Putin e Medvedev

Il 7 maggio, in Russia, si svolgerà la cerimonia ufficiale dell’inizio del nuovo governo del presidente Vladimir Putin, eletto per un nuovo mandato di sei anni. In conformità con la legislazione russa, dopo aver assunto l’incarico di presidente, il governo uscente del Paese darà le dimissioni, ed entro le prossime due settimane verrà formato il prossimo Consiglio dei Ministri. Quindi, mancano circa quattro settimane alla nomina di un nuovo Primo Ministro. Tuttavia, considerando i precedenti, è possibile che la nomina avvenga anche prima.

Il 25 aprile il deputato della Duma di Stato Mikhail Emelyanov ha rilasciato una dichiarazione di risonanza: i parlamentari, probabilmente, saranno in grado di approvare la candidatura del capo del governo il giorno successivo alla cerimonia per Vladimir Putin, ovvero l’8 maggio.

Medvedev nuovamente Primo Ministro

I media russi hanno riportato molti nomi potenziali per la carica. L’elenco è iniziato con il nome dell’attuale capo del governo ed ex presidente russo (2008-2012), Dmitrij Medvedev. A suo favore vi è il fatto che abbia già guidato il Paese (un fattore favorevole agli occhi dei russi, una prova della sua esperienza in materia) e che abbia un buon rapporto con le varie fazioni parlamentari. Il fattore principale, tuttavia, è che Medvedev è abile nei compromessi: è criticato da molti, ma tutti i suoi potenziali concorrenti sono maggiormente criticati. Medvedev non è molto popolare nella società (in internet esistono molti meme ironici sull’ex Primo Ministro, frasi estrapolate dal contesto), ma non è malvisto quanto altri contendenti.

Dmitrij Medvedev ha recentemente presentato alla Duma di Stato un rapporto sulle attività del suo governo. Gli osservatori si aspettavano che il rapporto venisse vivamente contestato dalle fazioni dell’opposizione, invece è apparso quasi noioso: alcuni deputati erano apertamente impegnati nei loro affari di tutt’altro genere e hanno mostrato di non ascoltare il capo del governo. Anche durante il discorso di Medvedev vi era una certa confusione. Nonostante questo, i media e la società russi non hanno risparmiato le critiche nei suoi confronti.

È possibile che, alla vigilia del discorso, Medvedev abbia condotto un lavoro preparatorio, e abbia chiesto ai deputati di non ostacolare la sua presentazione. Se questa ipotesi si dimostrasse veritiera, la ragione sarebbe che troppe critiche aprirebbero le porte agli altri concorrenti. Infatti, mentre Medvedev è un compromesso che si adatta a tutti, figure più forti di lui sarebbero in grado di portare troppa discordia nella lotta politica: la Russia, infatti, si trova attualmente in uno scontro aperto con l’Occidente, e le contraddizioni interne del Paese dovrebbero essere opportunamente evitate.

L’ex vice-premier e lo scandalo della cerchia liberale

Tradizionalmente, nella fascia più alta delle istituzioni russe si distinguono due gruppi principali. Il primo sono è costituito dalle forze di sicurezza, come l’FSB (Servizio di Sicurezza Federale, controspionaggio) e il Ministero della Difesa; il secondo è costituito dai “tecnici” di formazione liberale (i Ministeri di economia e finanza). In linea di massima, il primo gruppo è legato ai patrioti, mentre il secondo è legato alla lobby filo-americana. A sua volta, però, ogni gruppo è diviso in fazioni che combattono l’una contro l’altra.

Medvedev è considerato un uomo vicino a Putin, ma i suoi incaricati appartengono alla cerchia liberale. Tra questi vi è il vice-premier Arkadij Dvorkovich, il quale, secondo quanto riportato dai media russi, è stato recentemente coinvolto in uno scandalo. Dvorkovich è infatti legato ai fratelli Magomedov, i rappresentanti del clan daghestano, i quali sono stati arrestati.

Effetto Daghestan

Il Daghestan è una regione musulmana nel Caucaso settentrionale russo, con un complesso sistema di organizzazione in clan e una composizione etnica molto diversificata. Il Daghestan è una delle regioni più corrotte della Russia.

I Magomedov sono miliardari che hanno fatto fortuna in meno di dieci anni. Il loro arricchimento è appunto il risultato dell’amicizia con Dvorkovich. Lo stesso Dvorkovich è sposato con una daghestana, anche questa direttrice di un grande business. In alcune pubblicazioni dei media russi, i Magomedov sono chiamati “la borsa del clan liberale”. La detenzione dei Magomedov, molto probabilmente, è stata avviata dal FSB. L’arresto dei miliardari del Daghestan è un duro colpo per i coniugi Dvorkovich e, indirettamente, per Medvedev.

Molti osservatori si chiedono, infatti, se Dvorkovich sarà arrestato. Al momento si trova in carcere anche uno dei rappresentanti chiave del clan liberale, l’ex Ministro dello sviluppo economico Aleksej Ulyukaev: anche questi era considerato inaffondabile.

La crisi economica e la lobby filo-americana

Alcuni politologi russi, compresi quelli associati ai circoli dirigenti, ritengono che le nuove sanzioni economiche dell’amministrazione di Donald Trump contro Mosca siano un tentativo di influenzare il nuovo governo. L’FSB ha colpito i liberali (i Magomedov, Dvorkovich e, indirettamente, Medvedev); gli americani, in risposta, stanno colpendo gli affari della Russia, creando difficoltà per il business russo sulla scena internazionale.

I principali rappresentanti della lobby filo-americana a Mosca sono Aleksej Kudrin (ex Ministro delle finanze), Anatolij Chubais (autore delle grandi privatizzazioni degli anni Novanta ed ora capo della società statale ROSNANO) ed Elvira Nabiullina (Presidente della Banca centrale russa, che ha studiato finanza negli Stati Uniti). Tra questi però, Chubais ha poco peso, in quanto è probabilmente la figura pubblica più malvista in Russia, e la Nabiullina è stata spesso accusata di incompetenza professionale e di lavorare per gli interessi degli occidentali; Kudrin sarebbe dunque l’unico specialista altamente competente nella lobby filo-americana.

Medvedev la spunterà di nuovo

Secondo gli esperti, Medvedev sarà nuovamente nominato Primo Ministro, per via della sua capacità di giungere a compromessi e per la sua lealtà personale nei confronti di Putin.  Ciò non sarà accettato di buon grado dalla società russa, che ha non molta fiducia in Medvedev in quanto visto come un amministratore debole.

Quasi quattro quinti dei russi hanno votato per Vladimir Putin alle elezioni presidenziali, e non solo perché hanno sostenuto la sua politica: il grande numero di voti per Putin è stato un supporto in anticipo anche per quanto riguarda l’economia, che al momento attraversa una fase di crisi. Secondo i russi, se questa sarà gestita da Medvedev e dalla Nabiullina, sarà difficile che si risollevi. Tuttavia, sembra che Putin scommetterà di nuovo su Medvedev. A Mosca si è formato un potente gruppo filo-americano, molto difficile da influenzare persino da Putin con il suo elevatissimo punteggio elettorale. Inoltre, la cerchia liberale riceve un forte sostegno da Washington.

Tuttavia, secondo gli stessi russi, la situazione non è così tragica. La lobby liberale (filo-americana) a Mosca avrebbe infatti “trascurato” il programma di riarmo delle forze armate e non ha potuto impedire la riunificazione della Crimea con la Russia e la politica estera anti-americana di Putin. Pertanto, anche se l’economia e la finanza rimangono nelle mani dell’establishment liberale, la nomina di Medvedev come Primo Ministro non implica che questi segua le volontà di Washington.

Silvia Vittoria Missotti