Parlando dell’attuale leadership politica italiana, il primo a compiere una visita ufficiale in Africa fu l’ex sottosegretario agli esteri Lapo Pistelli, che si recò in Eritrea senza quei pregiudizi che solitamente accompagnano molti suoi colleghi, non soltanto italiani ma occidentali in genere. Tanto promettente fu la visita, che addirittura si parlò di “un nuovo inizio” nei rapporti fra Asmara e l’Italia, e l’Europa in generale. In seguito, però, Lapo Pistelli si ritirò dalla vita politica, anche perché riteneva che il suo lavoro non fosse stato adeguatamente riconosciuto ed apprezzato dall’esecutivo e dai compagni di partito, non soltanto in merito all’Eritrea che oggettivamente aveva richiesto solo una minima parte del suo impegno. Così quel “nuovo inizio” rimase lettera morta, tant’è che quando il premier Matteo Renzi si recò in Africa evitò Asmara e a quanto pare nemmeno fu tentata dalla Farnesina la possibilità di una sia visita nel paese del Corno d’Africa. Renzi andò invece in Etiopia ed in Kenya, dove peraltro fece assai discutere la sua scelta oggettivamente infelice di presentarsi ad un’occasione pubblica con un giubbotto antiproiettile.

Adesso, invece, è il momento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo tour africano ha deciso di visitare due paesi chiave del Continente: l’Etiopia, in cui già s’era recato Renzi, ed il Camerun. L’Etiopia è uno dei paesi “cintura” del Continente africano, secondo la geopolitica americana alla quale certamente Renzi non era e non è insensibile, quindi una nazione strategica, con la quale è indispensabile coltivare un rapporto di una certa importanza e stabilità. Non deve quindi stupirci che anche Mattarella abbia deciso d’onorare l’Etiopia di una sua visita, incontrando il Presidente Teshome, erede del defunto e discusso Zenawi. Può invece sorprendere, almeno a prima vista, la scelta di visitare, dopo l’Etiopia, il Camerun del Presidente Paul Biya. Eppure, come vedremo, quest’accoppiata Etiopia – Camerun è tutt’altro che casuale.

Se sotto Zenawi l’Etiopia era soprattutto un paese filo-occidentale, “caricato a molla” contro l’Eritrea e la Somalia, oggi invece le sue posizioni politiche e strategiche stanno conoscendo un significativo cambiamento grazie alla crescente influenza cinese. I capitali cinesi affluiscono in massa in Etiopia, sostanziandosi in corpose infrastrutture come le ferrovie, le telecomunicazioni e via dicendo. Ciò genera ovviamente anche un forte consenso politico locale alla presenza cinese, giacché in pratica hanno portato più benessere ed infrastrutture i capitali di Pechino nelle ultime stagioni che le tante politiche di “sviluppo” praticate dall’Occidente e dalle sue istituzioni finanziarie e bancarie nei molti anni precedenti. Di conseguenza l’Etiopia è oggi un paese che sta crescendo con tassi importanti e che per l’Italia, che con Addis Abeba ha avuto molte comunanze (sia buone che cattive) nel passato, costituisce una grandissima occasione, da non perdere per nessuna ragione al mondo. Fondamentalmente tutto l’Occidente si sta sempre più rendendo conto che un’Etiopia sottratta alla sua influenza a vantaggio della Cina costituisce una grande perdita economica, commerciale e politica, nel senso anche strategico e militare del termine. L’Italia, che ha sempre manifestato una certa qual sensibilità per le tematiche relative al Corno d’Africa, o quantomeno un’esperienza superiore a quella degli altri suoi partner occidentali, si sente quindi motivata ad agire proponendo accordi ed amicizia, in modo da garantirsi un futuro nell’Etiopia di domani. La quale, ormai è chiaro, non sarà più quella di Zenawi: da nessun punto di vista.

Anche il Camerun è un paese che vanta una storia abbastanza simile. Per anni è stato uno dei paesi più moderati e filo-occidentali, per non dire proprio filo-francesi, dell’Africa occidentale. Negli ultimissimi anni, però, il Presidente Biya ha avviato una cauta politica di distanziamento da Washington e da Parigi a vantaggio soprattutto di Mosca e di Pechino. Uomo molto accorto e navigato, ha capito che il futuro, non soltanto in termini economici, si trova infatti da quelle parti. Questo ovviamente ha creato dei problemi interni, soprattutto con alcuni ministri e fazioni che invece continuano ad essere fortemente filo-occidentali. Per l’Italia, e qui si spiega la visita di Mattarella, accolto trionfalmente nel paese, la nuova linea politica intrapresa dal Camerun consente d’inserirsi in un mercato nuovo, che fino ad oggi le era precluso. I paesi della cosiddetta “Francafrique”, di cui il Camerun è parte, continuano ancora adesso ad essere in massima parte appannaggio di Parigi e per l’Italia sono quindi impraticabili. Ma ciò che Paul Biya ha fatto in questi ultimissimi anni rimescola le carte ed offre all’Italia delle nuove possibilità. Beninteso, saranno sempre Cina e Russia a trarre maggior profitto da questo cambiamento di rotta, ma anche l’Italia da questo punto di vista ha i suoi assi nella manica; ed infatti in Camerun sono stati siglati numerosi ed interessanti accordi anche di tipo economico.

E’ bene comunque precisare come l’Etiopia ed il Camerun siano strategici, per l’Italia così come per il resto dell’Occidente, anche da un punto di vista non economico ma di sicurezza. Questi due paesi, infatti, possono dare un grande contributo all’Europa (e quindi soprattutto all’Italia, che nel Vecchio Continente è forse il paese maggiormente esposto a questo fenomeno) nel controllo del fenomeno migratorio. Non solo: tanto l’Etiopia quanto il Camerun rappresentano dei veri e propri baluardi africani contro il terrorismo di matrice islamica, rappresentato da Boko Haram e da Al Shabaab. Le due organizzazioni, come sappiamo, si sono affiliate all’ISIS, facendole voto di fedeltà. Costituiscono, nel contesto africano, la diramazione del Califfato oggi impiantato tra Siria ed Iraq ed in Libia, e soprattutto un importante anello di congiungimento fra l’ISIS stessa ed Al Qaida.

Com’è noto, l’Etiopia ed il Camerun hanno condotto importanti operazioni militari contro queste due organizzazioni terroristiche. L’Etiopia, ancora ai tempi di Zenawi, condusse una discussa operazione in Somalia contro i fondamentalisti islamici, mentre tuttora il Camerun combatte accanitamente contro gli uomini di Boko Haram, talvolta persino intervenendo oltre confine. Se si vuole fare una seria lotta al terrorismo e al fondamentalismo in Africa, è dunque fondamentale avere un dialogo ed ancor più una collaborazione con questi due paesi.

Tuttavia, il puzzle resta incompleto. Avevamo cominciato quest’articolo parlando dell’Eritrea: paese anch’esso fondamentale nella lotta al terrorismo fondamentalista, esempio più unico che raro di nazione (non soltanto a livello africano) che abbia sconfitto ed espulso il fenomeno di Al Qaeda sul nascere, nei primi Anni Novanta, è stato poi ingiustamente accusato di favorire gli Al Shabaab in Somalia. Da ciò sono scaturite delle altrettanto ingiuste sanzioni, che fanno soltanto il gioco di Al Shabaab, di Al Qaeda che ne è la madrina e dell’ISIS a cui i fondamentalisti somali si sono ultimamente avvicinati. Operare per aiutare Eritrea ed Etiopia a superare le attuali divisioni, ripartendo da quanto attestato dagli Accordi di Algeri, da questo punto di vista, sarebbe quindi una cosa fondamentale ed ancor più un enorme risultato per la politica e la diplomazia del nostro paese.

Ovviamente la lotta al terrorismo non permette l’esistenza di ambiguità. Mattarella l’ha fatto capire espressamente, dimostrando una grande differenza rispetto a Renzi: “Anche l’Europa ha le sue colpe sul terrorismo”, ha infatti detto. Questa semplice dichiarazione permette di capire molte cose. Tanto Mattarella quanto Renzi provengono dalla medesima esperienza politica, quella democristiana e post-democristiana, ma hanno vissuto epoche e sentori differenti. La loro concezione di cosa debba essere l’atlantismo è da questo punto di vista assolutamente divergente. Il primo lascia trasparire dalle sue parole la ricerca di qualche spazio d’autonomia per il paese pur all’interno della cornice atlantica ed occidentale; il secondo invece è molto più ligio ai richiami di Washington, pur compiendo di tanto in tanto qualche scelta (gli accordi con la Cina, le perplessità sull’intervento in Libia, ecc) che esprimono tuttavia le perplessità di certi ambienti comunque caldamente atlantisti. Rappresentano rispettivamente la Prima e la Seconda Repubblica, nel bene e nel male.