
Massimo voto al Napoli, e valutazioni altissime anche per Juventus, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Bocciati senza appello Roma, Milan, Lazio e Verona.
Dopo il tiratissimo girone d’andata, che ha visto la squadra del patron Aurelio De Laurentiis portare a casa il platonico ma significativo titolo di Campione d’inverno battendo sul filo di lana i nerazzurri e i viola, la serie A inevitabilmente reca con sé promossi e bocciati. Anche tra allenatori e giocatori.
Il voto più alto, un bel 10, spetta alla capolista. Non solo in quanto tale (per la prima volta il Napoli svolta al giro di boa con 41 punti), ma per quello che è. Quella partenopea è una squadra bella, diverte, sa divertirsi, equilibrata e che sa il fatto suo. Ha l’attaccante più forte della serie A, Gonzalo Higuain, che ha realizzato ben 18 delle 38 reti azzurre. Un modulo, il 4-3-3, consolidato e che meglio mette a nudo le potenzialità degli interpreti. Ha vinto con tutte le più immediate inseguitrici (Inter, Fiorentina e Juventus). Ha un allenatore, Maurizio Sarri (voto 10+), che non sarà Ancelotti, Mourinho o Guardiola, ma di calcio ne capisce qualcosa. Che ha fatto una cosa semplice in una squadra che in estate non ha fatto mercato: ha dato ordine e ha fatto capire a tutti cosa voleva. Forse non vincerà il Campionato (la rosa corta potrebbe essere un handicap), ma ha chance di trionfare in Europa league e in Coppa Italia.
La cabala potrebbe aiutarla: dal 2004 in poi, chi è davanti a tutti a metà Campionato poi trionfa in primavera. Dal 1935-36, poi, accade che il Campione d’inverno arriva sistematicamente nei primi tre posti.
Nel frattempo, Hamsik e compagni fanno parlare i numeri: 25 partite disputate, 18 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte.
I valori aggiunti? Higuain, Insigne, Hamsik. I flop Callejon e Valdifiori.
Mezzo punto in meno (9,5) merita l’Inter di Roberto Mancini, la seconda grande sorpresa del Campionato. A lungo in testa, i nerazzurri pagano le troppe sconfitte subite – Fiorentina, Napoli, Lazio e Sassuolo – e una squadra non ancora attrezzata per vincere il tricolore, soprattutto psicologicamente. Per converso, però, il tecnico di Jesi (lui sì che merita 10) è riuscito ad amalgamare in tempi celeri un gruppo nuovo e a dargli tre tratti somatici: fisicità (i simboli sono Medel, Miranda, Murillo, Handanovic), concretezza/cinismo (tanti, davvero tanti, i successi per 1-0), equilibrio tattico, nonostante le 18 formazioni diverse in 19 partite.
Il “Mancini 2”, allora, è meglio del primo. Qui si muove senza Calciopoli e Ibrahimovic. I meriti, allora, vengono da soli, e andranno celebrati se a maggio riporterà l’Inter ai preliminari di Champions League.
Stesso voto alla Fiorentina, la sorpresa del Campionato. Guidata da un sagace e saggio condottiero (10+ anche a Paulo Sousa, non era facile arrivare dopo Montella), la compagine viola si è fatta apprezzare per lunghi tratti. Certo, è immatura per ambire a grandi traguardi – troppi i momenti a vuoto e le sconfitte incredibili, e troppi pochi campioni in rosa -, ma i tifosi devono soltanto dire “grazie”. Anche del probabilissimo ritorno in Europa League nella prossima stagione.
Voto 8, invece, va alla Juventus campione d’Italia in carica. Un mix tra il 5 delle prime dieci giornate e il 10 delle restanti nove, tutte vittorie.
Sospinta da un Dybala versione fenomeno (ma per favore, non paragoniamolo a Messi o Maradona), i bianconeri da novembre in poi hanno confermato di essere ancora la squadra più forte del lotto. Anche senza Pirlo, Tevez, Vidal. Ma ancora con Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Evra, Lichtsteiner, Marchisio, Pogba e Morata, e gli innesti di Alex Sandro, Khedira, Cuadrado, Hernanes e Zaza. Tutto, però, gira attorno all’ex campioncino del Palermo. E non è un caso che quando ha preso per mano i bianconeri, la banda Allegri ha iniziato a triturare gli avversari. Che potranno vederla ancora una volta festeggiare a maggio, e sarebbe la quinta volta consecutiva. Non nascondiamoci: questa Juventus è più forte del Napoli, e allo “Stadium” arriveranno tutte le principali avversarie. E in Champions, se si fa l’impresa di far piangere il Bayern Monaco, allora si può pensare anche alla Coppa dalle grandi orecchie. D’altronde, da queste parti, sono vice campioni d’Europa in carica.
Unica nota storta l’acquisto di Hernanes, in realtà mai stato un fenomeno. Ad Allegri, invece, chiediamo: cosa ha fatto di così male Rugani per meritarsi così tanta panchina?
Voto 5,5 alla Roma. Tutto da addebitare all’ex allenatore Rudi Garcia, non capace di guidare una rosa che ha tutto per essere una Mercedes. Con gli acquisti fatti in estate, i giallorossi avrebbero dovuto avere molti più punti e stare più avanti. Invece si ritrovano distanti dal Napoli – nulla però è ancora perduto -, fuori in Coppa Italia per mano dello Spezia, agli ottavi di Champions per il rotto della cuffia ma contro il Real Madrid.
La nave che sta affondando è stata affidata al capitan Luciano Spalletti, che già conosce l’ambiente romanista, seppur non più quello di qualche anno fa.
Deve arrivare tra i primi tre, altrimenti è sì un vero fallimento. Come lo sono Dzeko, Iago Falque e Rudiger.
Bocciato anche il Milan, che non va oltre il 5. In casa rossonera è tutto da rifare: dirigenza, squadra, allenatore. Dopo due anni anonimi (ottavi nel 2014 con Allegri prima e Seedorf poi, decimi l’anno scorso con Inzaghi), i rossoneri sono una comparsa o poco più anche questa stagione. Con l’aggravante di aver fatto un mercato economicamente importante (Bacca, Luis Adriano, Balotelli, Bertolacci, Romagnoli, Kucka) ma sbagliato, perché incapace di dare più qualità alla squadra e di mandare via le tante, troppe, facce non da Milan (Honda, Cerci, Nocerino, vi bastano?). Naturale, poi, che Mihajlovic, pur spremendosi in volontà e ingegno, stia fallendo. Anche lui non è da Milan, è chiaro.
La morale per quest’anno è una: siamo il Milan. Oltre Bonaventura, nulla più.
Forse conviene già pensare all’anno prossimo, forse con Antonio Conte in panchina. Ma prima dell’ex allenatore della Juventus, da Milanello devono abbracciare le parole “rivoluzione” e “progetto”, per anni annunciata ma mai praticata. E qualcuno – Barbara Berlusconi? – deve fare un passo indietro.
A proposito di facce: che fine ha fatto Bee Taechaubol e i suoi tanti e freschi soldini?
Un voto altissimo (8 pieno) lo merita anche il Sassuolo e Di Francesco, in grado di battere Napoli, Juventus e Inter. Benissimo anche l’Empoli (7,5) del mai apprezzato abbastanza Giampaolo.
Il Chievo è da 6,5, mentre Bologna, Udinese e Atalanta sono da 6.
Insufficienti anche Lazio (ma davvero a Formello pensavano di ripetere la cavalcata miracolosa dello scorso anno? Ma per favore, caro Lotito), che si merita un 5 così come Carpi, Sampdoria, Genova e Frosinone.
Voto 4 al Verona. Tra infortuni, sfortuna e rosa non all’altezza, è praticamente già in serie B.
