
È morto oggi, ad 88 anni, il Re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, dopo aver regnato sul suo paese per ben 70 anni. Era ricoverato all’ospedale Siriraj di Bangkok, dove secondo una velina governativa sarebbe spirato alle 8.52 del mattino.
La storia thailandese, in questi ultimi anni 70 anni, è stata decisamente travagliata: basti pensare che sotto il lungo regno di Bhumibol Adulyadej si sono verificati ben dodici colpi di Stato, più altri otto falliti. L’ultimo è avvenuto nel 2014 contro la sorella di Thaksin Shinawatra, Yingluck. Anche Thaksin, definito alla stregua di un “Berlusconi thailandese”, era stato deposto da un golpe militare nel 2006.
Eppure il longevo sovrano thailandese è stato una figura che ha profondamente unito la Thailandia. Ha mantenuto unito il paese dal 1950, anno della sua incoronazione ufficiale (ma già era stato proclamato Re nel 1946, solo che doveva ancora completare gli studi in Svizzera) fino ad oggi, salvandolo per esempio da un disastroso e tutt’altro che improbabile coinvolgimento nella guerra del Vietnam, che invece lasciò profonde ferite sul resto dell’Indocina ex francese: non solo il Vietnam, ma anche il Laos e la Cambogia. Il Laos fu il paese più bombardato, la Cambogia dopo la guerra conobbe anche il terrore dei “Khmer Rossi”. A costo di cedere importanti quote di sovranità, esattamente com’era avvenuto quando l’allora regno del Siam s’era trovato schiacciato fra il colonialismo inglese e quello francese e s’era visto costretto a cedere delle province frontaliere, in quell’occasione Re Bhumibol aveva saputo salvare la pace nel proprio paese.
In seguito il sovrano thailandese aveva promosso un’importante politica di sviluppo economico che, pur non rispettando pienamente i concetti della giustizia sociale, dato anche l’assetto molto liberista, aveva comunque permesso al paese d’iniziare la propria uscita dalle secche del sottosviluppo, avviandosi a divenire un paese moderno, attraente per gli investimenti esteri e con un’economia dinamica. Gli ultimi anni di forte avvicinamento con la Cina testimoniano i risultati di questa politica.
Al netto dei suoi limiti anche Re Bhumibol, venerato in patria come una divinità, merita dunque la rispettosa considerazione dei suoi connazionali.
