
Il 16 ottobre, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato in un’intervista a Euronews che la Russia e’ pronta a ritirarsi dal Consiglio d’Europa. “Se vogliono escludere la Russia dal Consiglio d’Europa, non daremo loro tanta soddisfazione: ce ne andremo da soli”, ha detto Lavrov. “Non penso che la partecipazione al Consiglio d’Europa sia più importante per la Russia della partecipazione della Russia al Consiglio d’Europa per i Paesi europei. Questa è la mia ferma posizione” ha aggiunto il ministro russo.
Lavrov crede che un’Europa unita (più precisamente, le istituzioni come il Consiglio d’Europa e tutta la burocrazia europea) commettano un grosso errore, accusando e screditando la Russia riguardo a varie questioni, come la riunificazione della Crimea con il resto della Federazione Russa e il caso Skripal. Da parte sua, la Russia non è ancora passata al contrattacco, ma sta aumentando l’attività della sua diplomazia (così come l’attività economica e politico-militare) in zone al di fuori dell’Europa. La recente esercitazione congiunta “Vostok-2018” con la partecipazione degli eserciti di Cina e Mongolia è stata definita da molti osservatori come un passo verso la creazione di una “NATO orientale”.
Il secondo errore della burocrazia europea sta nella valutazione del possibile danno della manovra di uscita della Russia dal Consiglio d’Europa: si tratterebbe, infatti, di un danno maggiore per l’UE che per la stessa Russia. Secondo Lavrov, la Russia è diventata membro del Consiglio d’Europa per garantire “uno spazio paneuropeo, universale, legale e umanitario”. Fino a quattro o cinque anni fa, all’interno del Consiglio d’Europa, la Russia rivestiva, in un certo senso, il ruolo di “capro espiatorio”.
Nel 2014, la Russia è stata privata del diritto di voto nel Consiglio “per la libertà di espressione della volontà degli abitanti della Crimea”, che in un referendum hanno votato in favore della riunificazione della penisola con la Russia. La delegazione russa al Consiglio d’Europa ha subito una violazione dei propri diritti. Per protesta, i rappresentanti della Russia avevano cessato di presentarsi alle sessioni dell’assemblea. Nell’estate del 2017, Lavrov aveva dichiarato che la Russia avrebbe congelato i contributi al bilancio del Consiglio d’Europa per il 2017 fino al ripristino dell’autorità della delegazione dell’Assemblea federale russa all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE).
Ora Mosca è pronta non solo a congelare i contributi al Consiglio d’Europa (che è già successo), ma anche a lasciare il consesso nato dal Trattato di Londra nel 1949 e nel quale è entrato nel 1996. Pertanto, alcuni specialisti russi di politica estera e voci provenienti dal Ministero degli Esteri russo hanno confermato la serietà delle intenzioni di Lavrov. Dal Cremlino vi è forte il sospetto che le forze che stanno dietro le decisioni anti-russe del Consiglio d’Europa siano dovute al solito gruppo del baltico, in buoni rapporti con gli Stati Uniti.
A sostenere con forza queste decisioni sono sostanzialmente i Paesi del blocco dei nuovi stati europei dell’ex Europa orientale filo-sovietica – la Polonia e i tre Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania, con una popolazione di poco più di un milione di abitanti ciascuno). Il principale vantaggio competitivo della Polonia e dei Paesi Baltici è di essere una guida per gli interessi americani e di fare pressione per i progetti anti-russi (e spesso anti-europei).
È così che i russi vedono lo sfondo storico e politico generale degli eventi nel Consiglio d’Europa. I russi corrono pochi rischi lasciando il Consiglio d’Europa. All’interno del Ministero degli Esteri russo e tra i politici russi, i sostenitori del distanziamento dall’Europa e di un ulteriore avvicinamento alle regioni dell’Asia e dell’America Latina cominciano a prevalere. Pertanto, i lobbisti degli interessi americani (Polonia e altri) raggiungerebbero il loro obiettivo: l’unione della Russia e dell’Europa sta diventando sempre meno reale.
L’altro lato della medaglia è che la Russia sta diventando politicamente sempre più anti-occidentale, anche se è molto improbabile che essa diventi direttamente ostile all’Europa. La Russia e l’Europa sono collegate da interessi enormi e, soprattutto, pragmatici (in primo luogo, le risorse russe e le tecnologie europee). Tuttavia, un allontanamento della Russia potrebbe significare per l’Europa la perdita di un Paese amico forte e, tenendo conto degli avvenimenti in Medio Oriente e all’interno della stessa Europa, questa perdita potrebbe risultare anche troppo evidente.
