Ad appena otto mesi dalle elezioni presidenziali, il Parlamento turco ha approvato una legge che punirà con sentenze fino a tre anni di carcere chi diffonde “fake news”. E’ un ulteriore passo del presidente Erdogan verso la restrizione della libertà di stampa e di espressione, con un rafforzamento in senso sempre più autoritario dell’apparato di potere.

Particolarmente pericoloso è l’articolo 29, di cui l’agenzia ufficiale turca Anadolu riporta dei passaggi: “Chi dovesse diffondere pubblicamente informazioni false sulla sicurezza interna ed estera del Paese, sull’ordine pubblico e la salute in generale, con l’obiettivo di creare sconvolgimenti o seminare paura e panico tra la popolazione in modo da perturbare la pace pubblica sarà sanzionato con pene detentive da uno a tre anni”. Pene più severe sono previste nel caso in cui la persona sotto accusa “dovesse aver nascosto la sua reale identità o agito nell’ambito di un’organizzazione”.

Una formulazione così vaga da costringere i giornalisti ad imbavagliarsi da soli per non rischiare di incorrere in sanzioni. Nel corso della discussione in aula, Burak Erbay, deputato del Partito Popolare Repubblicano (Chp), ha tirato fuori uno smartphone ed ha iniziato a prenderlo a martellate.

Drammatico il suo messaggio ai cittadini: “Vi rimane solo una libertà: il telefono in tasca. C’è Instagram, YouTube, Facebook. È lì che comunicate. Se la legge passa in parlamento, potete rompere il vostro telefono e buttarlo. Non vi servirà più a nulla”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

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