Kim Jong-un, giorni fa, è approdato a Pechino a bordo dello stesso treno già usato, anni fa, dal padre Kim Jong-il per una visita analoga. Tuttavia, i precedenti finiscono qua: quella Cina e quella Corea del Nord sono nel frattempo profondamente cambiate, insieme ai loro leader, e anche la situazione internazionale che le circonda non è più neanche lontanamente confrontabile con quella d’allora.

Non dovremmo infatti dimenticare, a riguardo di questa “gita pechinese” di Kim Jong-un, come il leader nordcoreano esca praticamente vittorioso da un lungo braccio di ferro con gli Stati Uniti e con i loro alleati di Tokyo e di Seul, grazie soprattutto ad una sua dota che potremmo definire come “imprevedibilità”. Lasciando tutti sconcertati, Kim Jong-un ha infatti improvvisamente messo da parte i missili per porgere il classico ramoscello d’olivo, un’offerta di quelle che non si possono proprio rifiutare. Tutto questo mentre Russia e Cina, bene a conoscenza di una simile manovra, si fregavano le mani: su di loro, tutti i tentativi di Donald Trump di costringerle ad abbandonare la Corea del Nord al suo destino o quantomeno d’obbligarla ad un ridimensionamento strategico s’erano nel frattempo sempre conclusi con un nulla di fatto.

Kim Jong-un è giunto a Pechino guardacaso prima di due importanti vertici che ne metteranno alla prova la stoffa di grande tessitore politico e diplomatico, una dote che fino ad oggi i più gli misconoscevano. Il primo vertice è quello intercoreano di oggi, che dovrebbe preparare il summit fra Kim Jong-un e il suo omologo sudcoreano Mon Jae-in per il prossimo 27 aprile. Il secondo è quello, ancor più atteso, sempre fra Kim Jong-un e Donald Trump, che negli auspici d’entrambe le parti dovrebbe tenersi a maggio, in un luogo neutro non ancora identificato: potrebbe essere al confine fra le due Coree ma anche nel paese neutrale per eccellenza, la Svizzera. Entrambi gli appuntamenti saranno decisivi per il mitigamento della tensione e per raggiungere una pacificazione e una denuclearizzazione della Penisola Coreana.

E’ interessante, a tal proposito, notare come a Pechino, proprio in contemporanea con la visita di Kim Jong-un, si trovasse pure una delegazione del Congresso degli Stati Uniti, guidata da un Senatore considerato come “Chinafriendly” e che è stata ricevuta dal primo ministro Li Keqiang. Xi Jinping, invece, ha preferito snobbarla per concentrare le sue attenzioni su Kim Jong-un, e così ha fatto anche lo stesso Li Keqiang, che secondo i resoconti avrebbe congedato molto rapidamente la delegazione statunitense per incontrare il leader nordcoreano dedicandogli molto tempo in più.

Xi Jinping ha parlato della sua intenzione di stabilire una “comunicazione strategica” con Kim Jong-un, vale a dire un rapporto telefonico e diplomatico quotidiano, e il leader nordcoreano, visibilmente soddisfatto, l’ha prontamente invitato a Pyongyang, cosa che secondo le agenzie il presidente cinese “ha accettato con piacere”. Kim Jong-un, quindi, ha proposto a Xi Jinping un “summit fra paesi” riferendosi fra le righe ad un incontro fra Cina, Corea del Nord e Corea del Sud. Immediato è stato l’allarmismo da parte di Washington, che proprio nelle stesse ore ha comunicato la propria volontà di rinegoziare il trattato commerciale con Seul entrato in vigore nel 2012.

Dunque, riassumendo il tutto, potremmo dire che con questo vertice fra Kim Jong-un e Xi Jinping la Corea del Nord si prepari per un esordio in grande stile sui tavoli delle trattative con la Corea del Sud e soprattutto con gli Stati Uniti.