La stampa nazionale non ha dedicato – e si può ben capire il perché – uno spazio adeguato ai fatti di Romania, i quali costituiscono un evento inaspettato solo per chi non conosce la realtà di quel Paese e le dinamiche che lo interessano da quasi 26 anni. Sono mancate, in particolare, analisi e comparazioni utili per comprendere gli antefatti e le cause che hanno condotto alla situazione attuale. Il rogo della Discoteca – Club “Colectiv”, infatti, non è stata che la goccia che ha fatto traboccare il vaso colmo dell’indignazione popolare, diretta verso il sistema politico rumeno, i suoi attori e “ burattini “, i suoi Partiti ridotti, come in occidente, a maschere di loro stessi, omologati come sono (quasi senza eccezione alcuna) ai dogmi del neoliberismo capitalista e dell’ortodossia monetarista. Le masse che, in queste ore, hanno inscenato proteste e moti di piazza, ottenendo le dimissioni del Primo Ministro Ponta, creatura perfetta dell'”Euroburocrazia” imperante, si sono levate in piedi contro la corruzione, il peggioramento del tenore di vita, il drastico abbassamento delle tutele e delle garanzie sociali che, ormai da anni, costituisce, non solo in Romania, il leit motiv delle politiche attuate dai governi, senza soluzione di continuità apprezzabile tra “centrodestra” e “ centrosinistra “.

Privatizzazioni, svendita di risorse nazionali a grandi gruppi economici autoctoni e stranieri, aumento delle tasse e calo dei salari reali: queste le ricette applicate tanto dai vari Roman, Iliescu e Constantinescu negli anni ’90, quanto dai Basescu, dai Ponta e dai Popescu – Tariceanu negli anni 2000, con in più l’esiziale ingresso in un’Unione Europea di banchieri e poteri forti. Il piatto è stato servito in tutte le salse e ai rumeni è venuta la nausea ! Ecco la chiave di lettura per comprendere i fatti di oggi, nonché per prevenire le strumentalizzazioni che, di essi, sono pronti a compiere gruppi di potere e di pressione gravitanti attorno a certi personaggi, primo fra tutti, il finanziere Soros. Quest’ultimo, in Romania, ha sempre mestato nel torbido, cercando con ogni modo e mezzo di destabilizzare l’economia, il tessuto sociale e finanche l’integrità nazionale. Le varie Organizzazioni non governative da lui coniate, che in Romania pretendono di difendere i “diritti” delle minoranze etniche e di certi ambienti, altro non sono che le facciate dell’edificio di intrighi, speculazioni, diversioni, che dal 1990 scuotono la Nazione rumena. Non c’è capo di Stato, avvenimento, episodio, occorso in Romania da 26 anni a questa parte, che non faccia trasparire, in controluce, la filigrana sorosiana. Era il 31 dicembre 1989 quando, con stupefacente tempismo, Soros fondava a Bucarest il “Gruppo per il dialogo sociale”, seguito, nei primi giorni del 1990, dalla “Fondazione per una Società Aperta”. Questi fatti seguivano, di pochi giorni, il colpo di Stato contro Nicole Ceausescu, colpevole di aver cancellato il debito estero del Paese, rendendo la Romania non ricattabile dinanzi ai grandi poteri finanziari internazionali e anzi proiettata sull’arena internazionale con un’immagine e una forza mai viste prima. Le televisioni, allora, ci mostrarono una finta rivoluzione, con tanto di falsi smascherati (si pensi alla storia del massacro di Timisoara) e ancora da smascherare, disinformazione e tutto l’armamentario della guerra psicologica diffusa a piene mani da CIA, KGB gorbacioviano, RADIO EUROPA LIBERA e da altre filiali della sovversione atlantica la gran parte della quale legata, direttamente o indirettamente, a Soros.

La fucilazione di Ceausescu fu la condanna a morte dell’intera Romania, comminata dai Tribunali del potere finanziario e massonico mondiale, di cui il magnate ungherese è uno dei principali giudici: da allora, un Paese con un potente e diversificato apparato industriale, un Esercito legato strettamente al popolo ed alle sue esigenze, un livello culturale tra i più alti al mondo, un patrimonio tecnico scientifico di prima qualità, è stato ridotto a periferia e plaga desolata del sistema imperialista, a riserva di manodopera per i bisogni del capitalismo occidentale . L’impoverimento, il degrado delle strutture socio – sanitarie, il dilagare della disoccupazione, lo smantellamento di ogni insediamento produttivo, con conseguenti migrazioni di massa nel mondo “ricco”, sono stati i caratteri fondamentali della storia rumena dal 1989 ad oggi, pilotata da personaggi organici ai vertici dell’imperialismo americano e a quello europeo di servizio. In seguito a piani preordinati e voluti dalla finanza mondiale e dalle multinazionali, dopo l’eliminazione di Ceausescu sono state trattate al pari di ferri vecchi, svendute per quattro soldi o abbandonate, aziende di primo livello, competitive e affermate a livello mondiale, con produzioni ad alto o altissimo valore aggiunto: è la storia della ARO di Cimpulung Muscel, con i suoi fuoristrada che, negli anni ’80, stavano erodendo importanti quote di mercato a note case produttrici occidentali, con vetture affidabili e versatili; è la storia della fabbrica di scarpe “Pionierul”, la quale lavorava con contratti di esportazione anche per la ADIDAS; è la vicenda della raffineria di Navodari “Petromidia”, svenduta per quattro soldi ad una corporation kazaka, con lauti guadagni per l’uomo d’affari Dinu Patriciu, vicino a personaggi di primo piano del mondo economico e politico. Nel campo energetico, l’indipendenza della Romania è stata, semplicemente, distrutta : nel 1989, l’intero Paese raffinava 34 milioni di tonnellate di petrolio, un record assoluto, possibile grazie a continui investimenti e perfezionamenti tecnici (con buona pace di chi ancora oggi vaneggia di obsolescenze industriali inesistenti). Ad oggi, la capacità di raffinazione degli impianti rumeni, è diminuita, rispetto al 1989, del 50 %, come attestano insospettabili rapporti internazionali. Nel campo della produzione di energia elettrica, si riscontra lo stesso sfacelo produttivo, così come in altri campi, a tutto vantaggio dei Paesi stranieri dai quali la Nazione è costretta ad importare massicciamente ciò che, fino a 26 anni fa, produceva con le sue forze.

Il popolo che oggi scende in piazza, scende in piazza non solo sull’onda emotiva della tragedia della Discoteca –  Club “Colectiv”, ma anche e soprattutto contro una politica di furti, arricchimenti vergognosi, piccole e grandi corruttele, che ha segnato il Paese da anni e anni. In questa situazione, organizzazioni come quelle vicine a Soros, cercano e cercheranno ancor di più di mettere le mani in pasta per deviare su un binario morto le contestazioni e riprendere il controllo di una situazione che, oggettivamente, sfugge loro di mano; i politici alla Ponta o alla Johannis, in questo quadro, svolgono la funzione per la quale sono stati creati e fatti votare: sono nulla più che marionette, capri espiatori da scaricare al momento opportuno, mantenendo così la regia, saldamente, nelle mani delle organizzazioni sorosiane e imperialiste, i centri del vero, autentico potere, quello che detta le regole e dà le carte. Si tenteranno di rinfocolare vecchi odi etnici e religiosi, tornerà d’attualità la mai sopita questione transilvana, con i pasdaran magiari del nazionalismo ben coccolati dall’Occidente. Si cercherà, in una parola, di puntare alla distruzione dell’unità nazionale rumena, di seminare paura e odio. Qui il popolo dovrà dare grande prova di unità, serrando le fila in un grande movimento che potrà significare, se ben diretto, la fine di 26 anni di menzogne, furti, scelte distruttive compiute contro l’interesse della Nazione per volontà dei centri di potere stranieri e antinazionali. Un governo patriottico, sanamente nazionalista e progressista, che rompa i legami con la NATO e diventi ponte eurasiatico vicino alla Russia e aperto all’Ungheria in nome di comuni interessi, ben più profondi e attuali della disputa per la Transilvania, è quello che serve alla Romania in questo momento. Ogni altro tentativo di puntare su figure di seconda fila, non sarebbe che l’ennesima presa in giro.

Luca Baldelli

UN COMMENTO

  1. Quelli usciti in piazza sono stati mobilizzati da ong e facebook ed altre. Quasi tutti giovani, parlano rumeno mischiato con l’inglese. Il tema principale -la coruzzione- nessuna rivendicazzione sociale, di tipo stipendio, lavoro, salute, educazione etc. L’incendio e stato solo un pretesto atteso da tempo. Gia al insediamento il nuovo presidente annunciava che vuole il “suo” di governo.

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