Friuli amaro per l’asse M5S-Pd. Alle elezioni regionali vince largamente il candidato del centrodestra, il leghista Massimiliano Fedriga, con il 57,2 per cento. Crollo del M5s, che ha dimezzato i voti delle politiche (dal 24 all’11,9 per cento), pagando l’ambiguità mostrata con aperture, chiusure e cambi di “forni”, nei 56 giorni trascorsi dalle politiche del 4 marzo dalle quali era uscito come primo partito con il 32 per cento.

I risultati delle urne, come è già accaduto in Molise una settimana fa, hanno un inevitabile ed inconfutabile peso politico anche sugli equilibri di forza nel centrodestra, con la Lega che stacca avversari ed alleati.

Discreto il 27 per cento il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello. Meno del 12 per cento, raccoglie invece il grillino Alessandro Fraleoni Morgera (la lista 5 Stelle è al 7,3 per cento). Dimezzamento dei voti e tonfo che deve suonare come allarme. Patto per l’Autonomia di Sergio Cecotti si assesta al 3,9 per cento.

“Grazie alla mia gente. Grazie alla mia terra. Ora al lavoro ascoltando e costruendo”, scrive Fedriga su Facebook.

 

https://www.facebook.com/massimilianofedriga/photos/a.10153634879150393.1073741829.128092225392/10160743897785393/?type=3

 

Votando per Massimiliano Fedriga, ha detto Matteo Salvini, “si dà un bel segnale anche a Roma, ai signori che dormono e amoreggiano, fregandosene del voto degli italiani”.

“Dopo i molisani, anche donne e uomini del Friuli-Venezia-Giulia ringraziano il Pd per l’egregio lavoro svolto, e salutano Di Maio&Compagni”, commenta Salvini su facebook.

 

https://www.facebook.com/salviniofficial/posts/10155736199268155

 

Il leader leghista posta anche la foto di un due di picche nella sabbia in riva al mare e lancia l’hashtag #andiamoagovernare: “Io sono pronto!”, conclude.

Dato interessante relativo all’astensionismo. Con una giornata in meno rispetto al 2013, ha disertato il voto meno del 1% (50.48 nel 2013 a fronte del 49.63% del 2018). Vincitrice assoluta è la Lega che passa dall’8,27 del 2013 all’attuale 34%, aumentando di 9 punti anche rispetto alle politiche.

Forza Italia perde ancora terreno, dimostrando che il crollo registrato alle politiche non è arginabile senza una seria operazione di rinnovamento negli uomini, nelle strategie e nella comunicazione.

Le Regionali seguono logiche diverse dalle nazionali, ma il dato politico c’è tutto. A qualche giovanotto con smanie di protagonismo, staranno fischiando non poco le orecchie.