Con la scomparsa dai radar sopra le acque dell’Egeo del volo Egyptair partito mercoledì sera dallo scalo parigino di Roissy Charles De Gaulle e diretto verso Il Cairo, riemerge prepotentemente in Europa l’incubo del terrorismo. E’ dagli Anni Ottanta che i cieli del Mediterraneo non ne sono più teatro, sebbene tutti i dintorni, dal Vecchio Continente al Medio Oriente, assistano alle sue quotidiane vampate già da ben prima della Primavera Araba. Dai Balcani alla Cecenia, dall’Egitto alla Siria, dal Libano alla Libia, dall’Algeria alla Tunisia, dalla Spagna alla Francia, Europa e Mondo Arabo si ritrovano oggi uniti non più soltanto dalle acque di quello che i romani chiamavano “Mare Nostrum”, ma anche da frequenti attentati che hanno avuto il loro via con l’11 Settembre e l’invasione americana dell’Iraq. Quando sembrava che la situazione regionale ed internazionale dovesse cominciare, se non a pacificarsi, quanto meno a conoscere un leggero miglioramento, sono iniziate le Primavere Arabe che hanno nuovamente trasformato il Mediterraneo in un grande mare di terrore.

Certo, non risulta molto sensato accostare le azioni terroristiche avvenute in Europa, spettacolari ma pur sempre limitate per numero, a quelle che invece quotidianamente dilaniano la Siria o la Libia, e che hanno un bilancio di vittime ben più elevato. Gli autori e i movimenti sono sempre gli stessi, ma Parigi non è Tripoli o Palmira. Tuttavia, malgrado la diversa intensità del terrorismo nelle varie zone dell’Europa e del Medio Oriente, esso risulta essere sempre più un problema di entrambe le due civiltà e regioni, che fino ad oggi non hanno mai molto dialogato fra loro pur avendo nel Mediterraneo un grande mare condiviso. Mondo Arabo ed Europa fino ad oggi non soltanto non hanno mai sufficientemente dialogato, a causa di veti, paletti e pregiudiziali di vario genere, ma men che meno hanno mai collaborato per affrontare i loro nemici comuni: in primo luogo, proprio il terrorismo.

Le maldestre azioni di soccorso al governo libico di Serraj o contro l’ISIS in Siria fanno ben poco testo. Fino ad oggi è stata soprattutto la Russia, inequivocabilmente parte dell’Europa culturale e geografica ma non di quella comunitaria, ad agire in Siria contro il terrorismo ed il fondamentalismo islamico, riservando inoltre un discreto sostegno anche al governo egiziano. L’Europa comunitaria, parte dell’Occidente atlantico, ha invece preferito incartarsi in operazioni non sempre felici, come ad esempio quella di elevare Erdogan ad uomo del dialogo, quando invece le collusioni fra il suo governo e formazioni come ISIS ed Al Nusra risultano sempre più evidenti. Oppure negare un dialogo ed un confronto ad Assad, limitandosi a considerare come suoi soli interlocutori per la Siria i membri di un’opposizione siriana sempre più frammentata ed anche in questo caso legata a doppio filo con ambienti fondamentalisti e terroristi. Alla fine queste ambiguità e cecità hanno comportato prezzi da pagare molto salati.

Per quanto riguarda il volo Egyptair, non vi è ancora la certezza matematica che si tratti veramente di un attentato, anche perché non sono ancora giunte rivendicazioni, ma le ipotesi di un incidente, di un guasto o di un errore umano appaiono ormai sempre più improbabili. Sul velivolo viaggiavano 66 persone. Oggi sono stati individuati i primi rottami e, purtroppo, anche i primi resti umani. Secondo quanto annunciato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, i satelliti avrebbero avvistato una macchia di carburante nel Mediterraneo, presumibilmente proprio nel punto in cui sarebbe caduto l’aereo.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, con molta prudenza, si è così espresso: “Credo che il governo italiano non possa andare al di là di quello che è evidente a tutti e che il governo francese ha ripetuto in questi giorni. Cioè che al momento è difficile dare risposte certe sulle origini, ma certamente non si può escludere che si sia trattato di un attentato terroristico”.

Le autorità europee, in particolari greche, e quelle egiziane hanno collaborato attivamente per rintracciare i resti del velivolo. Egyptair ha affermato, in un suo comunicato, che il ritrovamento è avvenuto “nelle prime ore” di oggi, “a 295 chilometri dalla costa di Alessandria”. Esprimendo le proprie condoglianze ai familiari delle vittime, la compagnia ha dichiarato di voler “prendere tutte le misure necessarie per far fronte a questa situazione”.

Secondo le autorità egiziane, “Tre inquirenti francesi dell’Ufficio indagini e analisi dell’Aviazione civile e un esperto tecnico dell’Airbus sono arrivati al Cairo per partecipare alle inchieste sullo schianto dell’aereo egiziano nel Mediterraneo”. Anche “tre altri inquirenti britannici” in rappresentanza di Airbus, continua la fonte egiziana, sarebbero giunti “per la stessa ragione”.

L’Airbus A320-232 era stato fabbricato nel 2003, aveva 48000 ore di volo ed era stato controllato in Belgio a gennaio, secondo i canoni europei. Il pilota aveva un’esperienza di 6275 ore di volo, di cui 2101 proprio su quel tipo di velivolo, mentre il copilota aveva un’esperienza di 2766. L’età tutto sommato recente dell’aereo, le sue buone condizioni e l’elevata esperienza dei piloti portano a minimizzare le probabilità che si sia trattato di un’avaria o di un errore umano e, pertanto, a dare maggior credito all’ipotesi del terrorismo.

I passeggeri erano 56, i membri dell’equipaggio 7 e e gli addetti alla sicurezza 3. Non vi erano italiani a bordo. Gli egiziani erano 30, i francesi 15. Soprattutto questi ultimi numeri rendono ancor più probabile la pista terroristica. Tanto l’Egitto quanto la Francia sono invisi, per differenti ragioni, alle varie sigle terroristiche attualmente operanti, da quelle appartenenti alla galassia di Al Qaeda all’ISIS. Il capo dei servizi segreti francesi, Patrick Calvar, definisce il suo paese come “il più minacciato dall’ISIS”. Probabilmente non quanto la Libia o la Siria, ma sicuramente a rischio. L’Egitto anche.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

UN COMMENTO

  1. io credo invece che non si sia trattato di terrorismo, in quanto nessuna rivendicazione è ancora arrivata,fatto molto strano soprattutto perchè i terroristi tendono ad enfatizzare molto i loro atti criminali mentre in questo caso c’e’ uno strano silenzio.
    Propendo per un guasto improvviso.
    Quello che non capisco è che in questi momenti,soprattutto subito dopo l’incidente, sia partita la campagna mediatica di accreditare la causa ad un atto terroristico basandosi solamente su ipotesi puramente teoriche che valevano anche per le altre; il fatto che l’aereo sia del 2003 non vuol dire nulla,se gli interventi di manutenzione vengono fatti poco e male i rischi restano, inoltre come mai l’eventuale attentato sia stato eseguito solo dopo più di tre ore dalla partenza? Forse sarebbe io caso di attendere indagini più approfondite per valutare la causa dell’incidente. Mi sembra più corretto soprattutto ora che la situazione in campo sicurezza e’ sicuramente più a rischio di altri momenti storici.
    Proprio per come sembra essere stata la dinamica e da come la hanno descritta dai tracciati radar la possibilità di un attentato sia la meno probabile. Vedere questo accanimento mediatico sulla tesi dell’attentato mi lascia non solo perplesso ma anche disgustato. Mi sembra che si voglia convogliare le indagini non al vero accertamento della verità ma a fabbricarne una utile a qualche scopo poco pulito.
    Anton Giulio Lotti
    Porto Torres (SS)

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