
Mentre Donald Trump è al lavoro per formare la nuova squadra di governo, in varie parti degli Stati Uniti sono continuati i tafferugli fra la polizia e i manifestanti che non accettano la sconfitta della loro candidata Hillary Clinton.
A Portland, nell’Oregon, le forze dell’ordine hanno sparato proiettili di gomma e usato spray al peperoncino per disperdere una manifestazione anti-Trump che era degenerata in una vera e propria rivolta: così viene riportato anche dalla pagina Twitter della polizia locale.
Sono almeno 25 le città statunitensi dove si registrano proteste, anche violente, contro Trump, con un bilancio di 100 arresti in due giorni. A New York la polizia ha arrestato almeno 30 persone che manifestavano davanti alle Trump Tower sulla Fifth Avenue e a Columbus Circle, ma si registrano importanti movimenti anche in altre grosse città come Seattle, Portland, Oakland, San Francisco, Los Angeles, Boston, Filadelfia, Detroit, Austin e Washington. Chicago, dopo New York, è la città statunitense che ha visto le manifestazioni anti-Trump più importanti.
Su Twitter Donald Trump ha così commentato la situazione, a suo avviso teleguidata dall’alto: “Ho appena vinto un’elezione presidenziale aperta e di successo. Adesso contestatori di professione, incitati dai media, stanno protestando, Molto ingiusto!”. Sembra proprio che Donald Trump dovrà percorrere, nei suoi prossimi quattro anni di presidenza, un cammino decisamente molto accidentato: la schiacciante maggioranza dei media nazionali sono contro di lui, non gli perdonano la vittoria e gettano benzina sul fuoco degli attuali disordini.
Senza dubbio questi scontri sono il frutto avvelenato di un anno di campagna elettorale al vetriolo, dove non si sono risparmiati colpi bassi ed in cui si sono praticate a larghe dosi la delegittimazione e la demonizzazione dell’avversario, oltre all’odio politico-ideologico e di censo. Chi l’ha praticato (soprattutto Hillary Clinton, che dalla propria parte aveva tutto l’establishment culturale e più del 90% dei media statunitensi) ha indubbiamente manifestato scarso senso di responsabilità e scarso rispetto per il proprio paese.
Tra gli slogan scanditi dai manifestanti, che hanno tra l’altro anche apertamente invocato un’azione di Obama per impedire l’entrata di Donald Trump alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio, i più gettonati sono stati “Not my President” e “Hey Hey Ho Ho Donald Trump has to go”.

Accetterebbe il voto democratico che ha sancito la vittoria di Trump voi che vi grigio late sempre di essere democratici.
non capisco questi Americani , Trump ha vinto democraticamente, inutile adirarsi l elezione è stata regolarissima e chiara !!! Hilary dovrebbe scendere in campo e spiegare ai suoi sostenitori idioti sicuramente di farsi da parte e accettare il nuovo Presidente che gli elettori americani e nessun altro hanno scelto!!!…….
I violenti manifestanti pagati da Soros?