I vergognosi fatti di due venerdì fa a Parigi hanno fatto da sfondo alla pausa che ha interessato il nostro campionato. Che cosa dire, oggi, turno di campionato numero tredici (non sa se porti bene o male) passerà alla storia come il primo (e probabilmente unico) fine settimana di campionato dove nei nostri stadi, ma anche in tutti gli altri stadi europei si sono sentite echeggiare le note della magnifica Marsigliese (“Allons enfants de la Patrie…”). Premetto che chi scrive considera ciò che è successo nella Capitale francese un fatto gravissimo e che i francesi hanno tutta la mia più sincera solidarietà, però la trovata di far suonare l’inno francese in tutti gli stadi europei mi ha saputo tanto di pacchianeria e pessimo gusto. Già, perché quando i media in mano al potere bombardano virtualmente “Siamo tutti Charlie”, “Siamo tutti francesi”, “Questo è l’11 settembre europeo” significa che ti vogliono portare in un posto che è lontano dalla verità. Settanta anni fa, le televisioni non c’erano, le radio erano grosse come armadi e i giornali erano composti da poche pagine: si poteva benissimo non sapere cosa stesse succedendo nella Germania di Hitler o nell’Urss di Stalin. Ora, nella società globalizzata dei mass-media, tutti sappiamo cosa è successo davvero l’11 settembre 2001, chi fosse davvero Osama Bin Laden e come fosse nata Al-Qaeda, come oggi tutti, a parte chi nega l’evidenza, sanno com’è nata l’Isis e quale gioco sporco di tipo geopolitico si celi sotto le azioni dei tagliagole. Affermare “siamo tutti francesi”, suonare la Marsigliese è stata una scelta atta a suscitare empatie ed emozioni e allo stesso incanalarle nel verso giusto: non sorprende che mentre si suonano le note dell’inno francese, gli uomini di Hollande abbiano iniziato a bombardare la Siria (tra l’altro un jihadista si era dimenticato sulla scena del crimine proprio un passaporto siriano, ma che strano!), un paese finito da tempo nella lista nera della Nato. E’ sempre il solito teatrino: vicende del genere, invece che fare riflettere, devono suscitare emozioni, emozioni che poi vanno sempre pilotate e manipolate verso il consueto intervento militare (con la scusa dei diritti umani e dell’esportazione di libertà occidentali e democrazia). E’ successo così nel 1999 in Serbia, è successo così nel 2001 in Afghanistan, è successo così nel 2003 in Iraq ed è successo così nel 2011 in Libia! E il bello è che destri e sinistri, almeno nelle loro varianti più acritiche ed identitarie, ci cascano puntualmente ogni volta! Alla pacchianeria vista in quest’ultima settimana, personalmente avrei preferito un bel minuto di silenzio. Spesso il minuto di silenzio, una volta riservato ad alte cariche dello Stato o a figure importanti e celebri, è stato letteralmente abusato nell’ultimo decennio. Forse in questa circostanza, un bel minuto di silenzio sarebbe stato migliore di tante chiacchiere sparate a vanvera e tanta volgare retorica! Perdonate questo mio breve sfogo, adesso parliamo del nostro campionato: il turno numero tredici consacra il comando solitario dell’Inter e l’ottima forma del Napoli, mentre Fiorentina e Roma dimostrano la loro vulnerabilità mentre sembra rinsavita, almeno nei risultati, la Juventus. Nella prossima giornata, Napoli-Inter potrebbe già dire molto nell’economia di questo pazzo campionato.

BOLOGNA – ROMA 2-2: un successo letteralmente buttato alle ortiche che conferma tutti i limiti mostrati dalla Roma in questo scorcio di stagione e il campo o il (pessimo) arbitro non deve essere un alibi valido. Semplicemente in un campo inzuppato come una risaia, i giallorossi non hanno saputo sfruttare il loro solito contropiede perché in situazioni del genere l’unica cosa che devi fare in queste situazioni è alzare il pallone verso la capoccia di Ďzeko, che è bello alto di statura, si vede che è una soluzione tattica semplice come il mondo ma ignota al Sergente francese! In quanto al Bologna, imbattuto nelle tre giornate con Donadoni in panca, ha confermato di essere in crescita e tanto per cambiare ha saputo rifilare un… Destro alla Roma. Per il Mattia Nazionale si tratta di un piacevole risveglio proprio contro la propria ex squadra.

JUVENTUS – MILAN 1-0:  massimo risultato con il minimo sforzo per i Campioni d’Italia che però, sembrano lontani mille miglia dalla condizione migliore. Sembra di vedere, in questo inizio di stagione, la versione 2.0 del Milan allegriano:  squadra piatta, molle e senza alcuna idea di gioco. Ciò che colpisce dei bianconeri è la loro grandissima difficoltà ad entrare in area di rigore, questo per due motivi:

  • Il centrocampo così com’è fa schifo, di fatto si salva solo Khedira che però non può cantare e portare la croce. Marchisio in quel ruolo è una fissa del bischero, Pogba beh, ormai lo vediamo tutti che razza di giocatore è, un orpello inutile completamente avulso dal gioco, infine Hernanes sta deludendo su tutti i fronti, un po’ perché è un giocatore abbastanza atipico e un po’ perché è mal servito dai compagni e dalle punte.
  • Ecco, alla Juventus manca un centravanti come si deve che sappia aprire spazi per i compagni. Mandžukić ha buoni colpi ma è discontinuo e spesso troppo pasticcione, Dybala è forte ma vale un’unghia di Tevez, resta quindi Morata che però tra Champions e campionato non può giocare sempre

Quanto al Milan, ha semplicemente confermato di essere una squadraccia da massimo sesto/settimo posto. Lo Sputacchione sta migliorando la fase difensiva, anche se a discapito dell’attacco che ora vede schierato un solo elemento, seppur di valore. Probabile che Miha viri sul 4-4-2, verso le famose due punte richieste dal Presidentissimo ai tempi di Ancelotti. Servirà? Come si dice in questi casi “la coperta è sempre troppo corta”.

VERONA – NAPOLI 0-2: 22 tiri a 4, 67% di possesso palla contro 33%, direi che questi semplici dati inquadrino alla perfezione quest’impari partita, una sorta di derby d’Italia tra Nord e Sud (polentoni contro terroni). Nel Napoli sarriano tutto funziona alla perfezione, viceversa nel Verona non funziona un tubo, e Mandorlini deve considerarsi un miracolato per essere ancora saldo in sella (“gli incontri facili arrivano adesso…” ha affermato con una faccia tosta incredibile). Savastano ora deve sperare che i suoi non calino di condizione fisica (e se giocano sempre gli stessi il rischio è alto), perché questa squadra sembra davvero viaggiare con il vento in poppa. Un unico neo: il 45% di precisione nelle conclusioni nello specchio fatto registrare a Verona è un valore troppo basso che contro altre squadre potrebbe essere fatale.

ATALANTA – TORINO 0-1: cade il fortino dell’Atleti Azzurri per merito di un Toro finalmente cinico sotto porta e attento in difesa, anche se il Gallo Belotti, continua a divorarsi gol che sembrano già fatti, e questo sarebbe il futuro degli attaccanti italiani?

CARPI – CHIEVO 1-2: Castori ritorna al suo caro 4-5-1, ma i risultati continuano a non arrivare. Nonostante una ripresa generosa, i carpigiani sono usciti battuti ancora una volta a causa di un primo tempo da dimenticare. Questi alti e bassi sono un indice che la squadra è stata scombussolata troppo in sede estiva e che non ha trovato ancora una propria anima. In quanto al Chievo, di positivo sono solo i tre punti, dovuti ai miracoli del proprio portiere, per il resto la squadra sembra essersi ingolfata dopo l’incoraggainte avvio di campionato.

FIORENTINA – EMPOLI 2-2:  gran bel derby toscano in quello che può essere definito il più appassionante incontro di questa giornata di  campionato. Il risultato ride al povero Empoli e gioca un tiro mancino alla ricca e magna Fiorenza. Fiorentina che comunque deve mangiarsi le mani per aver buttato via un tempo anche perché il supponente Paulo Sousa ha lasciato colpevolmente in panchina il proprio bomber principe Kalinić, guai a sottovalutare squadre ben organizzate come l’Empoli! Per quanto riguarda i poveri empolesi, se sapessero fare “catenaccio” avrebbero potuto tranquillamente portare a casa i tre punti, siccome i ragazzi di Jean Paul non sono abituati ad ammassarsi in area come fanno il 90% delle squadre italiane e quindi hanno preso due pere…

GENOA – SASSUOLO 2-1: minuti finali che sorridono ancora una volta al Genoa, ormai sempre più in versione Manchester United edizione 1998/99, il Sassuolo invece perde una buona occasione per issarsi tra il quintetto di testa, roba da mangiarsi le mani e anche qualcos’altro!

LAZIO – PALERMO 1-1: buona la prima ber Nosferatu Ballardini, tecnico ormai chiamato dalle squadre nostrane solamente per fare il traghettatore manco fosse la reincarnazione del grande Nedo Sonetti! Bruttissima Lazio invece, peggiorata tantissimo nel gioco e nell’intensità rispetto all’anno scorso. Se per la condizione fisica molte colpe sono da attribuire ad una rosa non pronta per giocare ogni tre giorni, sul piano del gioco la squadra, tramontati gli astri di Klose e Felipe, è ormai diventata praticamente Candreva-dipendente. L’allenatore in questi casi deve cercare soluzioni tattiche alternative, altrimenti è destinato a finire nei guai.

UDINESE – SAMPDORIA 1-0: forse la migliore Udinese della stagione sconfigge con merito una Sampdoria apparsa completamente disorientata dal cambio tecnico (tra l’altro grandissimo azzardo a parer mio perché un tecnico giovane come Montella non è abituato a subentrare). A mio avviso i ciclisti doriani rischiano serio perché i pantani invernali toglieranno energie al loro attacco fino ad ora letale, se difesa e centrocampo non miglioreranno di condizione, i guai potrebbero essere dietro l’angolo.

INTER – FROSINONE 4-0: comodo successo per la Beneamata e primato solitario ipotecato, anche se la differenza tra le due squadre era ebnorme, soprattutto dal punto di vista atletico. Il Frosinone, finchè aveva sufficientemente birra in corpo non mi è dispiaciuto, anzi, per circa un tempo ha dimostrato persino di avere qualche soluzione tattica più interessante di quella di Mister Sciarpetta, poi però, incassato il 2-0 i simpatici ciociari sono letteralmente spariti anche perché un conto è giocare in un catino di dieci metri per venti come il Matusa, un conto giocare in vere e proprie piste d’aeroporto come San Siro. L’Inter comunque, continuando a giocare così, è destinata a non andare da nessuna parte, ormai giunti a dicembre possiamo finalmente affermare (io sono stato tra i primi a prevederlo) che Kondogbia è un bidone sesquipedale.

Francesco Scabar