Un ordigno rudimentale ha fatto piombare la Capitale nel terrore, quando erano passate da poco le 9. Due esplosioni in rapida successione si sono verificate stamattina a Roma, in via Marmorata, nei pressi delle Poste. Grande spavento per i passanti che hanno avvertito un primo scoppio e subito dopo un altro più forte.

Gli artificieri hanno anche rinvenuto i resti di due bottiglie in plastica da mezzo litro con tracce di liquido infiammabile.

Massimo Improta, responsabile dell’ufficio generale prevenzione e soccorso pubblico della polizia di Stato, ha descritto così l’ordigno: “Era piccolo e probabilmente il contenuto massimo di liquido raggiunge un litro. Non era posizionato per incendiare una macchina. Era a terra in un posto vuoto tra due auto in sosta, quindi avrebbe potuto colpirle, ma senza causare eccessivi danni”.

Le immagini delle telecamere poste nel parcheggio, sono al vaglio degli investigatori. Sono inoltre in corso comparazioni con il materiale repertato in relazione ad un episodio analogo avvenuto qualche giorno fa sempre in parcheggio di Poste italiane in via Laurentina.

Dopo le esplosioni, si sono anche sprigionate le fiamme. L’incendio è stato subito spento dai dipendenti delle poste  con gli estintori in dotazione agli uffici e dai vigili del fuoco che sono arrivati prontamente sul posto.

L’ipotesi di reato, formulata dalla procura di Roma, è “atto di terrorismo con esplosivo” ed è prevista dall’articolo 280 bis del codice penale. Secondo gli inquirenti, si tratterebbe di un atto dimostrativo. Il fascicolo è affidato al pool di pm che lavorano all’antiterrorismo, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.

Gli inquirenti non trascurano alcuna pista, compresa quella anarchica.

Per la polizia, l’ordigno è stato realizzato da “una o più persone che sanno quello che fanno” e “posizionato in un posto di pubblico interesse nel quale i danni sono stati contenuti”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica