
Il 15 settembre 1996, la Lega Nord di Umberto Bossi proclama l’indipendenza della Padania, da raggiungere entro un anno. Ne sono trascorsi 20 e la situazione è immutata. Il 1996 nell’immaginario leghista doveva diventare l’anno della svolta, grazie alle elezioni del 21 aprile, che garantiscono al movimento il più alto risultato mai ottenuto sinora, ossia 4.038.239 voti, pari ad 87 seggi suddivisi tra Camera e Senato.
Il 4 maggio, il leader leghista riunisce il “parlamento del Nord” a Mantova, lanciando una sorta di Comitato di Liberazione della Padania, seguito dalla “marcia sul Po”, tra il 13 ed il 15 settembre. E così, proclamata solennemente la nascita della Padania, nel pomeriggio del 15 settembre del 1996 presso la Riva degli Schiavoni a Venezia, vengono gettate in laguna sia l’acqua del Po raccolta sul Monviso, sia una bandiera italiana con l’intento di simboleggiare un reale distacco del Nord dal resto d’Italia.
Viene inoltre presentata una “Costituzione transitoria”, seguita da un ultimatum allo Stato italiano: le trattative non dovevano durare più di un anno, al fine del quale la Padania sarebbe divenuta effettivamente una Repubblica federale indipendente e sovrana. Come bandiera, la scelta sofferta ricade sul “Sole Celtico”, come inno “Va Pensiero” di Giuseppe Verdi, come moneta, sulla Lira Padana.
Nel febbraio 1997 Bossi a Milano afferma che solo la secessione garantirà un reale cambiamento della situazione sociale ed economica della Padania.
A tutt’oggi, nulla è cambiato. Sono trascorsi vent’anni, tanto fumo e nessun tipo di “arrosto”.
Valentino Quintana
