
Ci sono delle esistenze capaci di farsi ponte tra mondi diversi, e quella di Zeudi Araya ne è stata sicuramente un esempio. La sua scomparsa, avvenuta pochi giorni fa, ha infatti privato al contempo l’Italia, l’Eritrea e la cultura internazionale di una delle loro luci più belle. Attrice dal magnetismo raro e modella capace di ridefinire i canoni dell’eleganza, Zeudi è stata ben più di un volto impresso nella pellicola: la Ragazza dalla Pelle di Luna (come dal titolo del noto film diretto da Luigi Scattini nel 1972 di cui fu protagonista, e che la proiettò nel mondo del cinema) era infatti anche la voce indomita e paziente di un popolo, e un simbolo di appartenenza che il tempo non ha mai potuto scalfire.
Nata a Decameré il 10 febbraio 1951, Zeudi Araya portò nel mondo della moda e del cinema un’eleganza fiera, lontana da ogni stereotipo. Il suo arrivo sui grandi schermi e l’incontro con la cinematografia italiana e internazionale non furono in quegli anni il frutto di un semplice passaggio estetico, ma l’affermazione di una straordinaria presenza scenica. Con quel suo sguardo profondo e malinconico, capace di raccontare storie millenarie senza bisogno di parole, conquistò rapidamente i registi e il pubblico, lasciando un’impronta indelebile nella filmografia e nella produzione culturale. Tuttavia, anche se i mondo la vedeva come una diva, il suo cuore batteva ad un ritmo diverso, scandito dal richiamo della terra natìa. Infatti Zeudi non consentì mai che le luci della ribalta spegnessero i riflettori sulla sofferenza e le speranze del suo popolo.
Per il popolo eritreo, Zeudi Araya non fu infatti solo una connazionale celebre all’estero, ma una vera e propria incarnazione della fede nella propria identità. Negli anni cruciali e dolorosi della lotta per l’Indipendenza, mentre l’Eritrea combatteva per il proprio diritto ad esistere e ad autodeterminarsi, Zeudi visse quel dramma con la partecipazione devota di una figlia. Il suo legame politico e patriottico con la causa eritrea fu infatti il fulcro intorno cui ruotò la sua intera esistenza al di fuori delle arti. Non a caso e con un rispetto ed un’ammirazione immensi, che oggi vediamo rinnovarsi nelle parole di commiato di molti eritrei in Italia e all’estero, la si ricorda oggi come una “diplomatica della cultura”, capace di portare all’attenzione del mondo la dignità del popolo eritreo, la sua fierezza di fronte alle avversità storiche e al sacrificio dei suoi Martiri. Zeudi ha saputo incarnare la nostalgia e la speranza della Diaspora, rendendosi faro di chi, lontano da casa, cercava un punto di riferimento che profumasse di terra, di mare e di libertà.
Anche dopo il raggiungimento della storica Indipendenza, negli anni successivi, complessi e densi di sfide geopolitiche, Zeudi non smise di guardare ad Asmara con lo stesso sguardo d’amore. Continuò a seguire le sorti della sua Eritrea e così pure della sua comunità in Italia con una partecipazione intima, fatta di sostegno concreto e di un rispetto profondo per la memoria storica di un Paese che ha pagato a durissimo prezzo la propria sovranità. Tuttavia, la sua non fu una politica delle fazioni, quanto semmai dell’amore incondizionato per la sua gente. Una dedizione che la portò a farsi custode di una memoria collettiva, un ponte non solo tra due Paesi, l’Eritrea e l’Italia, ma anche tra il passato, la Guerra di Liberazione e il futuro denso di sfide del nuovo millennio. Un’elegante discrezione che l’ha accompagnata anche nel suo ultimo gesto: scomparsa lo scorso 24 maggio, proprio nel giorno in cui l’Eritrea e le comunità eritree celebrano il 35° Anniversario dell’Indipendenza, la notizia è stata data dal figlio Michelangelo Spano solo il successivo 30 maggio. Annunciare quella dolorosa notizia proprio il 24 maggio avrebbe turbato una Festa dell’Indipendenza che Zeudi sentiva sua, e che senz’altro voleva che tutto il mondo eritreo potesse vivere con la giusta e dovuta gioia.
Con lei se ne va dunque molto più di un simbolo, che ha saputo camminare tra i giganti del cinema ma anche del dialogo tra culture. Restano i suoi film, le immagini di una giovinezza radiosa e di una maturità regale, insieme all’eco di un patriottismo fiero e silenzioso. Asmara e il mondo intero piangono in questi giorni una figlia eletta. Zeudi Araya resterà senza dubbio un grande nome sui libri di storia del cinema e di storia eritrea, come sinonimo di bellezza che si fa Patria, e di arte che si fa Libertà.
