lafarge

Per far andare avanti il proprio stabilimento a Jalabiya nel Nord della Siria, la fabbrica di cementi Lafarge versava il pizzo all’ISIS per una cifra che ammonta a 30000 dollari al mese tra il 2013 e il 2014.

È ciò che emerge dall’indagine compiuta dalla magistratura francese, che ha richiamato dalla Siria un ingegnere, un informatico e un magazziniere per risponde alle domande degli inquirenti.

L’azienda LafargeHolchim è anche accusata di aver comprato del petrolio di contrabbando dallo Stato Islamico, permettendogli la sopravvivenza.

Tuttavia l’amministratore delegato della società si difende dalle accuse, dichiarando che era il governo, in particolare il Ministero degli Esteri a spingere il cementificio a restare in Siria.

L’indagine partita nel settembre 2016, si deve a un’inchiesta condotta dal giornale francese Le Monde sui rapporti tra il Lafarge Cement Syria e i jihadisti della regione, che avevano in quel momento guadagnato molto terreno.

Indicative le parole dell’avvocato Marie Dosè che si occupa del caso: “la gestione della Lafarge era squisitamente finanziaria, senza alcuno scrupolo verso le questioni umanitarie, i dipendenti nel 2014 quando l’ISIS ha conquistato lo stabilimento con un raid non sono neanche stati avvertiti dall’azienza, provvedendo da soli a scappare”.