Hillary Clinton

La Clinton non riesce a lasciarsi il mailgate alle spalle. Una corte d’appello infatti ha ribaltato la sentenza emessa da un tribunale di grado inferiore, e ha stabilito che le due agenzie governative degli Stati Uniti che hanno seguito il caso avrebbero dovuto fare di più per recuperare i messaggi di posta elettronica cancellati dall’ex first lady.

La sentenza da giudice Stephen Williams, della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, ridà fiato alla serie di sfide legali che coinvolgono la gestione delle mail da parte della Clinton quando era Segretario di Stato nel 2009-2013.

La Clinto ha utilizzato un server di posta elettronica privato ospitato nella sua casa di New York per gestire le email del Dipartimento di Stato. Ha consegnato oltre 55.000 e-mail ai funzionari federali, ma ne ha nascoste circa 30.000, sostenendo erano personali e non relativi lavori.

Il caso, inserendosi nell’infuocata campagna elettorale per stabilire il nuovo POTUS, ha tenuto banco per mesi e ancora non accenna a placarsi. Trump, in campagna elettorale aveva detto che, se fosse stato eletto, avrebbe fatto in modo che la Clinton venisse perseguita.

Celebre la sua frase, in risposta a un commento della Clinton, e diventata il tormentone principale durante l’ultimo scorcio di campagna elettorale. “Because you’ll be in jail!” (“Perché sarai in prigione!”)

Tuttavia, dopo la sua elezione, il tycoon ha annunciato di non aver alcun interesse a proseguire le indagini sul mailgate.

Il ricorso al tribunale nasce dal fatto che, benché il Dipartimento di Stato e gli Archivi nazionali abbiano adottato misure per recuperare i messaggi di posta elettronica della Clinton, non hanno però chiesto al procuratore generale degli Stati Uniti di intervenire. Due gruppi conservatori hanno intentato causa per forzar loro la mano.

Un giudice distrettuale aveva dato loro torto, sostenendo che le due agenzie avessero già compiuto sforzi notevoli in tal senso.

Ma il giudice Williams ha sentenziato in appello che le due agenzie avrebbero dovuto fare di più.

Il giudice ha notato che la Clinton ha usato due account di posta elettronica non governative, quindi non sicure, e ha continuato a farlo fino al marzo del 2009. Il Dipartimento di Stato non commenta contenziosi in corso, ha dichiarato un portavoce.

A causa di quel comportamento irresponsabile, le informazioni contenute su server non sicuri finì nelle mani sbagliate, e la cosa costò la vita ad alcuni americani, fra cui l’ambasciatore americano in Libia.

E’ difficile capire come andrà a finire la vicenda: Obama potrebbe sempre graziarla come ultimo atto da presidente, persino in maniera preventiva e in assenza di una qualunque confessione.

Se non dovesse farlo, la vicenda potrebbe avere risvolti pericolosi per la già traballante carriera dell’ex first lady.

Massimiliano Greco

UN COMMENTO

  1. …..e brava Hilary e volevi diventare Presidente!!!???…………Obama la graziera’ come ultimo atto, cosi’ la frittata è fatta e l America ancora una volta fa’ vedere chi e’ veramente e cos e’ veramente questo paese imperialista e capitalista….

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