
“Smettiamo di dirci ‘ce lo chiede l’Europa’ e cominciamo noi a dire cosa vogliamo” così ha dichiarato un Renzi irritato all’incontro con i sindaci ad Asti, nel piemontese.
A proposito degli investimenti, problema serio degli enti locali del paese, Renzi ci va giù duro sui limiti imposti dalla UE: “quando in Europa c’è da combattere, gli altri Paesi fanno squadra. Le regole del gioco nella UE sono state fatte contro di noi. Non siamo il salvadanaio di Paesi che chiedono solidarietà solo quando c’è da prendere” ha tuonato il Premier.
Poi invita i sindaci a investire, specialmente nell’edilizia scolastica, al di fuori del patto di stabilità: “un Paese che non investe non ha futuro” ha spiegato Renzi, che non le manda a dire nemmeno a Juncker.
Il commissario europeo aveva rilasciato nella giornata di ieri dichiarazioni abbastanza sui generis nei confronti del ruolo del nostro paese in Europa: “L’Italia non cessa di attaccarci, a torto, e ciò crea risultati diversi da quelli attesi” aveva detto Jean Claude Juncker, stigmatizzando il comportamento di Renzi sul patto di stabilità.
Juncker aveva poi bacchettato il bilancio presentato da Roma alla Commissione UE: “Saggezza vorrebbe che tenessimo conto del costo dei rifugiati e del terremoto in italia, ma tali costi equivalgono allo 0,1% del Pil. L’Italia ci aveva promesso di arrivare a un deficit dell’1,7% nel 2017, e ora ci propone il 2,4%. (L’Italia) non può più dire, e se lo si vuole dire lo può fare, ma me ne frego, che le politiche di austerità sarebbero state continuate da questa Commissione come erano state messe in atto in precedenza”.
Prima di lui, anche Pierre Moscovici, Commissario UE agli affari economici, era entrato a gamba tesa, sostenendo che: “Anche se prendiamo in considerazione tutta la flessibilità, anche se il Patto è intelligente, ci sono delle regole che vanno rispettate da tutti. La Commissione è estremamente comprensiva, ma le regole vanno rispettate”.
Massimiliano Greco
