Un accordo sui tempi della Brexit, avvertimenti per chi dovesse seguire l’esempio della Gran Bretagna e più margini di flessibilità in materia di conti. L’incontro a Berlino tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, è avvenuto nel momento più critico per l’Unione europea.

La deadline per la Gran Bretagna è fissata per settembre e la Cancelliera tedesca cercherà di capitalizzare il tempo a disposizione per negoziare con Londra nuove condizioni di accesso al mercato unico, a prezzi più salati, come avviene già con la Norvegia.

I tre hanno discusso anche di misure politiche per rilanciare l’Unione e scongiurare l’effetto domino dell’abbandono britannico. Nella nuova agenda eurocratica, stando a quanto annunciato dal premier italiano Renzi, troveranno posto anche la “difesa delle frontiere esterne” e la “crescita”, per “rispondere alle sfide poste dal referendum britannico”.

Tre i punti destinati a produrre le maggiori conseguenze, contenuti nel documento finale: “Sicurezza interna e ai confini esterni; un’economia forte e una forte coesione sociale; un programma ambizioso per i giovani”. Al vertice a tre è stato anche sancita una minore presenza dell’Unione “laddove è meglio che agiscano gli Stati membri”.

Il patto Berlino-Roma-Parigi è racchiuso tutto nel “dobbiamo agire insieme”, ripetuto più volte Merkel. L’appuntamento con la nuova Europa a 27, è fissato per settembre. Il consiglio, invece, tornerà a riunirsi a ottobre e dicembre. Chiusura autocelebrativa per Matteo Renzi che, dopo le batoste delle ultime settimane, evidentemente prova a risollevarsi da solo: “Abbiamo fatto riforme mai fatte in questi anni: perciò l’Italia può dare una mano”.

Infine un passaggio sui salvataggi bancari, tema scivolosissimo per la sua squadra di governo e per le ricadute su un gradimento popolare in evidente e progressivo calo: “La Germania ha fatto molto bene a intervenire quando si poteva, faccio i miei complimenti ma purtroppo i governi italiani non hanno salvato le banche quando si poteva e oggi il quadro normativo è molto difficile da maneggiare”.