La sequenza sismica che si è scatenata in Italia centrale il 24 agosto scorso non ha provocato soltanto morti, feriti, sfollati e case distrutte ma sta minacciando l’esistenza di quello che costituisce uno dei fiori all’occhiello nel settore agroalimentare italiano.

Senza case, senza stalle, senza magazzini, allevatori e pastori locali si ritrovano in piena emergenza mentre il freddo avanza ed il maltempo non dà tregua alle zone terremotate.

C’è bisogno di soluzioni temporanee ma tempestive, come roulotte o container, per consentire agli allevatori e ai pastori di non allontanarsi dai propri animali che potrebbero finire preda dei lupi.

Per non compromettere la continuità produttiva, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha promesso di non abbandonare i lavoratori rurali ed ha rivendicato il sostegno alla zootecnica locale incluso nel decreto approvato dal governo Renzi in favore delle aree colpite dal sisma. Una misura che permette di destinare 10.942.300 euro a supporto dei settori agricoli in ginocchio.

Le quasi tremila aziende del settore che hanno avuto danni dal terremoto hanno rappresentato finora un importante risorsa occupazionale ed anche turistica per regioni come l’Umbria, il Lazio, l’Abruzzo e le Marche.

A queste imprese si deve la produzione di prelibatezze regionali caratteristiche come la lenticchia di Castelluccio, gli insaccati norcini, la patata rossa di Colfiorito, il pecorino dei Monti Sibillini oltre che i formaggi e i salumi di Amatrice.

Dunque, alla sopravvivenza delle aziende locali si lega anche quella di prodotti che rappresentano un’indiscussa eccellenza alimentare italiana, da esportare nel mondo.

Un patrimonio che il nostro paese non può permettersi di perdere.

Nico Spuntoni