Sono tre di notte in piazza I Maggio, zona stazione, a Sesto San Giovanni. Un uomo di giovane età appena arrivato in treno dalla Francia, esce dalla stazione ferroviaria e incappa in un controllo di polizia. Alla richiesta del capopattuglia di esibire i documenti, estrae una pistola calibro 22 dallo zaino, urla “Allah Akbar” e spara contro gli agenti, colpendone uno alla spalla, poi si nasconde dietro un auto. I poliziotti rispondono al fuoco, uccidendolo: è Anis Amri, l’attentatore di Berlino.

Il terrorista già noto al Dap, all’antiterrorismo ed ai servizi segreti del nostro paese, segnalato al SIS (servizio informazioni Schengen) ben prima di iniziare a spargere sangue in Germania, è morto sul colpo. Sarebbe stato un colpo partito dalla pistola dell’autista a ucciderlo. Il poliziotto è stato operato al San Gerardo di Monza. Anis Amri è stato identificato dalle impronte digitali e dalla misura del volto. In tasca aveva alcuni biglietti delle ferrovie francesi.

Si era spostato in treno da Chambery (Francia) a Torino e da lì aveva raggiunto Milano. Gli investigatori sono al lavoro per capire se la pistola di cui l’uomo era in possesso fosse la stessa utilizzata per rubare il camion con cui è stato compiuto l’attentato di Berlino. Sulla sparatoria di Sesto San Giovanni, ha acquisito notizia di reato la procura di Monza.

Poco fa in conferenza stampa il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha elogiato le forze dell’ordine: “Italia è la fiera delle forze di sicurezza” ha dichiarato l’ex ministro degli esteri. Poi ha bacchettato l’Europa sulla condivisione dei dati di intelligence: “ci vuole più cooperazione internazionale” ha ammonito il premier. Mentre sul fronte del Ministero dell’Interno, Minniti ha informato i media che l’agente ferito sarebbe l’agente in prova Cristian Movio. Fortunatamente il giovane non sarebbe in pericolo di vita.

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