“Oh Maria Salvador, te quiero mi amor”: il tormentone dell’estate 2015 è facile ed orecchiabile, ma tutt’altro che banale, porta un messaggio politico, che può essere o meno condiviso, ma è chiaro. J-Ax dedica una canzone d’amore alla marijuana e ne sogna la legalizzazione. È consapevole di fare uno spottone, difatti nel testo infila una citazione del Vasco Rossi di ‘Bollicine’, vecchia (del 1983) canzone dedicata alla cocaina: “piccolo spazio pubblicità”.
Già nel 1995 J-Ax vinse, con il suo gruppo ‘Articolo 31’, il premio ‘Un disco per l’estate’ con ‘Ohi Maria’, che conteneva questa strofa: “le vacanze le farò in Giamaica, dalla mia Maria bella, aspetto, intanto voto Pannella”. Un amore che dura almeno da un ventennio, un grande esempio di coerenza.
Intanto alla storica battaglia antiproibizionista inaugurata dai Radicali, presto seguiti da parte della sinistra, si è più di recente unito un fronte trasversale molto più allargato, tra i 218 parlamentari che hanno sottoscritto e presentato la proposta di legge per la legalizzazione arrivano quasi da tutti gli schieramenti politici: PD , M5S, Sel, FI, Sc e gruppo misto, mancano solo Lega, FdI-An e Ncd.
Il consumo di cannabis ha visto un picco proprio negli ultimi anni, come si evince dalla lettura della ‘Relazione Annualle della Direzione Nazionale Antimafia’ del 2014. Crediamo che Adriana Galgano (Sc) abbia esagerato parlando di “8 milioni di consumatori”, ma comunque siamo di fronte a un femoneno diffuso in modo capillare e crescente. Si tratta di un gran numero di persone che votano o che potranno farlo presto e forse il promotore della proposta di legge per la legalizzazione, Benedetto Della Vedova, quando l’ha definita “pragmatica e non ideologica”, alludeva anche ai voti da incassare. Anche la composizione sociale dei consumatori è cambiata, diventando sempre più trasversale, quindi non deve sorprendere la presenza anche di esponenti di FI tra i firmatari della proposta.
Un altro motivo, oltre a quelli elettoralistici, che può dar ragione dell’ampliamento del fronte antiproibizionista lo possiamo individuare nel mutato atteggiamento degli USA, un tempo contrari a tutte le droghe, ma che oramai si stanno avviando verso la legalizzazione generalizzata di marijuana, hashish e prodotti derivati: l’uso medico della cannabis è autorizzato in ventuno stati della federazione e quest’anno ne è stato legalizzato anche l’uso ricreativo nel Colorado e nello stato di Washington.
Della Vedova ha dichiarato infatti di essersi ispirato soprattutto alla nuova legge dello stato del Colorado. Ha poi affermato: “milioni di italiani che usano la cannabis sono costretti a vivere nell’illegalità e a foraggiare la mafie”. L’argomento per cui la legalizzazione colpirebbe la criminalità è uno dei più interessanti e pragmatici, c’è da chiedersi però in che termini ciò accadrebbe. L’esempio che si porta spesso è quello del fallimentare esperimento del proibizionismo negli Usa (1919-1933), ma nel periodo successivo la criminalità organizzata non è certo stata debellata, sono solo scomparsi della scena alcuni capi, ma ne sono arrivati altri, come in realtà avviene in continuazione, visto che i criminali sono sempre in competizione sia con lo stato che tra di loro. Per certo si sa che durante il proibizionismo il consumo di alcool diminuì e che poi è tornato a crescere.
Altri argomenti a favore della legalizzazione consistono nella possibilità di aumentare i proventi del fisco, anche se è difficile stimare in che misura, e di far uscire qualche migliaio di detenuti dalle nostre sovraffollate prigioni. Questi sono i benefici che la legalizzazione comporterebbe, ma a quali costi? Solo questo ci si dovrebbe chiedere, per fare un ragionamento davvero pragmatico. Della Vedova abbonda invece in retorica, parla di consumatori “costretti a vivere nell’illegalità”, ma chi li obbliga? Poi l’arroganza: “non è in dubbio se la cannabis verrà legalizzata in Italia, ma piuttosto quando”. Infine la frase che supera tutte le precedenti per furore ideologico: “legalizzare è una questione di civiltà”.
Il fronte proibizionista comunque non fa molto meglio. Per Maurizio Gasparri (FI) la legalizzazione avrebbe come conseguenze “l’aumento della diffusione della droga e l’incremento dei traffici della criminalità organizzata”: la seconda affermazione lascia più di un dubbio, piuttosto immaginiamo l’ingresso delle multinazionali del tabacco nel nuovo mercato. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha detto un “no” secco, eppure soltanto ad ottobre, ospite alla trasmissione di La7 ‘Coffe break’ si era dichiarato disposto a discutere dell’idea. Giorgia Meloni (FdI-An) ha definito l’ipotesi addirittura “una follia”.
Da una parte e dall’altra quindi toni troppo perentori, invece di un confronto serio tra due ipotesi che presentano entrambe dei pro e dei contro, tra le quali si dovrebbe solo scegliere la migliore per il paese, non quella più vantaggiosa per la propria parte politica o per la propria carriera individuale. I dati scientifici ci suggeriscono che il consumo andrebbe in modo assoluto precluso a chi è ancora nell’età dello sviluppo, la nuova legge difatti ne tiene conto: i minorenni rimarrebbero comunque impossibilitati anche a detenere la cosiddetta “modica quantità” per uso personale.
L’assunzione andrebbe poi evitata alle persone vulnerabili, con disturbi psichiatrici o psicologici: ansiosi, depressi, schizofrenici; cosa ovvia se riferita a chi è affetto da disturbi già diagnosticati, esiste però la problematica di quelli non ancora riconosciuti, nonché di quelli latenti che proprio l’uso della sostanza potrebbe scatenare. Per ora non abbiamo sentito i promotori della legge menzionare questo grave rischio, del resto non facile da gestire. Non abbiamo sentito neppure nessun politico, né tra i favorevoli alla legalizzazione né tra quelli contrari, dire una parola sul perché della crescente richiesta di marijuana, per fortuna però abbiamo le parole della canzone: “sono tutti presi male dall’invidia verso gli altri […] l’invidia che divora la società”.
L’invidia è parte della nostra natura, ma viene espressa in massima misura dove le regole impongono la competizione tra simili, in condizioni di (presunta) parità in partenza: per dirla con Slavoj Zizek “l’invidia è il motore economico del capitalismo”. La qualità dei politici italiani è tale che al loro confronto J-Ax risulta essere un gigante, capace di spiegarci ciò che loro non comprendono, cioè che l’uso della marijuana altro è il metodo che alcuni, non trovando di meglio, scelgono per sopportare la competizione sfrenata in cui sono coinvolti: “fuori giungla zanna mangia spingi sputa spacca spalma menti fotti ruba sgramma odio tutti serve canna”.
Ma i politici forse fanno solo finta di non capire, perché se la vita di oggi è così, i responsabili sono loro.
Michele Orsini
