalta Putin spesso solo perché l’ha scambiato per una specie di Rambo, da contrapporre alla mollezza dell’America targata Obama. E non solo veemente, ma anche assurda, perché proveniente da gente che, a parole, pone il bene della Nazione/Stato/Popolo (a seconda delle preferenze) al di sopra di ogni cosa.
Per esempio, Gianluca Savoini, braccio destro di Matteo Salvini, ha scritto questo articolo in cui, citando il filosofo Dugin, defenestrato da Putin, si attacca Matteo Renzi:
“Così Renzi e Juncker si fanno vedere a San Pietroburgo, spinti soprattutto dalle grandi aziende italiane ed europee che non vogliono continuare a perdere i grandi affari e il commercio con un mercato importante come quello russo. Politicamente però sia Renzi che tutti gli altri governanti europei sono schierati contro Putin e la Russia, per non far arrabbiare i potentissimi loro alleati americani.””
Per quanto ci sia delle verità in queste parole di Dugin, è difficile pensare che un premier italiano si azzardi a sfidare apertamente il volere americano. L’ultimo che lo face davvero morì ad Hammamet. Berlusconi, che ci provò quasi per finta, se l’è cavata meglio, ma al prezzo di pugnalare alla schiena l’amico Gheddafi e di consegnare i nostri interessi libici ai francesi. E comunque, se non altro Renzi è stato l’unico governante occidentale a recarsi al Forum Economico di San Pietroburgo, a parlare, seppur timidamente, contro le sanzioni, a chiedere di coinvolgere la Russia nel dialogo, ed è stato molto prudente in Libia, laddove la destra voleva gettarci nella mischia per togliere le castagne dal fuoco ad altri.
Salvini poi ha commentato nel suo solito stile:
La Meloni rincara la dose:
“Per Matteo Renzi le sanzioni UE contro la Russia sono una ‘questione riduttiva’ e infatti vota in sede europea per il loro rinnovo. Evidentemente per il nostro premier è ‘riduttivo’ umiliare le nostre imprese, far perdere alla nostra economia miliardi di euro, mettere in ginocchio l’Italia e fare di tutto per allontanare la Russia dall’Europa in periodo di guerra al terrorismo internazionale. Renzi si ricordi che non è pagato dagli italiani per fare gli interessi dei burocrati di Bruxelles ma per fare un altro lavoro: difendere con fermezza gli interessi della nazione.”
Un lettore distratto, a queste dichiarazioni, potrebbe pensare che sia accaduta chissà quale catastrofe, che Renzi a San Pietroburgo abbia causato danni economici al nostro Paese. Citiamo da un nostro articolo
“Per quanto riguarda gli accordi economici sono cinque i contratti firmati dall’Italia, due i memorandum of understanding (Mou) e due le lettere di intenti, per un totale di 1,4 miliardi di euro.
I due Mou coinvolgono Salini Impregilo-Rosavtodor per l’attuazione di iniziative private per lo sviluppo di infrastrutture stradali e Pizzarotti-North Caucasus Development Corporation, per la realizzazione di un cluster medico. I cinque accordi riguardano: accordo Mikro Kapital (General Invest) e Gorod Deneg, per finanziamenti alle startup di giovani imprese; gli accordi della Rosseti per la fornitura e lo sviluppo di tecnologie elettriche; il contratto Zamperla-Regione di Stavropol per la progettazione del Parco divertimenti della zona di Mineralnye Vody. Due invece le lettere di intenti: la prima tra Codest, Tenova e Silarus per la realizzazione del Silicon Cluster per la produzione di silicio metallizzato di alta qualità nella regione di Sverdlovsk. La seconda riguarda Codest, Maire Tecnimont e Azot per la costruzione di un complesso per la produzione di fertilizzanti nella regione di Kemerovo, in Siberia Occidentale.
Grande soddisfazione di Renzi per quanto realizzato dalle aziende italiane all’estero, in particolare Astaldi (+5,97% a 3,762 euro in borsa), il cui cantiere a San Pietroburgo vede oltre 5 mila operai impegnati nella costruzione di un ponte che si estende per circa 12 chilometri e che ha un valore complessivo di 2,1 miliardi di euro. “Siamo orgogliosi dell’ingegneria e delle costruzioni italiane”.”
Si può e si deve contestare la macelleria sociale messa in atto (anche) dal governo Renzi, ma non rischiare di danneggiare la nostra economia e i rapporti con la Russia che stanno venendo faticosamente ricuciti, pur di raccattare qualche voto. In quanto agli oppositori di Renzi, non vengono esattamente da Marte: la Lega e la Meloni sono stati al governo, e non ci pare proprio che all’epoca l’Italia fosse così dotata di autonomia e, in quanto ai diktat atlantici, la destra è altrettanto adusa all’obbedienza di quanto lo sia la sinistra.
Ovviamente, dopo questo articolo, qualcuno ci arruolerà forzatamente fra le famigerate armate di troll renziani; che dire? A noi interessa il nostro paese non il tifo politico.
Massimiliano Greco
