Ravezzani/LaPresseanni '80 Genova - ItaliastoricocalcioGianluca VialliNella foto: i calciatori della Sampdoria Gianluca Vialli, Walter Zenga e Roberto Mancini

Prima della terza pausa in ossequio agli impegni delle Nazionali, a mio avviso è giunto il momento di tracciare un primo bilancio di queste dodici giornate: in cima sarà lotta serrata tra almeno quattro squadre (Fiorentina, Inter, Napoli e Fiorentina) con possibili inserimenti da dietro della Juventus (se incomincia a inanellare una serie lunga di risultati utili consecutivi). Molte sono le squadre che possono ambire all’Europa League, in primis il Sassuolo con Milan e Lazio come possibili outsiders, mentre la lotta per non retrocedere coinvolgerà molte squadre per il terzultimo posto: Verona e Carpi francamente le vedo già spacciate e difficilmente risaliranno la corrente. Campionato comunque equilibrato e avvincente, meglio così, cui si aggiunge l’ottima figura rimediata dalle nostre squadre in Europa. Se era prevedibile che la Juventus faticasse in terra tedesca (anche se alla fine è giunto un confortante pareggio), per il resto le nostre quattro connazionali hanno centrato ben quattro successi, importantissimo soprattutto quello “ pazzo”della Roma, contro una squadra altrettanto folle come il Leverkusen, perché potrebbe favorire il passaggio di ben due nostre squadre agli ottavi, cosa che non capita dal 2012/13.

VERONA – BOLOGNA 0-2: ha del miracoloso l’avvento dell’ombroso Donadoni nella ridente e godereccia Bulagna. Nonostante non abbia cambiato né uomini né modulo (sempre 4-5-1), i petroniani sembrano davvero un’altra squadra. Per quanto riguarda il Verona invece la situazione è drammatica: l’infortunio di Toni c’entra relativamente perché il “gioco” della squadra era lo stesso anche l’anno scorso e due anni fa e se un allenatore non riesce a dare delle variabili al suo gioco deve essere per forza cacciato a pedate nel sedere! Adesso si fanno i timidi nomi di Di Carlo e Ballardini, insomma gente che vuole puntare a tutti i costi al record di retrocessioni dalla A alla B, anche se il sogno, nemmeno troppo remoto sembrerebbe, rimane sempre uno solo: il ritorno di Malesani!

MILAN – ATALANTA 0-0: il vecchio Edy Reja ha dato una bella lezione di calcio al Milan a San Siro, stadio che un tempo faceva tremare le gambe e i polsi anche agli squadroni più scafati e che invece ora è diventato terra di conquista anche per squadre di livello quasi amatoriale. Con le due squadre schierate in campo con lo stesso modulo (4-5-1) era normale che finisse 0-0, anche se specie nel secondo tempo, il predominio dei bergamaschi è stato assoluto, quasi schiacciante. Il Milan si conferma squadra senza una logica precisa e, terribilmente vulnerabile dal punto di vista mentale. In quanto a Donnarumma, ha compiuto tre parate tutto sommato normali, con gli attaccanti avversari che gli hanno letteralmente calciato addosso (gli interventi sulla sagoma sono i più semplici perché bastano riflessi sufficienti) . Scuffet, due stagioni fa, nello stesso stadio contro i cugini nerazzurri, si era reso protagonista d’interventi ben più prodigiosi e Scuffet oggi difende i pali del Como, fanalino di coda del campionato cadetto!

TORINO – INTER 0-1: “Mister 1-0” colpisce ancora! Settima vittoria con questo cinico punteggio per Sciarpetta Mancini, sempre più meritevole di cotale epiteto. Il Milan capelliano edizione 1993/94, quello famoso perché vinceva sempre 1-0, è a quota nove 1-0 (in trentaquattro giornate però) mentre alla dodicesima giornata il suo epigono Sciarpetta è già a -2! Anche contro il Torino si è visto il classico canovaccio: Sciarpetta che cambia modulo come paia di mutande (questa volta 3-5-2, scelta comunque azzeccata), il classico gol su punizioncina e i soliti miracoli di San Samir Handanovič a salvare capra e cavoli. Rendiamoci conto che l’Inter è in testa al campionato senza mai aver meritato di vincere! Sento dire che l’Inter fa una grande fase difensiva, niente di più falso. Adesso vi spiego qual è la differenza tra una grande fase difensiva e una fase difensiva alla carlona:

– Grande fase difensiva: linea difensiva alta, sui quaranta metri circa, applicazione frequente o adirittura sistematica del fuorigioco, ricorso alle marcature a uomo solo negli ultimi sedici metri. Particolarmente difficoltoso, nella difesa alta, è giocare senza la protezione di mediani incontristi in mezzo al campo. Squadre che applicano una grande fase difensiva in Italia: Fiorentina, Napoli, Empoli.

– Fase difensiva elementare: linea difensiva bassa, sui quindici metri circa, scarsa applicazione del fuorigioco, difensori centrali che si limitano ad ammassarsi in area di rigore protetti da un centrocampo muscolare e statico, adatto a “restringere l’imbuto” all’avversario. L’Inter sciarpettiana “gioca” in questa maniera, ergo adotta una fase difensiva elementare, se Miranda e Murillo si alzassero solo di qualche metro l’Inter rischierebbe di prendere gol da tutte le parti.

CARPI – SASSUOLO 0-1: vittoria manciniana per i piastrellisti nell’inedito derby emiliano (Carpi e Sassuolo fanno assieme circa la metà degli abitanti di Modena), anche se, paradossalmente, un risultato del genere conferma la forza e la maturità della banda di Di Francesco. Gestione societaria farsesca quella dei carpigiani: dopo l’esonero immotivato di Castori (che aveva un calendario al limite del possibile) è arrivato quello del duo Sogliano-Sannino per il ritorno del nocchiero che ha portato la squadra in massima serie. Una scelta che sa sai di bocciatura su tutti i fronti del progetto societario partito a giugno!

EMPOLI – JUVENTUS 1-3: finalmente si è vista una buona Juventus, che ha saputo reagire positivamente al solito svantaggio, una costante di questo difficile inizio di stagione. L’attacco sembra finalmente girare, anche se preoccupa la tenuta difensiva: di riffa o di raffa Buffon (che dieci anni fa avrebbe parato la rasoiata di Bic Mac) s’inchina sempre a raccogliere almeno un pallone in fondo al sacco (ahi la schiena!).

FROSINONE – GENOA 2-2: pirotecnico pareggio che serve più agli ospiti che ai simpatici ciociari. La banda di Stellone deve mangiarsi le mani per non essere stata in grado di portare in porto il risultato nonostante la superiorità numerica per ¾ di gara, tutta questione di scarsa esperienza con la massima serie.

ROMA – LAZIO 2-0: sarà un caso o senza i due romani de Roma (capitan presente Totti e capitan futuro De Rossi) la truppa di Garcia abbia vinto il derby? Va bene che la Lazio attuale, è nettamente inferiore ai cugini giallorossi, però è parso di vedere una squadra matura, in grado di controllare per novanta minuti l’avversario senza cedere a isterismi. Dalla partita col Leverkusen Džeko mi sembra più al centro del gioco, positivo il fatto che si sia sbloccato anche in campionato. In quanto alla Lazio la squadra è quello è, in più non è adatta a giocare ogni tre giorni, queste cose si sapevano da luglio. Giova comunque ricordare che per il gioco di Pioli, tutto verticalizzazioni e percussioni centrali, servono come il pane gente come Anderson e Klose, senza giocatori del genere l’intera squadra è destinata ad incontrare difficoltà.

PALERMO – CHIEVO 1-0: quando il gioco si fa duro il culo di Iachini incomincia a giocare. E’ successo l’anno scorso (con l’esplosione di Dybala) e sta per risuccedere quest’anno grazie ad una zampata del redivivo Gilardino (“Gggilardino in Nazionale!” urlava più di dieci anni fa l’Aldone nazionale). In quanto al Chievo mi sembra che la squadra di Maran stia per perdere un po’ di smalto e autostima, occhio a non farsi risucchiare nelle retrovie!

NAPOLI – UDINESE 1-0: grande prova di maturità del Ciuccio in un incontro non facile, perché il da me dileggiato Mastro Lindo Colantuono, le ha azzeccate quasi tutte, giocando una sorta di partita a scacchi soprattutto a centrocampo dove gli uomini del Napoli, dei specialisti del ruolo, erano sorvegliati sempre da un dirimpettaio zebrato. Alla fine, nonostante il predominio territoriale seppur sterile, la differenza l’ha fatta il fuoriclasse: Higuain, giocatore a mio avviso fortissimo che quest’anno pare davvero aver compiuto il salto decisivo verso la maturazione.

SAMPDORIA – FIORENTINA 0-2: il calcio di Paulo Sousa è una vera libidine per i miei occhi. La Sampdoria non ci ha capito nulla dal primo all’ultimo minuto e solo un grandissimo Viviano (da chiamare in Nazionale) ha evitato che il punteggio assumesse contorni più pingui. Comunque è balzata nettamente all’occhio la differenza di organizzazione di gioco tra i viola e i ciclisti doriani, pessimi come l’accoppiata barba disegnata + occhiale + cappellino del proprio tecnico. A proposito di Walterone: pare che l’era W.Z. sia ai titoli di coda e che l’erede sia stato individuato in Corini, dalla padella alla brace?