Il 15 ottobre del 1987 veniva ucciso dal suo vice Blaise Compaoré, destinato poi a governare il paese fino al 2014 dapprima negando e poi rivendicando la responsabilità di tale assassinio, il grande rivoluzionario Thomas Isidore Sankara, che aveva trasformato l’ex Alto Volta nel Burkina Faso, il paese della felicità. Quando il suo futuro successore si presentò dinanzi a lui con la pistola in pugno, Sankara fece appena in tempo a chiedergli perché stesse facendo questo, dato che per lui era come un fratello. Per tutta risposta ricevette del piombo in pieno petto.

Grazie alla rivoluzione di Thomas Sankara il popolo burkinabe aveva ottenuto davvero grandi cose: in primo luogo quattro pasti e dieci litri d’acqua al giorno per tutti. Per un piccolo paese dell’Africa Subsahariana si trattava di un risultato tutt’altro che disprezzabile. Le donne avevano guadagnato una totale parità rispetto all’uomo, e molte di loro erano entrate a far parte delle forze armate e di polizia. Non solo, ma per iniziativa di Sankara erano ulteriormente beneficiate dalla sua lotta senza quartiere alla poligamia e all’infibulazione.

Sankara era infatti enormemente consapevole di quanto fosse importante per il paese disporre di un sistema sanitario e scolastico all’avanguardia. Fu il primo capo di Stato africano a mettere in guardia la propria popolazione dall’AIDS.

I membri del suo governo ricevevano lo stesso trattamento del popolo: gli stipendi dei ministri e dei vari funzionari erano stati drasticamente abbassati, dato che in precedenza avevano raggiunto livelli a dir poco scandalosi. Inoltre per i viaggi all’estero erano obbligati a volare in classe turistica mentre, per i trasporti interni, le loro Mercedes erano state vendute e sostituite con le più economiche Renault 5.

La rivoluzione di Sankara era stata benedetta da Muammar Gheddafi, che al leader burkinabe diede sempre un grande appoggio, e che tuttavia preferì tacere quando il suo successore lo uccise. Ma, giova comunque ricordarlo, la Libia appena uscita ferita dai bombardamenti angloamericani su Tripoli e Bengasi pensava in questo modo di meglio tutelare i propri legami col Burkina Faso. Addirittura, ad un anno dalla morte, Gheddafi tentò anche d’organizzare un vertice fra vari leader africani per trovare un chiarimento sulla morte di Sankara, che tuttavia venne vanificato proprio dalla presenza di Compaoré.

Sicuramente in tanti volevano la morte di Sankara: in primo luogo i francesi e gli americani, che questi aveva attaccato anche all’ONU per le loro politiche sul debito, che addirittura il Burkina Faso si rifiutava di pagare. Il debito era, secondo Sankara, lo strumento con cui l’Occidente campava sui paesi del Terzo Mondo, grazie allo sfruttamento dei sostanziosi interessi che ogni anno dovevano essere pagati. Inoltre Sankara aveva fatto ben capire come il colonialismo, ancor prima che essere un aspetto politico, militare od economico, fosse un fenomeno culturale: la dominazione culturale dell’Occidente sui paesi ex coloniali era la prigione più dura da cui evadere, ancor più di tutte le altre. Tutto questo bastava ed avanzava per desiderare una sua immediata rimozione dal potere, meglio ancora il suo omicidio. Ed infatti Compaoré prontamente eseguì la sentenza.

La tomba di Sankara oggi sorge in un luogo che la capitale del paese ha destinato a bidonville e discarica. In tanti vengono a recargli omaggio, a memoria di quattro anni intensi ed indimenticabili.

Avatar
Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.